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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 850
SCICLI - 21/07/2013
Cultura - La retrospettiva inaugurata nella sede del Movimento "Vitaliano Brancati" in via Mormina Penna

Nisveta, quella raffinata signora bosniaca

Sono 32 le opere in mostra tra acquetinte, disegni, acqueforti, tutte caratterizzate dalla eleganza del segno Foto Corrierediragusa.it

Un ricordo sobrio ma raffinato. Che sarebbe piaciuto a Nisveta Granulo, morta prematuramente lo scorso anno a 50 anni. Il movimento "Vitaliano Brancati", la Fondazione Arch e la stessa famiglia hanno scelto la misura e non la facile enfasi in cui si sarebbe potuto cadere nella retrospettiva presentata a Scicli nella sede del Movimento in via Mormina Penna. "Nisveta - si legge nell´elegante catalogo di cui la figlia Ena ha curato il progetto grafico - ha lasciato alla comunità iblea ed alla sua famiglia un´eredità di dignità, originalità, raffinatezza e buon gusto". Tutti segni che si leggono nelle 32 opere presentate nelle sale del Brancati, frutto del lavoro e della passione che dal 1995 fino allo scorso anno hanno segnato la vita dell´architetto e del grafico d´arte. La presenza di artisti, tra cui molti del Gruppo di Scicli, di giovani, di intellettuali, di studenti e professionisti all´inaugurazione della retrospettiva è stato il segno del lascito artistico di Nisveta, arrivata nel 1993 dalla Bosnia dilaniata dalla guerra civile ed approdata quasi per caso a Modica con pochi averi ma un entusiasmo non sopito dalle cannonate dalle colline di Sarajevo.

E´ stato su questo, sulla sua curiosità per un mondo nuovo, sulla sua cultura, sulla sua capacità di rimettersi in gioco pur ripartendo da zero o quasi che Nisveta Granulo è riuscita ad affermarsi, non solo in senso professionale, lasciando peraltro alcuni interventi di architettura che meriterebbero un´altra retrospettiva, ma lavorando sulle incisioni, sulle aquetinte, sulle acqueforti, sui segni. Lavori densi di astrazione stilistica ma generati da una vasta conoscenza del mondo che Nisveta da viaggiatrice aveva introiettato e che ha manifestato nei tanti elementi simbolici che fanno parte del suo vissuto artistico. Di lei, come scrive Paolo Nifosì, nella sua presentazione critica, ci resta "la poetica coerente lineare nella leggerezza dei suoi spazi inventati e dei suoi fogli ricchi di passione per la vita". Quella che Nisveta ha concluso, ahimè, troppo presto.