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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 565
ISPICA - 08/11/2012
Economia - Situazione sempre più critica nel piccolo comune ispicese

Rustico ventila ipotesi di procedura pre-dissesto

Lo rende noto il consigliere Paolo Monaca, rappresentante del Pid, Cantiere popolare Foto Corrierediragusa.it

Il sindaco Piero Rustico (foto) ventila l’ipotesi d’avvalersi della procedura di riequilibrio finanziario prevista dal Decreto legge n. 174, contenente le disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti, per fronteggiare i gravi problemi economici del Comune. Tale percorso consisterebbe nella procedura di pre-dissesto, varato lo scorso dieci ottobre dal governo guidato da Mario Monti. Θ accaduto martedì scorso, nel corso di una conferenza dei capigruppo consiliari. Lo rende noto il consigliere Paolo Monaca, rappresentante del Pid, Cantiere popolare.

«In questo modo – scrive Monaca in un documento – il sindaco Rustico ha acceso i riflettori sulle procedure di salvataggio economico dell’Ente, lasciando in ombra le responsabilità della sua Giunta per non avere presentato il bilancio di previsione 2012 e per il disavanzo accumulato per la gestione dissennata delle finanze comunali. Di fatto, il Comune è già in uno stato «virtuale» di dissesto. Infatti – spiega il consigliere – dal momento che il bilancio di previsione non è stato approvato in Consiglio comunale entro i termini di legge (31 ottobre 2012), l’Ufficio ispettivo regionale delle Autonomie locali ha avviato la procedura per il commissariamento dell’Ente».

Quello che accadrà nei prossimi mesi è facilmente prevedibile: imposte comunali ai massimi livelli, congelamento dei pagamenti per i fornitori e impossibilità a garantire servizi come il trasporto pubblico urbano, la refezione scolastica, l’assistenza agli anziani, e molto altro. «Ritengo, pertanto, che – aggiunge Monaca – in un momento in cui si prospettano sacrifici per i cittadini, chi amministra debba avere il coraggio di uscire allo scoperto e ammettere gli errori. Responsabilità politiche, infatti, emergono se si considera che questa Giunta non ha ancora portato in Consiglio il bilancio preventivo 2012, quando dovrebbe aver già presentato il consuntivo e che l’assemblea consiliare non ha contezza del disavanzo dell’Ente che, secondo alcune stime, ammonterebbe a circa 12-15 milioni di euro. Chiedo che – conclude – il bilancio di previsione 2012 sia portato in Consiglio».

LA CORTE DEI CONTI CERTIFICA GLI SPRECHI DELLA GIUNTA RUSTICO
La Corte dei Conti ha certificato gli sprechi dell’amministrazione comunale, producendo, l’undici ottobre scorso, la delibera 331. Accertati i profili di «grave criticità», ha ordinato al Comune di adottare «misure correttive» per ripristinare il necessario riequilibrio finanziario entro il trenta novembre. Il termine è perentorio e se non fosse rispettato s’istruirebbe la procedura del dissesto finanziario.

Il dissesto finanziario comporterebbe l’aumento, nella misura massima, di imposte, aliquote, tariffe e tasse, come oneri di urbanizzazione, Imu, Tarsu, canone idrico e servizi. Il rincaro rimarrebbe invariato per cinque anni. La scadenza del bilancio sarebbe congelata fino all’approvazione del nuovo, basato appunto sull’aumento delle tasse comunali. Si cristallizzerebbe il debito sui creditori, non producendo interessi e rivalutazione monetaria, ma solo l’estinzione delle procedure esecutive, che escludono i pignoramenti. Il sindaco, la giunta e il consiglio comunale resterebbero in carica, ma sotto l’egida di una commissione designata dal Ministero degli Interni. Gli amministratori, individuati come i responsabili del dissesto, non potranno ricoprire incarichi per cinque anni. Gli impiegati comunali in esubero sarebbero posti in mobilità e non si escluderebbero licenziamenti.

Salvuccio Rustico e Biagio Solarino (Libertà e Buon Governo) riassumono quel che la Corte dei conti ha contestato al Comune. «Esaminata la documentazione tardivamente inviata ed erroneamente compilata dal Comune – evidenziano i consiglieri comunali – la Corte dei conti ha rilevato il mancato rispetto dell’articolo 6 bis del Decreto legislativo 165 del 2001, che disciplina l’organizzazione e la razionalizzazione della spesa per il funzionamento delle pubbliche amministrazioni.

L’uso di entrate a carattere straordinario per il pagamento delle spese correnti nella misura di 474 mila e 223,56 euro. Le difficoltà nella riscossione d’entrate tributarie per diversi milioni di euro. Ed ancora, i dubbi sul corretto uso di voci di bilancio che avrebbero influenzato il calcolo del saldo finanziario ai fini del rispetto del patto di stabilità e il mancato monitorare la spesa corrente del personale (48,30%) ai limiti della percentuale massima stabilita dalla legge (50%). L’Ente, infine, ha stabilizzato i precari senza eseguire tagli sulle spese correnti per far in modo che il costo complessivo del personale, a carico del Comune, non superasse il limite del 50% stabilito della legge». Il Comune non ha preso posizione sui rilievi mossi, non fornendo, come spiega la Corte dei conti, «alcun chiarimento o deduzione».