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VITTORIA - 26/06/2013
Cultura - Celebrata la figura del medico vittoriese di origine palermitana

Foderà, il chirurgo che innovò le tecniche operatorie

Dedicati alla figura dell’uomo la scalinata di via San Martino, una pubblicazione e un convegno. Sponsor dell’iniziativa, Nella Faraci, presidente del Soroptimist di Vittoria Foto Corrierediragusa.it

Dedicati al chirurgo vittoriese Emanuele Foderà (foto) la scalinata di via San Martino, una pubblicazione e persino un convegno. Quest´ultimo tenutosi nella sala Mazzone a Vittoria, è stato introdotto dalla musica e dalla danza degli alunni dell´Istituto Comprensivo San Biagio. Storici e medici si sono dati appuntamento per celebrare la figura dell´illustre chirurgo che «utilizzava piccoli tagli durante gli interventi così evitando problemi post operatori». Alla nobile figura di Foderà, nato a Palermo nel 1889 e morto a Vittoria nel 1948, che fu allievo del prof. Muscatello, si sono ispirati poi gli interventi di Nicolò Pacca, che ne ha descritto l´animo illuminato e solidale, visto che a volte prestava servizio gratuitamente nella sua clinica privata, poi divenuto «ospedaletto Foderà».

Paolo Monello, ex sindaco di Vittoria, ne ha ricostruito i tratti biografici, rammentandone anche le vicende delle persecuzioni razziali negli anni del fascismo. Ma in Provincia di Ragusa, gli ebrei erano già scomparsi nel XV secolo a causa dell´editto di Ferdinando il cattolico. Poi nel periodo dell´olocausto, si registrarono 6 donne ebree di cui 3 furono precettate e mandate al lavoro coatto. Nessuna delle tre però era siciliana di origine. Si pensava che lo stesso Foderà fosse ebreo. In realtà «non era per niente ebreo» in quanto aveva ricevuto pure i sacramenti. Probabilmente si indagò su di lui perché fratello di un pastore valdese, categoria molto controllata all´epoca oppure anche perché portatore di un cognome insolito.

A proposito del cognome Foderà, ne ha spiegato l´origine Salvatore Palmeri di Villalba, storico ed esperto genealogista. Villalba ha nominato uno per uno, i «valentuomini» della stirpe Foderà. Un viaggio nella storia a ritroso che giunge fino al 1700 dove si rinviene l´origine agrigentina della famiglia. A partire da Filippo Arturo, padre di Emanuele, che fu preside della facoltà di medicina dell´Università di Catania proprio nel periodo in cui si laureò il figlio, firmandone persino la sua stessa pergamena di laurea. Con lui, il nostro Emanuele, entrò in rotta di collisione per aver seguito le teorie del prof. Muscatello. Suo nonno fu Beniamino, che, come anche il prozio Ercole, vestì la toga di avvocato. Così come anche il bisnonno Filippo, protagonista del foro palermitano. Tra gli antenati, i Foderà annoverano l´abate Gerlando che diede alle stampe a Parigi nel 1821 un libro intitolato «Utili avvertimenti».

Poetessa fu la stessa figlia di Emanuele, Clementina, citata da Santi Correnti in una delle sue pubblicazioni proprio per aver scritto un libro di poesie ispirate da un animo decisamente nobile e sensibile. Presenti all´incontro anche la presidente Nella Faraci del Soroptimist di Vittoria, sponsor dell´iniziativa, l´assessore alla cultura Piero Gurrieri e il genero del medico Foderà Guido Celi, che donerà l´originale della pergamena di laurea del congiunto e della stessa moglie.