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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 1341
RAGUSA - 01/11/2013
Economia - Cosa prevede la nuova programmazione agricola dei 28 paesi-menbri

Pac, l’agricoltura organizzata offre opportunità economiche

Nella rappresentazione della società di mercato è riduttivo e fuorviante opporsi all’ingresso di nuove idee e avvertite esigenze di fare collettivo

Nell’emendare la nuova P.a.c., acronimo di Politica agraria comunitaria, la Commissione UE ha tracciato la programmazione agricola dei 28 paesi-membri comunitari che caratterizzerà il settennio dal 2014 al 2020. I lineamenti generali del fare impresa agricola sono sintetizzabili essenzialmente in due significativi assi: qualità e innovazione. La nuova politica agraria si prefigge, inoltre, nuovi e più numerosi obiettivi, laddove il concetto di agricoltura non è soltanto inteso alla produzione degli alimenti, ma volge attenzione anche alla protezione dell’ecosistema attraverso il miglioramento del benessere degli animali, e mantenendo economicamente vive e pulsanti le comunità rurali.

Se si tiene conto che nel territorio comunitario insistono oltre 500 milioni di consumatori giornalieri di prodotti dell’agricoltura, ben si comprende allora come articolato e complesso si presenta il panorama economico e imprenditoriale dei fattori produttivi. La dimensione prospettica della nuova politica agraria è rivolta, quindi, a creare le migliori condizioni che consentano alle imprese agricole di svolgere le molteplici funzioni nella società, sempre più caratterizzata dalla globalizzazione. Le sfide che attendono il mondo dell’imprenditoria agricola sono attuali e future, tra cui la concorrenza mondiale, la crisi finanziaria, i cambiamenti climatici, il costante aumento del carburante e dei fertilizzanti.

La filosofia di base della nuova Pac privilegia la visione di economia agricola organizzata (più insieme; favorire le aggregazioni attraverso reti d’impresa; riprendere e sviluppare il fare consortile) e innovativa (non solo qualità, ma creatività rinvenibile nei processi innovativi di vendita dei prodotti e conseguente destinazione). La percepita esigenza rileva nella riscoperta della cooperazione e nella convergenza decisionale i tratti essenziali di un manifesto qualitativo, ciò per fornire risposta sia alla concorrenza extra UE, che alle richieste di una società sempre più orientata al rispetto dell’ambiente e alla produzione biologica.

Al pari si dilata e si afferma, in conseguenza dell’accelerazione impressa dalle tecnologie info-telematiche, la società dell’urgenza, cioè la società del tempo della fretta, del bit, costantemente protesa verso il futuro. In tale ottica va rimodulata, quindi, la visione della commercializzazione dei prodotti, a voler così sintetizzare la compressione della filiera commerciale laddove ritenuta idonea alla finalità progettuale. Creatività, competizione qualitativa e insieme organizzato sono il credo della globalizzazione. Alla necessità di trasformazioni individuali si sostituisce la valorizzazione delle risorse collettive, foriere di capacità d’incidere sull’equilibrio dei poteri reali. Come insegnava Aristotele, cultura e insieme organizzato devono coesistere per l’affermazione del bene comune indivisibile. La visione elaborata attraverso la nuova P.a.c. poggia su regole di governo della produzione per rispondere ai costanti mutamenti della socialità, provando a rimettere sul tavolo della discussione la dimensione umana diretta a creare nuovi significati, attenzioni e prospettive.

Nella rappresentazione della società di mercato è riduttivo e fuorviante opporsi all’ingresso di nuove idee e avvertite esigenze di fare collettivo, potendo costituire si deleterio protezionismo il non favorire l’innovazione attraverso la circolazione dei saperi, il contenimento di costi generali, la difesa a perdere volta alla richiesta di specifiche guarentigie da riconoscere al territorio o porzione di esso. Il governo dell’agricoltura è un ruolo economico molto importante, e l’UE non pare rinunciare a siffatta prerogativa.

Al governo della qualità e della bio-produzione si perverrà mediante forme aggregative dei saperi specifici, dove ognuno è attore e portatore di competenza; la linea tracciata riguarda le forme aggregative del fare impresa, coniugate attraverso l’utilizzo del sapere e della ricerca universitaria, insieme di figure professionalmente capaci per leggere e orientare le produzioni. I punti di forza dei fattori produttivi non riguarderanno solo il «fresco», ciò a voler significare che i processi di trasformazione del prodotto in confezioni vendibili permette una gestione meno stressante del magazzino, della logistica, della durata e confezionamento del prodotto e della sua collocazione su mercati esteri (Ue ed extraUe). Il prodotto finale quale frutto di un’asimmetria qualitativa per rispondere ai mutamenti del consumatore e della concorrenzialità degli altri mercati.

* Ufficiale nella Guardia di Finanza