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VITTORIA - 29/04/2009
Cultura - Vittoria: dibattito sui «bamboccioni» nell’era del «Grande flagello»

Giovani d’oggi, fra tante emozioni e pochi sentimenti

Don Mario Cascone e Carmelo Impera: «Le difficoltà dei giovani provengono dagli adulti» Foto Corrierediragusa.it

"I giovani ed il rispetto dell´altro: un valore perduto?" E´ stato il tema della tavola rotonda che si è tenuta nei giorni scorsi nella splendida cornice del Teatro «Colonna» a Vittoria. Tutti i club service del comprensorio ipparino uniti per lanciare ancora una volta una sfida e un messaggio. E’ possibile parlare di giovani oggi seguendo una prospettiva positiva, in un tempo in cui quest´ultimi contrariamente appaiono avulsi dal contesto sociale pragmatico e culturale, semplicemente dediti all’effimero e al banale o peggio ancora emulanti le mode più sfrenate e omologanti lanciate da
idoli di basso conio televisivo?

Ma i giovani sono presenti nel tempio della borghesia vittoriese, provengono dalle scuole superiori, dalle associazioni di volontariato e dagli stessi club service (molti erano i giovani rotaractiani). Ciò per dimostrare il contrario a quanti non credono ad una voglia di riscatto da parte di una opolazione che non supera i trent´anni di età ma che purtroppo nella sua generalità, ha sempre meno voglia di studiare o peggio di lavorare così beneficiando del tetto familiare fino a "tarda età" e meritandosi giustamente il tanto discusso appellativo che un ministro della Repubblica diede loro definendoli «bamboccioni».

I giovani sono stati, infatti, al centro del dibattito condotto egregiamente da personalità quali Mario Cascone, docente di teologia morale e bioetica alla Facoltà teologica di Catania e all´Istituto teologico ibleo di Ragusa, nonché sacerdote, vicario foraneo e parroco della parrocchia del Sacro
Cuore di Gesù di Vittoria. «Occorre evitare i moralismi- dice Mario Cascone -si parla spesso di "rispetto dell’altro" e poi si sostiene invece che quest’ultimo sia un valore perduto. Bisogna guardare ai problemi dei giovani di oggi per scoprire che la maggior parte delle loro difficoltà provengono dal mondo degli adulti».

E nel tentativo di esplorare questo "regno delle emozioni" i giovani vengono attentamente radiografati. Cosa sono le emozioni? Pare che l’obiettivo di molti giovani di oggi sia quello di collezionarne parecchie emozioni, senza però riflettere sul senso che hanno quest’ultime soprattutto nel rapporto che lega chi le prova e chi ne è destinatario. Le emozioni si distinguono dal sentimento. Il sentimento non si allinea mai con la ragione non ascoltandone le direttive, ma riesce a porre i soggetti che lo provano in continua relazione.

Un atto d’interiorità, il sentimento, che viene quasi idealizzato. Non è così per le emozioni che comportano, secondo un’analisi psicologica, un ripiegamento del soggetto su se stesso. Un conto è dire "provo un sentimento per te", un altro " tu mi susciti delle emozioni". Perché l’emozione a differenza del sentimento si caratterizza per la sua istantaneità e contingenza.

Un soggetto può addirittura subire un’emozione al punto da rimanerne schiavo. E richiama, Cascone, il concetto dei "legami liquidi" di Beckham, quei legami di scarsa durata e consistenza in cui gli individui pensano di istaurare un rapporto senza saper neanche quale ne sia l’oggetto. I legami stabili invece al giorno d’oggi generano paura e ansia catapultando i soggetti verso una dimensione di eccessiva responsabilità che al giorno d’oggi pochi giovani accettano di assumere per il rispetto di un bene superiore che trascende l’io individuale per finire col sublimarsi in un io collettivo, la famiglia ad esempio. Così ecco che abbiamo l’incrementarsi dei legami precari e ancor di più virtuali. E’ lì, nelle relazioni virtuali, che si riscopre il semplice star bene, la sublimazione dell’essere che si crede "animale politico"e relazionale.

Carmelo Impera, infine, protagonista dell’incontro assieme a Mario Cascone, Maurizio Carnazza presidente del Rotary di Vittoria e moderatore, Giovanna Spada Strada dirigente del primo circolo didattico di Comiso, è psicopedagogista, più semplice nel trasmettere i suoi messaggi, passa all’attacco condannando la televisione che nelle famiglie d’oggi ha preso il posto del capo tavola predominando su tutte le relazioni familiari, spegnendo un dialogo che potrebbe se valorizzato, solo migliorare le qualità delle relazioni tra genitori e figli. Quest’ultima venendo a mancare svuota i nuclei familiari privandoli di qualsiasi confronto costruttivo ed edificante.

Sferzante nei confronti del " Grande flagello", così parafrasata la trasmissione di Mediaset che da circa nove anni continua a stravolgere i canoni dei costumi mediatici, rovina di una generazione di giovani, secondo Impera, che poco ormai si interessano di Aristotele o Kant, che hanno relegato Gesù Cristo ad un fattore di pura leggenda, e pensano magari, secondo un ragionamento per assurdo, che Chopin non sia il noto compositore romantico, ma magari un polacco fatto prigioniero nei lager durante la seconda guerra mondiale.

Occorre scoprire la musicalità del silenzio che diventa "ascolto sacro" riuscendo a stimolare i migliori pensieri e progetti. In questo momento di distacco da tutto ciò che dall´esterno produce inquinamento, l´essere ritrovandosi in una forma di deserto spirituale, riscopre la propria essenza.

Solo dopo aver prima conosciuto se stessi nel silenzio delle proprie riflessioni, si è pronti a capire e ad amare l´altro. Ad amarlo, quest´altro, nel privato, riscoprendo il " talamo ", che per Carmelo Impera diventa una forma di "Tabor", luogo di adorazione della coppia, in cui il partner di trasfigura nell´altro. E´ qui che la coppia amandosi si riproduce e costruisce se stessa, legandosi alle proprie passioni e inclinazioni. Perché prima si è amore e poi si fa all´amore.

Infine è necessario che i padri ritornino a fare i padri dallo sguardo temuto dai figli. Perché è inutile e poco producente che oggi i genitori si siano ridotti solo ad essere "amici dei figli". Forse, un genitore può anche essere "un amico del figlio", ma nella misura in cui ciò agevoli un dialogo finalizzato alla conoscenza. Subito dopo occorre riprendere il ruolo naturale del padre, nel momento in cui quella conoscenza avviata è divenuta strumento di trasmissione di insegnamenti ed esempi. Solo attraverso queste forme di recupero dei rapporti "primitivi genitoriali" si può sperare in un miglioramento di una generazione di figli predisposti al rispetto dell´altro.