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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 886
VITTORIA - 16/10/2011
Cultura - Il ruolo del gentil sesso durante gli anni risorgimentali

Donna vittoriese protagonista dell’Unità d’Italia

I versi inediti di Teresa Iacono Roccadario, poetessa del Risorgimento vittoriese
Foto CorrierediRagusa.it

Il processo di unificazione italiana non nasce e non si realizza soltanto attraverso gli illustri statisti, filosofi o patrioti dell’inizio ottocento, ma anche grazie al contributo importante e incisivo della mano e del pensiero femminile. Da ciò è possibile sostenere che «Risorgimento della Nazione» è anche «Risorgimento delle Donne» dedite all’azione caritatevole, alla letteratura, alla poesia, al volontariato. Il panorama vasto va dalle donne che cucivano le bandiere alle donne che insegnavano negli asili per «l’infanzia del popolo» di don Ferrante Aporti.

Nel 2011, ricorrendo l’anniversario della proclamazione del Regno d’Italia, con Vittorio Emanuele di Savoia non più Re di Sardegna ma di uno Stato più vasto che andava dal Mediterraneo alle Alpi, tante sono le manifestazioni che vogliono ricordare l’evento. Ma si dimentica che il 17 marzo del 1861 non si ebbe un’Italia Unita nel senso stretto del termine, unificazione avutasi solo ai primi del ‘900 con l’ultimo conflitto mondiale, bensì la proclamazione di un Regno, quello italiano, a cui ancora mancavano Roma, Venezia e Trieste.

Le nostre donne siciliane non sono passate certamente inosservate, ed anche in Provincia di Ragusa, dove il sindaco ragusano Luciano Nicastro fece sventolare per primo in Sicilia, la nuova bandiera nazionale, il Tricolore, sulla facciata della chiesa Madre di San Giovanni Battista il 16 maggio del 1860, spiccano donne d’indole poetica e risorgimentale che si ispiravano all’Italia, a Garibaldi, a Roma liberata. Poi la forza del pensiero e della cultura ha fatto da supporto alla circolazione di idee, patriottiche e rivoluzionarie, al punto da creare temi poetici risorgimentali di caratura nazionale e diffusi fino al livello locale.

La Provincia di Ragusa ha dato i suoi frutti migliori attraverso i versi di un’inedita e quasi oggi sconosciuta ma raffinatissima poetessa vittoriese dell’Ottocento risorgimentale, Teresa Iacono Roccadario (foto) la quale scrivendo centinaia di sonetti, ottave e romanze entrò nel Pantheon delle donne letterate che inneggiarono all’Unificazione italiana.

Ne conosciamo la vita attraverso il racconto del suo pronipote, il marchese Salvatore Palmeri di Villalba, il quale ha raccolto tutto l’intero patrimonio letterario, ne ha ordinato e sistemato ogni singola poesia. La piccola Teresa o «Teresina», come ella stessa si firmava in alcuni sonetti giovanili, nacque a Vittoria nel 1842 da Salvatore e Rosa Modica da famiglia «civile e benestante».
Spiccando per intelligenza e interesse per le lettere, imparò a leggere e a scrivere assistendo alle lezioni che un precettore teneva alla sorella minore di quattro anni. La vena poetica sbocciò molto presto, e già nel 1857, l’anno della spedizione di Sapri, a soli 15 anni scrisse un sonetto di natura risorgimentale appunto, dal titolo «L’Italia».

Teresa sposò Giombattista Alessandrello a 32 anni, un’età avanzata per l’epoca a causa dell’eccessiva timidezza di lui, il quale si limitava a dichiararsi, essendo anche poeta, attraverso suoi versi a lei dedicati senza andare mai oltre. Ma già la prima produzione poetica della «piccola Teresina», piena di entusiasmo per «l’italica redenzione» è ovviamente tutta risorgimentale e dell’Italia essa tratterà a lungo. Di lei si conservano, infatti, tre sonetti e un inno dedicati all’Italia; un sonetto a Venezia; varie poesie dedicate a Roma e all’eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi, definito ora «..invitto duce forte e bellicoso», ora « Belisario novello», o ancora « il gran nizzardo»; un sonetto dedicato ai Savoia, dal titolo «Dall’Alpe all’Appennino», che considerava dinastia traino del processo di unificazione contro « il vil tedesco»; e persino un riferimento ad Anita Garibaldi, nella poesia «L’esule»: «Amor mio non mi scordar. Fra mie braccia svenne: e manco le venia il respir nel petto chiuse i lumi e di pallore si coprì il pudico aspetto…»

I temi presenti nella poesia di Teresa Iacono, riprendono, dunque, i motivi generali che circolavano a livello nazionale. Un esempio lampante sta nel sonetto giovanile «L’Italia» del 1857, in cui l’autrice riprende l’idea generale della debole virilità degli uomini italici di quel periodo, riconquistata poi attraverso le campagne risorgimentali, idea evidenziata dalla studiosa Lucy Riall, e incredibilmente presente anche nei versi della Iacono: «Piange e rimembra in guisa assai pietosa, dei figli antichi, le virtù e le geste ed or sue membra lacerate e peste mira la gente estranea e baldanzosa alla mollezza, al vizio, abbandonati crede i suoi figli e se ne cruccia e geme, niun mi soccorre –esclama- oh figli ingrati».

Tale ricorrere di temi comuni derivava sia da un mescolamento di idee, sia dagli scambi letterari che la Iacono aveva con altre poetesse di respiro letterario più ampio. Come, ad esempio, la poetessa netina Mariannina Coffa Caruso, la messinese Letteria Montoro, e la palermitana Giuseppina Turrisi Colonna. Un cenacolo di donne poetesse centrali nella società di metà ‘800, allorché in tutta la penisola si passò «da un semplice drappello ad una folta schiera di donne letterate», come dice Simonetta Soldani in un saggio dedicato alle donne del Risorgimento. Anche se, assai difficile rimase la loro affermazione in termini culturali e sociali, ed esse poterono trovare fortuna solo se appartenenti ad una vera e propria «genealogia familiare dedita alla scrittura», o quando partecipi di veri e propri circoli letterari.

La nostra Teresa Iacono Roccadario partecipò ad entrambi i casi: ella fu infatti favorita dal clima familiare - lo stesso marito era poeta sebbene di fama minore e suo nipote era il poeta vittoriese Neli Maltese, con molta probabilità da lei avviato all’interesse per la poesia – ma ebbe anche importanti corrispondenze letterarie con altre poetesse. Eppure la sua produzione poetica è stata rinvenuta dagli eredi in forme inedite: il suo carattere schivo e riservato la portò, infatti, a non pubblicare mai nulla, malgrado molte sue poesie venissero, per suo volere, lette prima da un altro letterato vittoriese suo contemporaneo, il dottor Emanuele Iapichino, e tre di esse pubblicate in una sua raccolta.

Teresa Iacono Roccadario passò a miglior vita nel 1939 quasi centenaria, portando con se l’esperienza non solo del Risorgimento italiano e ragusano, ma della nuova Italia crispina e giolittiana, fino a giungere alla prima guerra mondiale e al ventennio fascista. Il suo viaggio terminò alle porte del secondo conflitto mondiale lasciando dei versi che senza dubbio, secondo un’analisi critica di esperti letterati, si mostrano in tutta la loro bellezza poetica facendo emergere lo stile di una donna dall’animo nobile e sensibile.