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VITTORIA - 06/10/2014
Cultura - Scavando negli archivi storici della città viene fuori un artista sconosciuto

Roberto D’Alessio, il tenore vittoriese che cantò al Cairo

Nacque a Vittoria nel 1893 e morì a Firenze alla fine degli anni ’70. Il nipote Arcangelo Pisani ne traccia la figura di uomo e di tenore che ha calcato i grandi palcoscenici del nord
Foto CorrierediRagusa.it

Vittoria città del vino e del bel canto. Da un passato più o meno recente, viene fuori l’appassionante voce tenorile di un grande cantante oggi poco noto ai più nel suo paese natìo. Forse pochi sanno, infatti, che la città ipparina può vantarsi di aver dato i natali ad un grande tenore vissuto tra la fine dell’Ottocento e la seconda metà del Novecento.

Parliamo di Roberto D’Alessio (foto), nato a Vittoria nel 1893 e morto in Toscana alla fine degli anni ‘70. Roberto era figlio del tenente Raffaele D’Alessio di origine sarda e Eugenia Mazzone, quest’ultima appartenente alla famiglia del noto pittore vittoriese Giuseppe.

Sebbene il canto e la professione l’avessero portato sin da subito in Toscana, «lì si trovavano due mie zie – ci racconta il nipote Arcangelo Pisani – e questo l’aiutò molto nell’ambientarsi nella nuova terra», a Vittoria ci tornava spesso e soprattutto tra gli anni ’60 e ’70 del Novecento. E Così quando il tenore veniva a Vittoria se ne stava nell’abitazione di Vico 1° Gaeta oggi vico Campanella. E sono tanti gli aneddoti che il nipote Arcangelo potrebbe raccontare. Come le serate in cui il suo canto intratteneva amici e parenti. Insomma una personalità di grande respiro culturale che lo portò ad affermarsi sui grandi palchi nazionali e d’oltralpe.

Noto il suo debutto nel 1921 nel teatro Casinò a Lugano, nel ruolo di Wilhelm Meister di Mignon. Nel 1922 cantò Elvino al Teatro Massimo di Palermo con Toti Dal Monte. Giunse a Torino nel 1924 dove vestì i panni del duca in Rigoletto.

Il palcoscenico de La Fenice a Venezia lo accolse nel 1927 e qui come Des Grieux. Sempre nel 1927 interpretò il ruolo del ‘duca di Mantova’ sotto la direzione del grande direttore d’orchestra Arturo Toscanini di cui fu allievo. Esperienza che lo vide vicino a Toti Dal Monte, Luisa Bertana e Carlo Galeffi. In carriera il tenore D’Alessio, mise anche diverse apparizioni nel 1926 al Teatro Colòn e al Teatro Carlo di Genova. Cantò in Germania nel 1929, e nello stesso anno a Copenaghen e Roma. La Scala di Milano lo accolse a braccia aperte.

Nel 1937 cantò in Don Ottavio al Teatro Regio di Torino con Eva Turner e Carlo Galeffi. E ancora in diversi ruoli con Ernesto, Rodolfo, e anche protagonista in L’Amico Fritz. Fece Maurizio in Adriana Lecouvreur, Cavaradossi e Werter. Cantò anche nella Corte del Cairo per la sovrana e pare che fosse molto richiesto nell’ambiente Reale.

Da ‘tenore lirico leggero’, D’Alessio incantò i palcoscenici perché ‘dotato di una vocalità estesa e omogeneità timbrica invidiabile. Si distinse per l’ottimo impiego delle dinamiche e dalla emissione mista del ‘falsettone’, vero e proprio cavallo di battaglia del contemporaneo Gigli’.

‘Di lui si conservano solo i dischi del suo archivio privato – dice Arcangelo Pisani – purtroppo la maggior parte delle matrici, lo zio Roberto, le diede all’Inghilterra. E lì, nell’archivio in cui erano custodite, un grande incendiò ne cancellò la memoria».

Roberto D’Alessio ottenne una cattedra in Toscana e dal 1952 se ne andò a vivere definitivamente a Firenze. Si sposò con un’altra cantante, il contralto spagnolo Aurora Buades. Con lei coronò il suo sogno d’amore legato alla musica e al sentimento.