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RAGUSA - 06/08/2013
Economia - Analisi sull’individualismo e collettivismo del fare impresa

Buoni consigli per migliorare l’economia produttiva

Innovazione, formazione e tecnologia fra le necessità di collaborazioni aziendali nel comparto ortofrutticolo Foto Corrierediragusa.it

E’ da ritenere un segnale positivo l’atteggiamento di discussione, che da più parti si riscontra, orientato all’esistenza di problematiche che attanagliano il mondo produttivo della provincia iblea, con particolare riguardo al comparto ortofrutticolo. Si rilevano spunti di analisi, e precorribili soluzioni. Vengono evidenziati, in buona sostanza, la mancanza di una mentalità aperta alla lettura dei fenomeni dell’odierno commercio (sempre più transnazionale) e il dimensionamento delle imprese territoriali (troppo micro, piccole, medie). Non può sottacersi che in effetti la filiera ortofrutticola della provincia ragusana è caratterizzata da un’elevata specializzazione delle produzioni fresche; infatti, grazie al clima favorevole del quale beneficia il territorio è possibile ottenere produzioni di ottime qualità concorrenziali rispetto alle altre produzioni nazionali ed estere, con un ventaglio di offerte reso molto ampio dalla possibilità di effettuare le coltivazioni tanto a pieno campo che in ambiente protetto.

L’insieme di siffatte condizioni determina un vantaggio competitivo che consente cessioni di beni su territorio nazionale e all’export. Invero, si rileva, e si concorda, che l’eccezionale potenzialità della filiera è caratterizzata da diverse nequizie: le strutture produttive scontano una spinta alla polverizzazione aziendale; la scarsa e a volte assente concentrazione dell’offerta; la carenza di visione strategica (cioè, la mancata lettura dei fenomeni caratterizzanti l’economia globalizzata, dove i fattori produttivi si integrano con le attività di trasformazione); la scarsissima propensione all’avvio del commercio elettronico.
Fondamentale, ritengo, sia la scarsa propensione alle concentrazioni e alle collaborazioni tra aziende, quasi a costituire una barriera alla circolazione dei saperi. E’ questo un tema di grande rilevanza, in quanto nell’economia aziendale attuale si tende spesso alla ricerca della dimensione ottimale attraverso l’aggregazione di più soggetti in forme associative di più grandi dimensioni, considerato l’effetto sinergico che ne deriva. Non esistono forme associative in grado di rispondere a tutte le stagioni, ma certamente il rispolvero della visione consortile aiuta a spaziare nella gestione dello sfruttamento comune delle risorse o per la gestione del singolo affare.

L’attuale momento economico ha avviato uno scenario interessato dalla necessità di procedere a profonde trasformazioni, senza le quali risulta improbo frapporsi alla pressione competitiva internazionale senza rilevare la perdita di consistenti quote di mercato. Lo spunto di riflessione che oggi qui si pone in attenzione non rivolge interesse primario alla competitività internazionale, bensì alla natura stessa del sistema produttivo ortofrutticolo ibleo: l’aggressione dei mercati extranazionali potrà avvenire solo dopo la creazione delle premesse dirette a elevare gli atteggiamenti culturali che oggi frenano il «fare impresa».

Per concludere questa breve panoramica sul settore ortofrutticolo ibleo, è da sottolineare l’assenza di opportune strategie di rilancio da parte dei produttori: esse vanno dal marketing alla riduzione dei costi, dal miglioramento qualitativo all’aggregazione tra operatori, dall’abbandono di una visione individualista alla creazione di una visione dell’insieme organizzato.

L’atteggiamento di individualismo è utile se risulta l’unico strumento possibile alla sopravvivenza, ma in un’economia oggi governata dal «villaggio globale», che ha segnato la fine dello spazio territoriale dello Stato-nazione, a nulla rileva la perimetrazione del proprio sapere. Chiudersi o persistere a non aprirsi all’attuale cultura economica globalizzata significa solamente non aver compreso che tutto quanto gira intorno a noi non è uguale a quanto avvenuto l’altro ieri (…»lo struzzo nascondendo la testa dentro la sabbia non ha risolto il suo problema»). Le risposte per aumentare la competitività vanno ricercate nei vecchi cardini dell’innovazione, della formazione culturale e della tecnologia. Ecco allora che, in un’ottica di crescente concorrenzialità, si rende necessario reimpostare le strategie aziendali, tenendo presenti i seguenti fattori critici di successo:

-in merito al processo produttivo: specializzazione in tecniche colturali per meglio rispondere alle esigenze della domanda; contenimento dei costi di produzione mediante coltivazioni a basso impatto energetico; abbandono di una logica produttiva a difesa del singolo marchio, ma favorire una strategia di identificazione d’area che interessi un più ampio territorio (laddove trova si giustificazione e difesa il singolo marchio tipico di porzione ristretta di territorio);

-in merito al processo di commercializzazione: concentrare l’offerta per il raggiungimento di una massa critica (i consorzi e l’insieme organizzato); studio e ricerca di nuovi mercati di sbocco, non disgiunti dalla produzione di eccellenze; diversificazione dei circuiti mediante l’avvio di processi produttivi rivolti alla trasformazione del bene-merce;

-in merito ai processi di diffusa comunicazione: il web (mediante la creazione di piattaforme virtuali) e la pubblicità (mediante forme di superamento del messaggio statico, passivo).

*Ufficiale nella Guardia di Finanza