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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 1022
VITTORIA - 18/06/2013
Cultura - La sesta edizione si sta rivelando un successo straordinario

Vittoria Jazz Festival: 1° premio al 23enne Jacopo Albini

Il patron dell’evento Emanuele Garrasi entusiasta del successo anticipa novità per il prossimo anno: «Ci saranno contatti con compagnie aeree su Comiso. Vittoria si candida a essere il polo turistico più importante della Sicilia nel mese di giugno» Foto Corrierediragusa.it

Al Vittoria Rotary Jazz Award 2013 i fiati hanno avuto la meglio. Il primo premio è stato assegnato al 23enne astigiano Jacopo Albini (foto) ed al suo sassofono tenore. Il secondo e terzo posto invece per i gemelli autoctoni Matteo Cutello alla tromba e Giovanni Cutello al sassofono contralto. A giudicare i sei finalisti provenienti da tutta Italia Stefano Bagnol, Marco Micheli, Giovanni Mazzarino, Carlo Cattano – musicista – Dir. Vittoria Rotary Jazz School, Vincenzo Fugaldi – giornalista critico di musica jazz e Francesco Cafiso - dir. Artistico dl VJF e presidente della giuria.

Visibilmente emozionato Jacopo ha raccontato di non aver potuto partecipare alla scorsa edizione «quest’anno ho fatto di tutto per esserci e ne è valsa la pena. E’ una manifestazione straordinaria». Albini è stato premiato dal Questore di Ragusa, Giuseppe Gammino. Le esibizioni dei finalisti hanno si sono fregiate dell’accompagnamento del Mazzarino Trio che collabora con il Festival da sempre ed è proprio Giovanni Mazzarino a dichiarare «E’ un piacere ed un onore per me accompagnare stasera le esibizioni di questi giovani. Sono uno più bravo dell’altro, il loro livello è davvero molto alto» . Ai primi tre classificati una borsa di studio rispettivamente di 1500€ 1000€ e 500€ che Giuseppe Re presidente incoming del Rotary club di Vittoria definisce «una possibilità per questi giovani per approfondire i loro studi». Nel corso della serata si sono, inoltre, esibiti gli allievi della Vittoria Rotary Jazz School che sono saliti sul palco, accompagnati dal sax di Francesco Cafiso, per il saggio conclusivo delle lezioni del Maestro Carlo Cattano. A chiudere la serata in Piazza Henriquez le performances di Salvatore Tiralongo vincitore del «Premio Pippo Ardini» di Palermo e di Francesco Longo, miglior studente dei seminari di Piazza Jazz.

LE PAROLE DI ELOGIO DI MARZIO SHOLTEN
«Amiamo particolarmente suonare nei paesi dell’area Mediterranea come la Spagna, la Grecia e l’italia perché è più facile trovare un pubblico più attento, competente e caloroso che ci invoglia a dare il massimo. In questo panorama il Vittoria Jazz Festival si pone come un grande appuntamento di prestigio anche perché permette a tutti di avvicinarsi ad un genere musicale che, di solito, viene considerato di nicchia»… Queste le parole di Marzio Sholten protagonista indiscusso e particolarmente applaudito alla chiusura del secondo week end del Vittoria Jazz Festival music &cerasuolo wine 2013.

Il chitarrista olandese ha presentato all’evento il suo ultimo progetto «identikit», accompagnandosi sul palco con Lars Dietrich al sax alto, Jasper Blom al sax tenore, Sean Fasciani al basso elettrico e Jamie Peet alla batteria e scegliendo proprio Vittoria ed il suo Jazz Festival per la prima uscita italiana del quintetto. Se è vero che «in merito all’uso della chitarra nel jazz c’è tantissimo spazio ed ancora tutto da scoprire e da conquistare» come lo stesso Sholten ha dichiarato poco prima dell’esibizione, è altrettanto vero che Marzio e il suo Identikit hanno offerto uno spettacolo diverso dai soliti a giudicare dagli applausi frequenti e prolungati e dal coinvolgimento e l’attenzione del pubblico, che in piazza Henriquez continua ad essere numeroso. Vittoria, comunque, anche questa sera non è stata solo "l’incanto del Jazz" , il pubblico presente ha fruito lungo via Cavour delle mostre a cielo aperto e quelle allestite nei diversi palazzi del centro storico e delle degustazioni del Cerasuolo di Vittoria DOCG dentro le mura del castello Henriquez.

