Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:16 - Lettori online 939
VITTORIA - 28/08/2014
Cultura - Quando la fantasia creativa si manifesta anche con materiale da imballaggi

L’arte sacra di Iabichella che dà pregio al polistirolo

L’artista ventenne vittoriese vorrebbe realizzare una mostra per fare conoscere i suoi gioielli di colore bianco: «Ci ho provato, ma la mia richiesta non ha avuto seguito»
Foto CorrierediRagusa.it

Sculture ‘in bianco’ a Vittoria. Non parliamo né di legno o cartapesta e neanche di opere realizzate con raffinatissimo marmo di Carrara, ma di semplice polistirolo. E’ questo il materiale che il giovanissimo vittoriese, appena ventenne, Luca Iabichella (nella foto con le sue opere), sceglie per realizzare le sue opere.

Vedere dal vivo queste ‘sculture’ è necessario per comprendere meglio l’arte di Luca. E si finisce per ritrovarsi davanti ad un enorme ‘presepe bianco’ il quale si espone in tutta la su semplicità e ricercatezza delle forme. Capisci così che non può essere arte solo quella che tende ad esprimersi attraverso ‘cumuli di concetti’.

Perché l’arte appartiene anche alle masse e per questo è necessario che sia comprensibile ai più, attraverso forme e colori, la semplice armonia del linguaggio figurato.

Luca non appartiene al gruppo di coloro che fanno ‘arte concettuale’; e non è neanche uno sculture tout court ma un creativo che si scopre amante dell’architettura, persino dell’archeologia; strabiliante difensore delle tradizioni e del folklore cittadino.

Luca come nasce la tua idea di costruire Chiese in polistirolo?

Avevo 12 anni, frequentavo la parrocchia di Santa Maria Goretti. Lì si organizzavano piccole mostre parrocchiali e così decisi di fare qualcosa di creativo. Inizialmente cominciai a realizzare tutte le Chiese vittoriesi in cartone.

Quindi non da subito hai usato il polistirolo?

Il polistirolo l’ho scoperto a 14 anni, quando mi trovai impegnato nella realizzazione di un presepe. E mi innamorai nel fare capitelli, colonne e case. Lì ho imparato a saper lavorare questo materiale che per me è molto semplice da usare rispetto al legno o al marmo. E mi ricordo che la prima Chiesa che realizzai fu Santa Rita.

Che cosa ti attira del polistirolo?

La sua semplicità, il senso della povertà che esprime. Un tempo le Chiese venivano fatte con materiali poveri come la pietra e così per me quella pietra è il semplice polistirolo.

A cosa ti ispiri quando realizzi un’opera?

Sono molto affascinato delle tradizione del mio paese, e per ora mi sono ispirato all’edilizia religiosa della città. Ho fatto quasi tutte le Chiesa del centro storico.
Dopo quella di Santa Rita ho fatto quella dei Cappuccini, la Basilica di San Giovanni, San Francesco in via Dei Mille, l’antica San Vito oggi non più esistente, San Giuseppe e le Grazie e anche il Teatro che è l’unico edificio non sacro che ho realizzato. E poi ancora, il Calvario con l’urna e l’Addolorata del Venerdì santo – se la vedessero i Crucifissari!- Poi S. Paolo, il Sacro Cuore e la Trinità e la Chiesetta rurale di Santa Rosalia.

Hai realizzato anche Chiese che non esistono più e che rivivono grazie alla tua arte.

Come quella di S. Vito. Mi piacerebbe che i vittoriesi conoscessero meglio la storia del proprio paese. Dove sono nati e cresciuti. Nel caso di Santa Rosalia che ancora oggi è esistente ma è quasi caduta nell’oblio io l’ho scoperta un giorno per caso in una foto esposta al Museo Diocesano. Mi sono fatto spiegare dove si trovata e ci sono andato. Poi l’ho realizzata.

Le tue opere hanno il colore del polistirolo, il bianco.

Uso pochi materiali oltre al polistirolo, tutti per lo più strumenti di lavoro come matite, taglierini, colla e stecchini di legno. E il gesso mi serve per rifinire. Le facciate le lascio bianche perché amo molto questo colore. Penso non ci sia colore più adeguato per esprimere purezza e la sacralità di una Chiesa.

So che sei impegnato nella Parrocchia di San Giovanni Battista.

Da poco oltre a fare il responsabile dei ministranti, faccio parte del Comitato che si occupa della festa patronale. Quest’anno avremmo voluto ripristinare l’antica tradizione di portare il patrono a spalla. Assieme all’amico del comitato anche lui ventenne Giuseppe Busacca, e altri giovani di questa parrocchia ne abbiamo parlato con don Vittorio Pirillo perché lui crede molto nei giovani e nelle loro potenzialità.

E come vi siete organizzati?

Siamo andati in giro per le parrocchie di Vittoria a cercare volontari. Ne abbiamo trovato 160 che sarebbero stati pronti a vestire tutti la maglia rossa con il nuovo simbolo del comitato dei portatori. E sarebbe stato bellissimo vedere che anche a Vittoria si fosse onorato il Patrono grazie alla fede e alla forza dei suoi portatori. Ma l’iniziativa per quest’anno non è andata in porto.

Ti piacerebbe fare una mostra delle tue opere?

Moltissimo, mi piacerebbe per far vedere alle persone le Chiese che non hanno mai visto soprattutto quelle crollate o allocate in luoghi inaccessibili. Ci ho provato a chiederlo ma non ho avuto seguito.

Nuove opere in cantiere?

Sì, sto lavorando per fare l’antica chiesa di Sant Antonio Abate, recentemente restaurata e la ‘vara’ del Cristo alla Colonna.