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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 301
RAGUSA - 03/05/2012
Economia - Solo 28 milioni di appalti pubblici in provincia, di cui 19 nel comune di Modica

Edilizia: 2mila disoccupati, 500 imprenditori a spasso

I dati dell’Ance dicono tutto sulla crisi del settore ma la politica non ha dato segnali per un’inversione di tendenza. Non ci sono commesse pubbliche
Foto CorrierediRagusa.it

Edilizia in ginocchio. In tutta la provincia non ci sono appalti pubblici se non in minima parte e le imprese edilizie scompaiano a ritmo crescente. Dal 2007 le imprese sono scese da 1700 alle 1200 di oggi.

Gli effetti si vedono sulle famiglie e sull’occupazione perché, sempre facendo riferimento al 2007, il numero degli edili in provincia ha avuto un decremento di ben due mila unità; da 7 mila a 5 mila. Nel circolo economico vengono così a mancare 18 milioni di euro visto che dal 2007 si è passati da un reddito complessivo di 50 milioni a 32 milioni.

I dati diffusi dall’Ance sono preoccupanti anche perché l’edilizia è, insieme all’agricoltura il settore tradizionalmente trainante dell’economia iblea. Il motivo di questo blocco è dato da una mancanza di investimenti nel settore privato e soprattutto dalle scarse commesse pubbliche. E’ proprio da questo dato che parte l’Ance per la sua analisi di settore perché nei primi quattro mesi di quest’anno sono solo 28 milioni gli appalti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.

La cifra potrebbe in teoria soddisfare ma non è tutto moro quello che luce perché solo 19 milioni sono l’appalto del comune di Modica per il progetto di finanza riguardante il cimitero di Piano Ceci. Se il dato dunque si depura di questo appalto per tutti gli altri undici comuni della provincia si tocca quota dieci milioni. Di questi 3 milioni sono dello Iacp ed appena due del comune di Ragusa. Per il resto solo spiccioli.

Giuseppe Grassia, presidente provinciale dell’Ance è deluso ed allo stesso tempo realista: «I numeri non si prestano ad interpretazioni ma bisogna andare oltre il "freddo dato" per rendersi conto delle ripercussioni sociali della crisi. Duemila famiglie di operai (oltre seimila persone) e 500 imprenditori (oltre 1500 persone) in soli cinque anni hanno perso il lavoro e non sono in grado di riprogrammare il loro futuro, né quello dei loro figli! Abbiamo la sensazione che i nostri politici non abbiano tale sensibilità. Ecco perché non ci aspettiamo più nulla dalla politica. Adesso è la politica che deve aspettarsi qualcosa da noi!».

(nella foto: una manifestazione dell´Ance)