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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:03 - Lettori online 1328
SIRACUSA - 03/06/2015
Cultura - Attualizzate dai registi le tre rappresentazioni classiche, stravolte Medea e Le Supplici

Tragedie greche a Siracusa, rivoluzioni in scena

Ifigenia in Aulide mantiene la rigorosità voluta dai testi e conquista la platea Foto Corrierediragusa.it

Stravolgimenti, innovazione e attualità. Sono queste le parole che contraddistinguono le tre rappresentazioni classiche del Teatro Greco di Siracusa. Medea di Seneca, Le Supplici di Eschilo e Ifigenia in Aulide di Euripide, portate in scena nel capoluogo aretuseo fino al 28 giugno, rovesciano gran parte dei principi a cui lo spettatore è abituato ad assistere. È in particolare le Supplici, per la regia di MoniOvadia, ad offrire un nuovo modo di intendere la tragedia. L’attualizzazione dei temi, dei costumi e delle musiche – direttamente portate sulla scena –, la reinterpretazione del regista – che incarna fra l’altro anche il re Pelasgo –e l’uso del dialetto siciliano ne hanno stravolto il senso ma hanno offerto allo spettatore una nuova chiave di volta per una riflessione sul tema dell’immigrazione e della violenza sulle donne. Non una vera tragedia, quindi, forse più un musical in grado comunque di emozionare l’intera platea. La stessa sorte non è invece toccata a Medea, ricostruita quest’anno da Paolo Magelli. L’aspirazione di un’intensa esegesi ne ha stravolto inevitabilmente il senso: le ambientazioni anni ’20 hanno allontanato completamente l’opera da Seneca, marcando invano questo significato mittleuropeo che poco – o per niente – si addice a una tragedia greca. L’elusione dal contesto classico appare, in certi versi, mitigato dall’interpretazione di Medea, alias Valentina Banci, e dal suo rapporto con Giasone, interpretato da Filippo Dini: la relazione, diretta da sentimenti di odio e di vendetta, si conclude in tragedia con l’uccisione dei due figli per mano della madre, assassinio mantenuto in scena così come aveva voluto lo stesso Seneca. Ci pensa invece Ifigenia in Aulide a mantenere la rigorosità delle rappresentazioni classiche. Un’esplosione di colori, di voci e di interpreti sanciscono un grande successo di Federico Tiezzi che bene ha saputo riadattare la tragedia di Euripide. La scena, conquistata sapientemente da Antonio Lo Monaco, alias Agamennone, riconduce lo spettatore nell’antica Grecia e la scenografia, con gli annessi ‘effetti speciali’, è pienamente coerente con lo stile della regia.

Ifigenia, ossia Lucia Lavia, e Clitemnestra, Elena Ghiaurov, hanno donato poi l’accento giusto a tutta la tragedia, fornendo allo spettatore quel coinvolgimento in più che è comunque mancato nelle altre due rappresentazioni. Come ogni anno, l’illustre lavoro della Fondazione Inda ha permesso, ancora una volta, di condurre a Siracusa migliaia di persone per quest’immancabile appuntamento che unisce sapientemente arte, teatro, cultura e tradizione.