QUATTRO CHIACCHIERE "JAZZ" CON IL PATRON GARRASI
Vittoria, è notorio, non è una città molo amata dai cittadini degli altri comuni vicini. Per il suo temperamento arrogante, per la vivacità criminale che la contraddistingue, per la singolare anarchia e ribellione che evidenzia quando deve rispettare obblighi, regole, leggi e comportamenti sociali. Si è detto sempre, «Vittoria è una Repubblica a parte». Fino a convincercene. E il potere politico che ha governato la città dal dopoguerra a oggi non può sentirsi esente da responsabilità oggettive se i vittoriesi vivono in maniera sofferente i rapporti con il prossimo distante appena 20 chilometri. E’ risaputo, i modicani e i ragusani al di là della «piana», dove sono ubicati attualmente i grandi centri commerciali, non sono mai andati se non per motivi strettamente di affari e di lavoro. Quasi che la provincia finisse allo svincolo per Catania. Molte volte per pregiudizi sbagliati e per stupidi preconcetti. Tanto i vittoriesi i soldi agli altri comuni li portano a domicilio: il vittoriese il sabato sera se non percorre almeno 60 chilometri di strada fra andata e ritorno non si diverte!

Una pizza o una cena a Vittoria? Neanche gratis! Shopping in via Cavour, la più bella strada dello struscio dell’intera provincia? No, meglio in corso Umberto a Modica o in quei 300 metri angusti di via Roma a Ragusa. Una passeggiata ecologica nella più grande villa comunale del territorio ibleo? Meglio fare picnic sotto un albero di carrubo recintato da un muretto a secco. Una serata nel più bel teatro della provincia? Ma proprio una toccata e fuga se ne vale la pena e se la compagnia teatrale o musicale è formata da grandi professionisti. Insomma, Vittoria per il Sudest ibleo è apparsa solo un’ammucchiata di case a due piani abitata da gente arrogante da ammirare solo dai tornanti che scendono verso Comiso. E per un vittoriese che da 30 anni lavora a Ragusa fino al punto da amare la città capoluogo, non tanto per l’arcinota ipocrisia ragusana ma per signorilità ed educazione comportamentale, tutto questo provoca enorme fastidio.

Fino a quando Emanuele Garrasi, Francesco Cafiso, Luciano D’Amico e Giuseppe Nicosia hanno aperto le «frontiere» inventandosi 6 anni fa l’evento vincente destinato a diventare per la città l’evento del 21esimo secolo: «Il Vittoria Jazz Festival». Che i ragusani di buon fiuto avevano tentato di scippare all’ipparino per portarlo nel loro territorio. Senza successo.

L’inaugurazione della sesta edizione, la cui impronta internazionale si palpa a occhio nudo, ha portato in città quella effervescenza e vivacità culturale e civile tale da far compiere un salto di qualità indescrivibile. Chi oggi vuol fare rozza speculazione politica sul festival, cercando cavilli e il pelo nell’uovo sull’organizzazione, fa solo male a Vittoria, la riporta agli anni dell’oscurantismo, che non sono molto lontani. Il Vittoria Jazz festival è un’istituzione da conservare e valorizzare proprio come è stato fatto con la fiera Emaia, il vanto delle amministrazione politiche l’hanno inventata più di 40 anni fa. Il Festival accetta solo critiche costruttive, non distruttive o denigratorie, anche perché le persone che lo gestiscono sono al di fuori di ogni sospetto individualisico e personalistico. Al massimo si può consigliare all’amministrazione comunale pro tempore di fare meno sprechi in estate per il turismo popolare e più attenzioni agli eventi di qualità come il Jazz festival.

Il 9 e 10 giugno Vittoria è stata invasa da ragusani, modicani, pozzallesi, ispicesi e financo del catanese e del siracusano. Miracolo a Vittoria: le pizzerie e i ristoranti del centro storico non bastano, i bar consumano, tanta bella gente vittoriese e no si è riversata sulle strade del centro fino a notte fonda divertendosi in maniera genuina.

Emanuele Garrasi è il patron del Festival. Idee chiare, saggezza amministrativa, il pragmatismo del vero imprenditore. E’ contrariato per qualche episodio che non vale la pena neanche citare. «Tutto passa quando vedo la gente che viene a Vittoria - dice- la rassegna sta crescendo in maniera esponenziale fino a diventare una manifestazione internazionale. Vittoria è matura per andare oltre i confini isolani».

La gente da dove arriva?
«Da tutte le parti. Tanti vittoriesi, tantissimi forestieri che degustano il vino e ascoltano musica di qualità. E che qualità, quest’anno oltre al nostro Cafiso avremo sul palco Stefano Bollani. Registriamo un forte incremento di presenze e prevediamo che per le prossime settimane Vittoria riceverà turisti anche da fuori Sicilia, per degustare Cerasuolo e ammirare le esposizioni di artisti, le bellezze del centro storico».

Avrebbe immaginato 6 anni fa questo miracolo?
«Francesco Cafiso sta costruendo un evento che per Vittoria rappresenta, oltre che una manifestazione di alto livello culturale, una grande opportunità di sviluppo turistico».

La settima edizione potrebbe fregiarsi di un aeroporto vicino.
«Ci abbiamo già pensato, al punto che il prossimo anno ci vedrà impegnati a stabilire collaborazioni particolari con compagnie aeree su Comiso. Vittoria si candida a essere il polo della cultura e dell’attrazione turistica più importante della Sicilia nel mese di giugno. Già in questa edizione ci sono state ricadute economiche per il territorio molto importanti».