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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 424
VITTORIA - 21/12/2013
Cultura - Grande successo della prima edizione 2013

«Il figlio dell’altra», vince il 1° Vittoria Peace Film Fest

Il lungometraggio firmato dalla regista francese Lorraine Lévy è stato giudicato il miglior film dalla giuria. Premiati il documentario Anija-La nave di Roland Sejko e il corto Cuore nero di Aldo Rapè. Menzioni speciali per Nello Correale, Manuel Giliberti, Pasquale Scimeca
Foto CorrierediRagusa.it

Il figlio dell’altra firmato dalla regista francese Lorraine Lévy è il miglior lungometraggio del Vittoria Peace Film Fest 2013. È questo il verdetto della giuria presieduta da Sebastiano Gesù, docente di cinema all’Università di Catania; e composta da: Tullia Giardina, storica del cinema; Andrea Di Falco, giornalista, direttore artistico del VideoLab Film Festival; Sino Caracappa, esercente, direttore artistico dello Sciacca Film Fest.

Il film è stato premiato «per l’alto valore etico e artistico dell’opera, capace di dare voce, con grande equilibrio stilistico e con forte slancio lirico, ad uno dei temi più rilevanti della storia dei secoli XX e XXI: il difficile rapporto fra israeliani e palestinesi. Il film ha il merito di dare sostanza al tema complesso, ma possibile, della ricerca di una via per la pace attraverso il confronto fra diverse identità personali e culturali».

Menzione speciale della Giuria per la sezione lunghi, Omaggio a Nelson Mandela, per In my Country dell’inglese John Boorman, «per la capacità di offrire, sulla scorta di quanto avvenuto in Sudafrica dopo la fine dell’Apartheid, una possibile via per un processo difficile di riconciliazione e di pace attraverso il disvelamento della verità».

Miglior Documentario del festival è risultato essere Anija-La nave, girato dall’albanese Roland Sejko, «per la capacità di raccontare una pagina recente della storia europea, con grande forza visuale ed emotiva. Il film, in alcuni momenti, conferisce anche una forza epica alla narrazione delle storie di individui, donne e uomini, divenuti protagonisti del loro destino in un «viaggio» che si qualifica come metafora dell’esistenza umana».

La giuria ha assegnato due menzioni speciali a due documentari: La chiesa galleggiante di Nello Correale e Bastava una notte. Siciliani di Tunisi di Manuel Giliberti.

Cuore Nero di Aldo Rapè è stato giudicato il miglior corto del festival, «per il linguaggio asciutto e rigoroso con cui il regista fornisce una profonda lezione di umanità. L’alto valore etico che proviene dall’opera rappresenta uno stimolo per superare, in un’ottica di giustizia sociale e di pace internazionale, quelle che appaiono storture di miopi leggi repressive».

Cuore Nero ha vinto anche una menzione speciale per la migliore colonna sonora di Alessandra Ristuccia. La musicista nissena, definita dalla critica l’erede di Rosa Balistreri, nella serata conclusiva del festival, si è esibita in un emozionante concerto, cantando e suonando «Cori niuru».
Menzione speciale della giuria anche a Convitto Falcone, corto di Pasquale Scimeca.

Altre menzioni speciali sono andate a Open heart di Kief Davidson, «per le immagini che testimoniano con pregnanza e forza l’impegno umanitario di Emergency nella costruzione della pace nel mondo», e a Samul Souhayel, Giovanni Lancia, Mario Battaglia e ad un gruppo di studenti «per la creatività, l’immediatezza comunicativa e il messaggio presenti nel corto: Insieme si può. Gli obiettivi del millennio. Progetto Screens».

Raccontare cinematograficamente le diverse «declinazioni» della pace intesa come giustizia sociale, pensata concretamente come costruzione di una società solidale e di un modello cooperativistico tra popoli di diversa sponda, realizzata come sostenibilità dell’ambiente è stata la sfida della prima edizione del Vittoria Peace Film Fest.

«Una sfida vinta. La testimonianza è rappresentata dalle sale piene di spettatori, soprattutto giovani. In particolare, studenti. Perché è stato questo il nostro intento: sollecitare una riflessione sul tema della pace che, però, fosse pieno di contenuti veri e concreti. Di esempi e modelli, etici ed anche economici da seguire». Sono le parole di Giuseppe e Luca Gambina, direttori artistici del festival.

«E’ come farsi un giro di giostra, Martin Scorsese non rinuncia mai all’immenso piacere di girare un documentario», ha ammesso Nello Correale, raccontando anche i retroscena della «sua» «Chiesa Galleggiante». Un sapore di vita dentro e fuori dalla pellicola. «Per girare alcune scene, ho dovuto immergermi in quella solitudine e in quella metodica quotidianità di un’attesa interrotta da un tuffo nel Volga o da interminabili mangiate di insalata russa».

Pasquale Scimeca ha parlato agli studenti della Scuola media Don Milani di Vittoria. «Voi – ha detto – avete il diritto di dire basta a questo mondo che gli adulti vi hanno confezionato. Servono idee, simboli e personaggi da seguire. Eredità da raccogliere e custodire. Giovanni Falcone racchiude in sé tutte queste variabili della nostra possibilità di percorrere un cammino di pace e di giustizia».