Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:31 - Lettori online 1332
RAGUSA - 29/01/2010
Cultura - Catania: la storia della città etnea in un saggio curato da vari studiosi

Catania urbana dal primo insediamento al ´700

Un’opera che mancava riscritta da vari studiosi coordinati da Lina Scalisi, presentata in un affollatissimo «Coro di Notte» del monastero dei Benedettini
Foto CorrierediRagusa.it

Un «Coro di Notte» affollato di storici e ricercatori per assistere alla presentazione del nuovo volume sulla storia di Catania. Il passato del capoluogo etneo rivive adesso in una splendida opera dal titolo «Catania. L’identità urbana dall’Antichità al Settecento», (Domenico Sanfilippo edit. pagg.384). «L’iniziativa- dice Lina Scalisi, ordinaria di Storia moderna presso l’Università degli Studi di Catania e coordinatrice dell’opera - sorge dal tentativo di provare a «ri-scrivere» la storia urbana di una città ignota ai più mostrandone la sua vera identità».

Alla conferenza di presentazione si sono avvicendati diversi interventi a partire da quello dell’accademico Fausto Zevi che ha relazionato sulla storia di Catania antica, per giungere ai contribuiti critici di Marcello Verga e Giuseppe Giarrizzo. Enrico Iachello, preside della facoltà di Lettere, ha moderato gli interventi. Una presenza gradita e inaspettata è stata quella dell’ arcivescovo di Catania mons. Salvatore Gristina, oltre a quella dello stesso editore.

Il « Catania» si suddivide in una prima sezione relativa al mondo antico e medievale, seguita da una seconda sezione dedicata alla città moderna (tardo 400 fine agli anni ‘30 del 700) e infine una terza che tratta della cultura visiva, musicale e linguistica tra Cinque e Seicento. In quest’ultima sezione si ha un’incursione nel ‘700 per mezzo di alcuni dipinti post ricostruzione terremoto e con il saggio sulla copertina del Canaletto e Guerra. I saggi sono stati curati da Vincenzo La Rosa, Santo Privitera, e Lucia Arciva nella I sezione; Paolo Militello, Giannantonio Scaglione, Domenico Ligresti, Lina Scalisi, Stefano Condorelli, Agata Mirabella, Maia Concetta Calabrese nella seconda; Maria Rosa De Luca, Barbara Mancuso, Rosario Sardo, Gianluca Vecchio nella terza.

Giuseppe Giarrizzo rivela che l’opera, fortemente desiderata, è nata da una sintesi di materiali analitici e molteplici ma poco sufficienti sin dall’inizio e che grazie al coordinamento di Lina Scalisi si è riuscito in seguito a far convergere diverse competenze attorno ad uno stesso tavolo di studio dando così vita ad un opera completa e ben strutturata. Dalla città antica, a quella medievale e al periodo moderno. Tutto un percorso ricostruito per parlare di una Catania a cominciare dal suo primo insediamento risalente all’VIII secolo a. C. giungendo dritto alla grande città «della Piana» di inizi ‘700. Leggere il libro è come entrare in una macchina del tempo per ritrovarsi ora sull’antica collina di Montevergine, luogo del primissimo insediamento o dentro le mura di un castello Ursino tutto medievale, simbolo quest’ultimo, di un potere imperiale che faticava ad imporsi in una città votata al suo Vescovo e alla sua patrona S. Agata.

Uno sguardo nuovo, attento e di fresca realizzazione che punta l’attenzione sui simboli intramontabili della città: la piana, il Simeto, la montagna, il mare. Simboli questi, che fanno di un centro urbano dalle dimensione non indifferenti un unico protagonista nello scenario geografico della Sicilia sud orientale. Scrive Lina Scalisi nella sua introduzione all’opera: «Catania si presenta così al lettore con le sue piazze, con le sue strade, con le sue porte, con il suo rispondere in modo funzionale alle esigenze di una popolazione la cui taglia demografica non conosce decrementi, malgrado il timore del vulcano le cui eruzioni alimentavano le preghiere dei fedeli e la passione degli eruditi».

Un timore fondato che trova il suo sfogo nel 1669 quando la lava del «Mongibello» lambisce Catania entrando persino nelle cucine del monastero dei Benedettini e circondando il castello Ursino. Una Catania che affronta terribili momenti di distruzione e che prova a sfidare gli eventi catastrofici riparandosi dietro al sacro e miracoloso «Velo di Agata». Una città che fa appena a riprendersi dall’eruzione e che si ritrova coinvolta nel terribile sisma del 1693, evento drammatico ma pur sempre meno distruttivo di un’eruzione. Quest’ultima, a differenza di un terremoto non soltanto distrugge, ma modifica persino la morfologia di un paesaggio. Ecco che Catania è anche la città dell’Amenano sotterraneo che ora affiora e si inabissa nel ventre di una «città nera» come il colore della sua materia prima di edificazione: la lavica pietra.

Una storia della città e non solo, perché nell’opera emerge alla fine la descrizione di tutto il patrimonio artistico e musicale di una città dai confini culturali illimitati. La stessa che appare «…racchiusa nel disegno delle mura.. tratteggiata dal pennarello e dai colori di Canaletto e Guerra» ora pronta alla fruizione degli studiosi e degli appassionati di storia del presente e del futuro.