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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:55 - Lettori online 1288
RAGUSA - 23/11/2010
Economia - Ragusa: l’amaro commento del presidente Grassia

Cipe ignora Sicilia. Ance indignata: "Altro che ripresa"...

"I segnali forti, dunque, non arrivano e tutto ciò ci fa andare avanti con una sensazione di frustrazione e di impotenza"

«Non ci sono più altri segnali da attendere. Il Sud, la Sicilia, la provincia di Ragusa restano abbandonati a loro stessi. E’ inutile sperare in qualcosa di più. E’ questa la triste realtà con cui siamo costretti a confrontarci. Altro che ripresa».

E’ amaro il commento del presidente di Ance Ragusa, Giuseppe Grassia, dopo aver preso atto dei contenuti delle deliberazioni del Cipe effettuate nella seduta del 18 novembre scorso. Deliberazioni che non tengono in minimo conto le esigenze del Meridione d’Italia, men che meno quelle di una provincia piccola, eppur dinamica, come l’area iblea.

«Il Cipe – spiega Grassia – ha totalmente ignorato territori che, come quello siciliano, attendono dei segnali forti. Deliberazioni solo per il Nord e, in parte, per il Centro Italia. I segnali forti, dunque, non arrivano e tutto ciò ci fa andare avanti con una sensazione di frustrazione e di impotenza che davvero, soprattutto come provincia di Ragusa, anche per la ricchezza che siamo riusciti a creare negli anni passati, non meritiamo. Ma perché un trattamento simile? E dove sono i nostri rappresentanti politici? Chi dovrebbe tutelare i nostri interessi? Non è più possibile assistere oltre ad un simile stillicidio.

Occorre una presa di posizione decisa, non più differibile, che faccia maturare, in ciascuno di noi, in quanti continuano ad operare per la crescita di un’area che vuole a tutti i costi scacciarsi di dosso i fantasmi della crisi, la convinzione che c’è bisogno di un’azione forte per far comprendere, a chi di competenza, che noi ci siamo ancora e che non siamo stanchi di far sentire la nostra voce. Non è più possibile tollerare oltre questo stato di cose. Come Ance Ragusa lanciamo un accorato appello affinchè si cambi da subito registro. O, altrimenti, saremo inevitabilmente condannati alla dissoluzione».