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Venerdì 19 Ottobre 2018 - Aggiornato alle 18:25
SCICLI - 08/08/2018
Cultura - Appuntamento culturale di grande richiamo nella frazione balneare

Gli anni 70 di Mario Bonanno conquistano Sampieri

Lo spaccato di un’epoca (1970/1979) che ha segnato la vita di una generazione Foto Corrierediragusa.it

Un tuffo nel passato per quella generazione di lettori e di appassionati che in un locale di Sampieri hanno presenziato all’apertura ufficiale della seconda edizione di "Un Mare di Libri, aperitivi letterari al tramonto". L´opera «33 giri – Guida ai cantautori italiani- Gli anni Settanta» di Mario Bonanno (edizioni Paginauno), scrittore e saggista musicale ha dato il battesimo a questo evento, a quanto pare molto atteso vista l’abbondanza dell’uditorio, da turisti e villeggianti che al calar del sole, reduci da un bagno rinfrescante, hanno preso posto nella platea. L’autore Mario Bonanno ha conversato con il giornalista Sergio Taccone (foto), altro cronista impegnato nel sociale autore d’inchieste su rotte dell’immigrazione e traffico di droga che gli valse il premio internazionale di Giornalismo «Maria Grazia Cutuli» 2009.

Dal dialogo è venuto fuori uno spaccato di un’epoca (1970/1979) che ha segnato la vita di una generazione che ha assistito al crollo dei miti che imperversavano nella cultura monocorde, nella musica melensa, nel giornalismo di vetrina, nel rapporto genitoriale con regole ferree e insulse. La canzone e i cantautori dell’epoca, negli anni della contestazione giovanile, diedero una forza e una spinta formidabile al cambiamento nel modo di parlare, nell’intendere le relazioni umane, nella scelta dell’abbigliamento, nell’ educazione, nello studio, nel concepire nuovi e impensabili ambiti di libertà nell’amore, nello scrivere, nella scelta degli autori da leggere.

Mario Bonanno percorre questa impervia strada partendo dal presupposto che la canzone d’autore di quegli anni non è solo quella di protesta. Un errore clamoroso perché nel cantautorato ci sono autori mediatici (valga per tutti Rino Gaetano) e altri trans mediatici i cui testi non sono immediati e diretti e vanno interpretati. Il loro linguaggio (vedi Guccini, Bertoli, Lolli) e i messaggi che contiene contesta il sistema costituito in un ambito di poesia che si fa canzone, ironia, dileggio. Negli anni ’60 esisteva la canzone rassicurante del sentimento diretto con l’edulcorazione dei toni sociali, con Luigi Tenco si attraversa un punto di snodo epocale nel senso che il sentimento diventa più terraneo (Mi sono innamorato di te perché non avevo nulla fare…) e meno scontato con i riti precedenti.

Da lì partono variegate scuole di pensiero che ci portano al Folk studio con Luigi Grechi, Francesco De Gregori, Ernesto Bassignano e Antonello Venditti e poi ancora di passaggio Fabrizio De Andrè che diventerà l’epicentro della canzone colta, riflessiva e rivoluzionaria, basta ascoltare uno dei suoi più famosi Lp «Buona Novella» per finire con Dalla e la comunione con De Gregori con «Banana Republic» che segna la fine degli anni settanta.

La bacheca dei rivoluzionari del pensiero canoro non può non citare Iannacci, il poeta degli emarginati, Gaber, un antagonista dei luoghi comuni e dei riti sociali consunti, un visionario illuminato antisistema e infine Roberto Vecchioni i cui LP segnano lo spartiacque dal passaggio della canzone d’autore dagli anni settanta agli ottanta. Basta ricordare i testi riprodotti in «Robinson», «Samarcanda» e «Montecristo» che ha segnato l’adesione alle istanze del femminismo. Oggi questo è già quasi passato. Non si rifanno le ristampe di questi titoli che hanno segnato un’epoca. Gli editori riproducono incolte compilation che non forniscono una guida, una direzione a quegli che furono gli anni ruggenti di cantautori che hanno indirizzato e contaminato la vita d’intere generazioni.