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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 513
VITTORIA - 15/07/2010
Cultura - Vittoria: rimesso a nuovo dalla famiglia Giallongo il prestigioso strumento musicale

Ricostruito l’organo a canne nella Chiesa di San Giuseppe

La ricostruzione parte dalla scoperta di una meccanica di un preesistente organo da parte del parroco don Rino Farruggio
Foto CorrierediRagusa.it

L’organo a canne (nella foto) della Chiesa di San Giuseppe a Vittoria rinasce. Il prestigioso strumento musicale va ad annoverarsi nel gruppo degli organi di pregio vittoriesi dopo quello della Chiesa Madre di San Giovanni Battista e di Santa Maria delle Grazie in piazza del Popolo. Il tipico strumento musicale che adorna le cantorie di innumerevoli Chiese barocche e neoclassiche rivive nella sua collocazione originaria, proprio nella Chiesa recentemente restaurata nella sua totalità. Autori della pregiatissima opera di ricostruzione sono stati i restauratori più abili del comprensorio ipparino, Salvatore Giallongo e figli.

Nel recupero di questo pezzo di storia musicale ecclesiastica vittoriese, c’è stato lo zampino, come è naturale che fosse, del parroco don Rino Farruggio, il quale qualche tempo fa, durante i lavori di restauro della Chiesa, rinvenne nella Cripta alcuni resti di una meccanica di un preesistente organo andato perduto. E’ stato così che il cantiere di lavoro ha avuto inizio. La ricostruzione della meccanica interna è stata affidata all’organaro Antonio Bovelacci e la realizzazione architettonica di tutto l’intero impianto ligneo di rivestimento esterno alla famiglia Giallongo di Vittoria.

Ufficialmente presentato alla cittadinanza, l’organo è tornato a far vibrare le sue canne grazie al maestro Marco D’Avola, durante un concerto nell’ambito della manifestazione Arte Gusto Ibleo, patrocinata dalla Regione siciliana. Durante la serata si sono esibiti inoltre il tenore Marcello Pellegrino, il soprano Giulia Rizza, il timpanista Salvatore Guarella e il Brass ensemble con il gruppo di ottoni.

Il restauro della meccanica interna è stato patrocinato dalla Regione rappresentata dall’onorevole Carmelo Incardona, ma il costo della ricostruzione esterna è stato sostenuto dalla Parrocchia e dai fedeli. E’ così i restauratori Giallongo, che vantano un’esperienza trentennale nel campo del recupero di oggetti d’arte e d’antiquariato, con la loro «Bottega del Restauro», costituita intorno agli anni ‘80, possono adesso annoverare tra le loro opere riportate in vita e di rilievo per la cittadinanza vittoriese, oltre all’Urna del Venerdì Santo e ad una cornice di pregio che racchiude la tela della Sacra Famiglia del Mazzone, anche un organo classicheggiante che non è stato certo facile riprodurre ex novo.

Il rivestimento ligneo si presenta in uno stile armonico con la Chiesa ma il modello ricostruito è stato ripreso dall’organo a canne presente nella Chiesa del Santissimo Salvatore di Gela. Ma l’ispirazione si sa, deve dare la parvenza di una somiglianza impercettibile, perché il vero lavoro degli artisti è quello di rendere un opera unica e inserita in un contesto sintonico con lo stile interno della chiesa di appartenenza.

Al lavoro di progettazione, disegno e decorazione, si è aggiunta l’abile mano del giovane scultore Marco Giurdanella, allievo di Salvatore Giallongo, il quale ha lavorato tutte le parti artistiche dell’organo dando vita così, ad uno stile tardo barocco, con intagli e rifiniture in oro, cartocci e volute settecentesche. Al centro della maschera facciale della struttura campeggia l’inconfondibile conchiglia dorata, indicativa di quello stile irregolare e spagnoleggiante, il Barocco, che ha firmato una buona parte delle architetture dei centri storici dell’Ibleo.

Parrebbe strano o quasi anacronistico parlare di vere e proprie botteghe d’arte al giorno d’oggi nell’era di internet e di facebook, botteghe in cui può oltre al restauro, prodursi l’opera d’arte allo stile antico, evocando quasi quelle botteghe di stampo rinascimentale che tanto hanno prodotto sia nel campo della pittura che della scultura.

A Vittoria così come in altri centri dell’ibleo e della Sicilia queste botteghe esistono ancora. Quando capita d’entrarvi, il primo sguardo si posa proprio nel luogo della costruzione, dell’officina interna e nascosta, dove c’è lo scalpellino, il tornio e la pialla, un marasma di pezzi di legno smontati e colle di vario tipo, là dove ci sono le mani abili di giovani apprendisti, come quelle di Marco Giurdanella, o di Giuseppe e Bruno Giallongo i giovani figli di Salvatore che da anni seguono il padre instancabilmente nell’apprendimento del mestiere. Tutti insieme, all’interno di una vera e propria equipe di lavoro, studiano uno stile, si documentano sulla storia di un pezzo da ricostruire per poi fargli prendere le forme più belle.

«E’ una continua stratificazione di Epigoni - dice il capo mastro, lui che si è formato a partire dagli anni sessanta nella Bottega piemontese Rastelli, e che dà le direttive - una graduale costruzione sulla base di esperienze ed idee artistiche pregresse, che si mescolano nel bagaglio culturale d’ognuno di noi e che si distinguono scientemente al momento opportuno al fine di creare l’opera giusta».

Solo attraverso una predisposizione al gusto, all’arte e alle cose belle, ogni opera può tingersi dei colori appropriati e delle essenze migliori quasi che da essa possa trasparire tutta la sensibilità dell’artista. Perché si sa, la nascita di ogni opera d’arte è il frutto di un cammino lungo e infinito, che spinge l’artista ad una ricerca continua della forma e di uno stile unico e inconfondibile.

Come quel Boccadoro, personaggio di un noto romanzo di Hermann Hesse, eterno instancabile viaggiatore che lasciò il monastero per diventare scultore e creatore di una particolare arte figurativa. La stessa che si sublimava ora in sculture di eccelse Madonne altre negli episodi travolgenti della sua stessa unica e irripetibile vita.