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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 1030
RAGUSA - 20/09/2013
Economia - L’e-business e la curva negativa del commercio tradizionale

Vendita al dettaglio "out", compreremo tutto da casa

E’ opinione degli studiosi del commercio che fra 5 anni oltre il 40% delle vendite al dettaglio avverrà mediante i moderni canali multimediali, tra i quali s’impone prepotentemente l’Internet, i cui ritmi di crescita risultavano inimmaginabili fino a qualche tempo fa
Foto CorrierediRagusa.it

Guardando in prospettiva l’andamento degli incassi riscontrabili nelle vendite di prodotti, il dilemma che oggi l’imprenditore si pone consiste nella scelta se privilegiare un commercio fisico oppure aprirsi e scommettersi nel mercato mediante e-business. Si tratta di comprendere quali saranno, in un futuro più che prossimo (in verità attualissimo), le politiche distributive più redditizie da adottare nell’interesse del mantenimento in vita della propria impresa commerciale o produttiva, del reddito proprio e dei dipendenti, decidendo se far ancora conveniente riferimento alla fisicità del punto vendita, espressione tipica del commercio tradizionale.

Gli enormi passi avanti che la tecnologia telematica ha imposto al progresso dell’umanità consentono di soffermare la nostra attenzione sulla varietà di attuazione del commercio elettronico (e-commerce oppure e-com). Secondo le proiezioni è opinione di studiosi del commercio che fra 5 anni oltre il 40% delle vendite al dettaglio verrà portato a conclusione mediante l’utilizzo dei moderni canali multimediali, tra i quali s’impone prepotentemente l’Internet, i cui ritmi di crescita risultavano inimmaginabili fino a qualche tempo fa.

La domanda che tutti ci poniamo è la seguente: «Continueremo ancora andar per negozi o compreremo rimanendo a casa?» L’interrogativo alla domanda consente di soffermare la nostra attenzione, per quanto qui interessa, sulle attività di distribuzione dei prodotti commerciali, artigianali e agricoli, segmenti produttivi che meglio caratterizzano il rapporto commerciale B2C, cioè l’esistenza del rapporto di vendita imperniato tra il produttore di un bene e/o servizio e la persona fisica consumatore finale. Che qualcosa intorno alla nostra vita stia velocemente cambiando trova conferma, anche, nella pubblicazione dei recenti dati da parte del Comitas (Associazione delle piccole e micro imprese italiane), che ha lanciato il grido d’allarme in ordine alla chiusura di negozi «tradizionali». I dati pubblicati dal Comitas confermano valori assai significativi in termini di soppressione (chiusure) sia nel 2011, sia nel 2012 e sostenuto trend negativo che prosegue inarrestabile nel 2013. Tutto ciò deve indurci a prendere coscienza che si è insinuato nelle modalità di vendita del prodotto l’aspetto a-territoriale tra venditore e acquirente, ciò mediante l’utilizzo dell’applicazione telematica WWW (Word Wide Web), chiave di accesso nello spazio senza tempo, il non luogo.

Sul Web si assiste ad una varietà molto ampia di modalità di vendita del prodotto rispetto al tradizionale commercio fisso, da ultimo dando origine al «retail marketing», moderna vendita usata in campo commerciale digitale di un prodotto destinato al pubblico. Il termine veicola l’insieme delle strategie e delle tattiche di marketing afferenti alla gestione delle vendite mirate ad incrementare il giro d’affari.

Ritornando al dilemma iniziale è convinzione diffusa che le vendite convenzionali saranno sempre più superate da un commercio elettronico mediante siti aziendali o interazioni più complesse su piattaforme telematiche, di diretto e immediato confronto conoscitivo fra impresa proponente e persona acquirente (sia fisica che giuridica). Le più moderne e attuali forme di collocazione del prodotto rappresentano la diffusa versione progressiva di un commercio caratterizzato da «negozi senza tempo», od ancora da «negozi temporanei», che financo propongono aperture lampo in merito alla vendita di prodotti a edizione limitata (una sorta di last minute). Il problema da affrontare e da porre in termine di strategia aziendale finalizzata alla cessione dei beni prodotti è, quindi, quello di organizzare al meglio la vendita, mediante l’adozione di appositi modelli organizzativi rivolti alla gestione orientata ad assicurare condizioni di correttezza e di trasparenza nella conduzione degli affari e delle attività aziendali, a tutela della propria posizione e immagine, e delle aspettative degli stakeholder, i portatori di interesse che nel caso specifico sono i consumatori finali.

Il commercio telematico ci impone una profonda evoluzione di progresso creativo e rinnovata capacità di attrazione della clientela, consapevoli che le nuove forme di strategia delle vendite non poggiano più esclusivamente sulle merci: i moderni mercati di sbocco si orientano all’interazione sul Web. La struttura del lavoro commerciale, pertanto, andrà orientata all’interno di una strategia di vendita, dove l’avvento della «rete delle reti» costituisce il primo attacco al commercio convenzionale o tradizionale che dir si voglia. Il fenomeno dell’e-commerce va studiato e inserito all’interno di un contesto produttivo commerciale, a nulla rilevando la creazione di un sito se questi non è componente di una visione strategica dell’insieme organizzato.

Il futuro del commercio in Italia sarà sempre più caratterizzato dalla multimedialità e dalle innovazioni informatiche: la nostra dimensione di civiltà sociale (nativi digitali e immigrati digitali) sarà sempre più integrata attraverso smartphone e tablet senza tempo e fisicità. Da qualsiasi non-luogo, cioè lo spazio senza tempo, il consumatore si connette, consulta, procede ad approfondimenti, e se soddisfatto effettua l’ordine di acquisto, previo pagamento anticipato rispetto alla consegna del bene o del prodotto. Tutto questo rimanendo a casa, grazie al bit.

* Ufficiale nella Guardia di Finanza