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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:28 - Lettori online 1187
VITTORIA - 02/01/2010
Cultura - Vittoria: dalla statua di una donna un messaggio artistico di rinascita sociale

L’arte di Sortino guarda oltre i confini municipali

La scultura dell’architetto vittoriese, la mostra antologica di Fausto Pirandello, l’Enoteca, il Jazz festival, dalla Valle dell’Ippari rinasce la cultura di Vittoria
Foto CorrierediRagusa.it

«Bisogna guardare le cose da angolazioni diverse» diceva il professore Keating nel celeberrimo film: «L’attimo fuggente». Riuscire a guardare altrove, aldilà dei propri schemi mentali e culturali e dei paradigmi sociali. E’ questo il messaggio dell’installazione artistica realizzata da Giacomo Sortino (nella foto), in collaborazione con Michele Nigro, Ezio Cicciarella e Ruj Loreiro, prospiciente la vallata dell’Ippari.

Un’installazione raffigurante una donna, senza braccia, quasi a ricordare le statue greche, cosi perfette, armoniche, sagge e sicure di sé. Una figura umana che vuole oltrepassare il momento-culmine della sua vita, una volta preso atto del proprio cammino, del percorso raggiunto con fatica. Un donna, all’interno di una sorta di viaggio catartico decide di lasciarsi tutto alle spalle, tutto ciò che ha costruito senza rinnegarlo o ripudiarlo, ma solo accantonandolo, cercando di guardare «oltre».

Tanti i simboli dell’installazione che hanno un significato metaforico, come le scarpe che rappresentano il passato, ciò che tiene ancorati gli uomini al mondo che li ha cullati per troppo tempo. La donna si spoglia di tutto ciò che la lega al mondo terreno, per dirigersi verso il nuovo, verso il trascendentale, verso ciò che ancora non conosce, l’ignoto, rappresentato dalla valle ipparina. Il trampolino che la sorregge, sospeso nel vuoto della vallata, rappresenta il confine della città. La donna lo guarda, lo sfida. I suoi occhi sono rivolti verso la valle, frontiera della città di Vittoria, ma il suo corpo si spinge oltre i confini della città, verso quell’infinito di leopardiana memoria. Vi è una lettura anche urbanistica dell’installazione, ovvero di una città che conosce i suoi limiti di spazio e di tempo, ma che prova ad affrontare la fase del decollo, dello slancio non solo emotivo ma anche intellettuale ed economico.

«Una città - argomenta l’architetto Giacomo Sortino - che ha le carte per agire come la donna dell’istallazione, capace di guardare «oltre», ma non ha ancora il coraggio di farlo. Alla base dell’intuizione di Sortino c’è anche l’auspicio che Vittoria inizi a sfruttare al meglio le grandi potenzialità di cui dispone. Sicuramente non c’era momento migliore per realizzare quest’opera perché il quartiere storico della città dove c’è stata la genesi del primo nucleo di insediamento urbanistico, vive un momento di scoperta e di valorizzazione di tutto il sito.

Ne sono un esempio la mostra antologica di Fausto Pirandello, ospitata nell’ex centrale elettrica, ora sala Mazzone, simbolo della parte storica di Vittoria che ha ripreso corpo e vita, grazie alla fruttuosa stagione del Jazz Vittoria Festival o all’apertura della nuova enoteca regionale nella sede dell’ex Castello Enriquez. Sono segnali di una città che rinasce, che vuole aprire una nuova stagione di impegno culturale perché adesso è capace di guardare «oltre», proprio come l’istallazione di Sortino, superando gli stretti confini municipalistici.