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VITTORIA - 31/03/2012
Cultura - Inizia la settimana della Passione di Cristo

Dramma Sacro a Vittoria tra fede, folklore e cultura

Si realizza il progetto del direttore e regista del dramma Massimo Leggio: un laboratorio teatrale formato da 20 allievi e incentrato su dizione, fonetica ed espressine corporea
Foto CorrierediRagusa.it

A Vittoria si rinnova la tradizione religiosa legata ai riti del Venerdì Santo. Questo culto, divenuto nel tempo consuetudine stratificata perché presente sin dagli anni della fondazione della città, oggi è patrimonio inestimabile. A Vittoria il percorso religioso, ovvero la via Crucis supportata dall’antica confraternita dei «Cruciffissari» si lega ai «Parti», dramma Sacro che va in scena sin dal 1859.

Nel tempio raffigurante il Golgota, in piazza Sei Martiri, si spegne la processione mattutina per lasciare la scena al teatro serale. Quella recitazione è l’emblema di un folclore popolare che ha lasciato tracce della sua espressione nelle menti di generazioni di vittoriesi.

Attori di fama nel tempo si sono avvicendati nell’interpretazione dei ruoli protagonisti; da Paola Borboni, Edda dell’Orso,Valeria Ciangottini, a Mariella Lo Giudice, Sebastiano Tringali, e Ileana Rigano. Questi hanno fatto risorgere l’esperienza recitativa e di alta qualità, in un città poco sensibile alle evoluzioni culturali del momento. Ciò grazie soprattutto alla direzione di registi esperti e di fama, che hanno guidato l’evento con dedizione, cura e maestria. Dagli anni in cui «i parti» venivano realizzati in forma quasi amatoriale ai tempi di esperti registi come Gianni Battaglia e per ultimo Massimo Leggio.

Per capire il valore del «dramma Sacro», prosa classicheggiante, scritta dalla nobile penna di Alfonso Ricca (1791-1850) il marchese, il cui fratello Federico, il cavaliere di Tettamansi, fu autore di Miscellanea poetica, versi linceziosi che paradossalmente gli valsero la sepoltura in Chiesa Madre al contrario del fratello Alfonso, occorre immergersi nel suo evolversi espressivo; quel testo, punta di un barocco letterario che negli ultimi anni è stato fin troppo rimaneggiato.

Dice Gianni Battaglia del testo del Ricca: Esso dimostra «l’echeggiarsi di sintagmi, locuzioni, termini che tradiscono le indubitabili sedimentazioni classiche alle quali l’autore inclinava». E Alfonso Ricca era abbastanza colto, perché nello scrivere riprendeva forme espressive presenti nel Tasso, in Omero, Ariosto. Passi di Jacopone da Todi e persino miscugli vernacolari locali.

Tutto questo è dimostrazione di come a Vittoria la cultura fosse presente da sempre. Espressioni letterarie come quella del Ricca lo dimostrano. Nella tradizione e per la tradizione occorre lavorare, per custodire gelosamente quell’interesse attorno ad un «antiquariato letterario» che allora come oggi a Vittoria si conserva e occorre preservare. Tutta la rappresentazione, infatti, attualmente è inserita nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana, con tutela dell’Unesco.

Massimo Leggio oggi è il direttore del Dramma Sacro, per il secondo anno consecutivo. Il tutto è realizzato con il patrocinio dell’Arcipretura Parrocchiale della Basilica di San Giovanni Battista, l’Assessorato alla Cultura di Vittoria, della Provincia Regionale di Ragusa. Felice per la riconferma, il regista Massimo Leggio (al centro nella foto con gli allievi), parla di laboratorio teatrale, incentrato su dizione, fonetica ed espressine corporea, che coinvolge attualmente 20 allievi di ogni età. L’edizione 2012 della Sacra Rappresentazione, prevede la novità di un concorso per la migliore recensione sul Dramma Sacro, in cui saranno impegnati gli studenti della scuola media inferiore dell’Istituto comprensivo San Biagio di Vittoria, coordinati dalla docente Adriana Minardi.

Il premio sarà la pubblicazione della recensione vincitrice su un quotidiano siciliano. Saranno avviati anche degli incontri nelle scuole in cui il regista Leggio parlerà di Dramma Sacro. La giuria del concorso sarà formata da componenti appartenenti al mondo del teatro, come il regista Gianni Battaglia, della letteratura come lo scrittore Emanuele Giudice, a quello del giornalismo.

Un percorso formativo e di propaganda culturale che vede al centro innovazione, ma soprattutto tradizione. Perché è solo nelle tradizioni che la cultura riesce a trovare la spinta per lanciarsi verso il futuro migliorandosi senza snaturarsi o ancora di più mortificarsi; senza mai perdere quelle figure divenute nel tempo luogo comune espressivo, aggancio del grande pubblico popolare alla memoria. Lo stesso popolo-pubblico, che ogni anno si raduna numeroso attorno a quel palco con gli occhi puntati verso quel Cristo in Croce, il «figlio bianco e vermiglio» attraverso cui Dio ritrovò il modo per ricongiungersi alla sua creatura più nobile: l’uomo, sua divina espressione.