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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:38 - Lettori online 997
POZZALLO - 22/01/2010
Economia - Pozzallo: la struttura portuale tra presente e futuro

Meno navi commerciali nel porto di Pozzallo. Trend negativo

È un momento delicato che vede ingenti interessi spostarsi nell’area del Mediterraneo per conquistare posizioni dominanti, in un mercato sempre fiorente
Foto CorrierediRagusa.it

Nel 2009, sono arrivate meno navi commerciali, rispetto all’anno precedente, all’interno del porto di Pozzallo (nella foto). Un trend negativo che contrasta con le promesse di rilancio dello scalo marittimo e che allarma gli operatori portuali. È un momento delicato che vede ingenti interessi spostarsi nell’area del Mediterraneo per conquistare posizioni dominanti, in un mercato sempre fiorente.

Turchia, Spagna e Grecia, fra i diretti concorrenti dei porti italiani, hanno già adeguato le loro strutture per creare degli hub portuali, scali dove possono attraccare navi container sopra i 7.500 teu (la misura utilizzata per determinare la capienza di una nave in termini di numero di container). Le principali compagnie marittime che operano nella movimentazione delle merci investono capitali in porti in grado di accogliere le grandi navi che richiedono fondali adeguati, almeno 16 metri, e consentono economie di scala per ridurre i costi. Pozzallo, attualmente, non ha fondali in grado di ospitare navi con grosse quantità di merci (i fondali sono profondi da sette a undici metri, in attesa, altra iattura, del dragaggio, causa insabbiamento delle zone attigue alla rada).

Il porto di Pozzallo, nel corso del 2009, ha visto solo segni meno per quanto riguarda la movimentazione delle merci. A fine 2007, il dato era assai incoraggiante: 1.514.755 tonnellate di merci (fra imbarco e sbarco); a fine 2009, il trend è negativo: 1.235.201 tonnellate. Totale, in due anni, meno 18,80% di merci trasportate e un’impresa portuale pozzallese che ha chiuso i battenti.

Dati, comunque, che alla Capitaneria di porto di Pozzallo non drammatizzano più di tanto in quanto una delle cinque banchine del porto grande è stata occupata, per l’intero anno, dalla Fortuna II, la nave posta sotto sequestro, e che, contestualmente, ha ridotto il volume di merci sbarcate presso lo scalo marittimo. Inoltre, lo «stop» del Campo Vega, dove si estrae greggio per conto della Eni Group S.p.A. per i ben noti fatti della Vega Oil, ha fatto registrare il segno meno (si calcola intorno al 10%) per quel che riguarda il trasporto di greggio a terra.

Il cemento è la voce che merita maggiore attenzione: 512.658 tonnellate (fra imbarco e sbarco) ma anche qui il dato è indubbiamente preoccupante: nel 2007, le tonnellate, difatti, erano 726.210. Più di 200 mila tonnellate, fatte partire da scali diversi da quello pozzallese, come Augusta o Gioia Tauro, in Calabria. A seguire, fertilizzante, grano, soia, carbone, granito, marmo ed orzo presentano tutti un segno meno rispetto agli anni passati. Unica nota positiva, il traffico di container che ha fatto registrare un segno positivo: +23,84% (pari 51.008 tonnellate di container, fra imbarco e sbarco).

Dato curioso: sono arrivate più navi dal Belize (41, nel 2009) che altre battenti bandiera italiana, 22 in tutto. Il paese straniero dove vengono smistate più merci è Malta: nel 2009, sono partite, per l’isola dei Cavalieri, 528 navi.

"La crisi del traffico commerciale portuale - concordano gli operatori portuali della zona - è dinanzi agli occhi di tutti, ma proprio per questo motivo si deve, a tutti i livelli, centuplicare gli sforzi per risolverla, costruendo l’immagine di un porto e di una città che non solo sanno accogliere le merci, ma le sanno ben smistare sul territorio e, da questo, le sanno raccogliere e imbarcare per far raggiungere loro le destinazioni prefissate".

Una sfida che Sulsenti, Ammatuna ed altri politici iblei sembrano aver raccolto, grazie al recente finanziamento dei fondi Por al fine di mettere a norma lo scalo marittimo. Inesorabilmente, però, il tutto passerà sotto la lente d’ingrandimento dei dati ufficializzati ad inizio 2011 da parte della Capitaneria di porto di Pozzallo. Solo in quel caso si capirà se, effettivamente, la politica nostrana avrà giocato un ruolo determinante nella piena realizzazione delle aspettative degli operatori portuali.