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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 546
PALERMO - 09/11/2013
Economia - La 5a edizione delle Giornate dell’Economia nel Mezzogiorno

Lavoro ed occupazione giovanile: Sicilia maglia nera

Dal 2008 al 2012 si sono persi 11 punti di PIL e 86 mila posti di lavoro, di cui circa 80mila tra giovani under 34, la disoccupazione corretta è arrivata a sfiorare il 33 per cento

Prospettive nerissime, realtà pessima. La 5a edizione delle Giornate dell´Economia tenutasi a Palermo tratteggiano una Sicilia cenerentola rispetto alla già grave situazione italiana.

Nell´isola sono 1 milione e 341 mila gli occupati in Sicilia, con un calo di ulteriori 65 mila unità rispetto al primo semestre del 2012. Continuano a restare drammatici i numeri sulla disoccupazione giovanile, al 55% tra i 15 e i 24 anni, al 38% tra i 15 e i 34 anni. Nel primo semestre il numero delle persone in cerca di occupazione è aumentato di 20 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2012 (6%). Dal dossier emerge un calo anche del numero di ore di cassa integrazione richieste dalle imprese (-11,6% rispetto al 2012), mentre il numero di ore autorizzate resta su livelli elevati rispetto all’inizio della crisi.

"L’occupazione in Sicilia ha una dinamica peggiore che nel resto d’Italia - è stato detto - la crisi economica ha indebolito il tessuto produttivo facendo registrare dati veramente drammatici soprattutto per chi vuole fare ingresso nel mercato del lavoro. In Sicilia, inoltre, dal 2008 al 2012 si sono persi 11 punti di PIL e 86 mila posti di lavoro, di cui circa 80mila tra giovani under 34, la disoccupazione corretta è arrivata a sfiorare il 33 per cento, e il rischio di povertà è sull’isola quattro volte superiore del Centro-Nord. Eppure al di là di questi terribili numeri sull’emergenza siciliana, quello che colpisce è il silenzio dei tecnici e dei politici sul tema dello sviluppo, senza il quale non esiste la crescita, oppure l’insistenza sulla supremazia della logica dell’austerità per rilanciare il Paese, mentre occorrerebbe una nuova strategia di politica industriale centrata sul manifatturiero e un approccio di sistema nella gestione dei progetti strategici simile a quella degli anni del dopoguerra per far ripartire tutto il Paese avendo come fulcro il Mezzogiorno.