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VITTORIA - 16/09/2010
Cultura - Vittoria: eccezionale scoperta editoriale nella città ipparina

«L´Attualità», giornale chiuso dal Re nel 1886

Un gruppo di intellettuali pubblicò il settimanale «L’attualità- Gazzetta settimanale Vittoriese» senza preventiva domanda il 4 e 11 aprile del 1886. Il barone Filippo Pancari, Giuseppe Di Stefano, Giuseppe Salmè Giombattista Velardi, Gaetano Giudice e Carlo Priviterà subirono procedimento penale

Nella seconda metà degli anni Ottanta dell’Ottocento, il Procuratore del Re della provincia di Siracusa avviò un procedimento penale contro un gruppo di persone vittoriesi, imputati di «avere pubblicato un giornale senza avere fatto precedere domanda, reato commesso in Vittoria, relativamente al primo numero, il 4 Aprile 1886, e, per il secondo numero, l’11 dello stesso mese».

Autori della violazione degli artt. 37 e 40 della legge sulla stampa, modificata per la Sicilia, a detta dell’accusa, furono il barone Filippo Pancari del fu Mario, di anni 19, Giuseppe Di Stefano del fu Carmelo, di anni 24, Giuseppe Salmé di Filippo, di anni 20, Giombattista Velardi, di anni 66, Gaetano Giudice del fu Giacomo, di anni 58, e Carlo Privitera di Leonardo, di anni 38. Tutti erano residenti a Vittoria.

Il giornale in questione era «L’Attualità – Gazzetta Settimanale Vittoriese», il cui primo numero andò in distribuzione il 4 aprile 1886, nel quale veniva pubblicato il «Programma» che si proponevano di realizzare i cosiddetti imputati.

Ho ritrovato una freschezza in chi ha scritto il «Programma» a dir poco straordinaria, si trattò di uno o più giovani che avevano a cuore il destino del proprio paese, in questo caso Vittoria, ma potrebbe essere un qualsiasi paese di questa nostra Sicilia. Giovani che volevano intestarsi una battaglia per il progresso e lo sviluppo, consapevoli com’erano delle potenzialità culturali e produttive del loro paese, ma che rischiavano di restare allo stato potenziale, appunto, perché, per esempio, mancavano le infrastrutture viarie e ferroviarie (ma, perché oggi cosa continua a mancare?).

Giovani che avevano individuato con estrema chiarezza tutti i limiti della politica, infatti, chiedendosi di chi fosse la colpa, non avevano infingimenti e parlavano con franchezza: «del Governo che ci dimentica, dei nostri deputati che non sanno farsi ascoltare». Come dire: anche allora come ora, il Governo centrale trascurava le aspettative della Sicilia e i rappresentati politici dei territori, abili tessitori di trame e di orditi, in loco, quando arrivavano a Roma… erano dei peones qualunque.

E ancora, un gruppo di ragazzi vittoriesi che si proponevano di «manifestare i bisogni del […] paese», restando comunque «estranei alle lotte personali, alla violenza, all’intolleranza d’ogni partito», con il nobile e manifesto intento di essere sempre «franchi e aperti come gli antichi Spartani», che non appartengono «né a fazioni, né a partito [alcuno]». Merce, questa, introvabile oggi nel panorama giornalistico e culturale siciliano.

Il cosiddetto «cuffarismo» si dice che abbia «drogato il mercato» delle coscienze, un’inezia, si potrebbe dire, rispetto al danno che sta producendo l’ «overdose di «lombardismo», soprattutto nella formazione delle coscienze dei giovani. Nessuno dovrebbe poterle mai e poi mai manipolarle.

Fa impressione leggere di un manipolo di giovani vittoriesi di 124 anni fa che tracciò la linea editoriale del foglio settimanale che s’apprestava a pubblicare, laddove affermava che ««L’Attualità» sarà una gara per la quale la gioventù intelligente può fare le prime prove della penna ed iscoprire il suo valore intellettuale e morale. Accetteremo di buon cuore quegli articoli che rispondono all’indole del nostro giornale, popolare eminentemente». Che è da manuale del giornalismo e della pedagogia.

Dopo averlo letto e riletto, mi sono convinto che fosse necessario pubblicarlo, per far conoscere a tutti l’abbagliante attualità di quanto veniva scritto 124 anni fa da un gruppo di giovani vittoriesi.

Eccolo, qui di seguito, il Programma del 1° numero:

"Vittoria senza un giornale! Una così importante città per la sua popolazione, pel suo commercio, per il suo traffico, per la cultura della vite, star di meno a tante altre anche più piccole che col mezzo giornalistico i bisogni, i lodevoli desideri, le speranze manifestano per ottenere un qualche miglioramento, è forse un fatto che ne fa pena.

Ora, è forse un’ardua impresa oppure biasimevole quella di occupare i nostri concittadini con un foglio almeno settimanale? Ma, non abbiamo tanto da dire? Forse i nostri vini non corrono quasi tutta l’Europa? E forse che in ricambio dell’utile che rechiamo coi nostri prodotti, non siano quasi dimenticati dal Governo?

La ferrovia Siracusa-Licata, tanto e a giustizia desiderata da noi, che il traffico ed il movimento non costoso renderebbe e più celere, una ferrovia sì necessaria, ed utile in fin dei conti sì facile, non è ancora una vuota promessa ed una ciancia, sebbene sia pronto il piccolo tronco da Siracusa a Noto? E di chi la colpa? Parliamo francamente, del Governo che ci dimentica, dei nostri deputati che non sanno farsi ascoltare.

E giacché siamo così dimenticati con quale mezzo noi potremo far giungere la nostra voce sino al Governo se non col giornalismo, il quale ci consente di farci leggere e che può alta levare la sua voce?.

Però sin da ora noi dichiariamo che nel manifestare i bisogni del nostro paese saremo sempre estranei alle lotte personali, alla violenza, all’intolleranza d’ogni partito: il nostro solo pensiero sarà l’utile il bene pubblico.

Franchi e aperti come gli antichi Spartani, non apparterremo né a fazioni, né a partito; si scriverà cercando di illuminare il popolo parlandogli dei suoi doveri e dritti, per educarlo a savie virtù, spingerlo per la via del bene e richiamare l’attenzione di coloro che reggono i destini di questa culta città e del Governo su proposte sagge ed attuabili.

«L’Attualità» sarà una gara per la quale la gioventù intelligente può fare le prime prove della penna ed iscoprire il suo valore intellettuale e morale. Accetteremo di buon cuore quegli articoli che rispondono all’indole del nostro giornale, popolare eminentemente".