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RAGUSA - 23/09/2009
Cultura - Catania: lo scrittore racconta in un libro la sua conversione religiosa

Allam, da figlio di Allah a figlio di Dio, è la stessa cosa?

L’autore: «Difficile dialogare con chi non ha la cultura della vita, del rispetto di essa e inneggia alla morte, perché sarebbe come scendere a patti con un carnefice che prima o poi si trasformerà nel mio carnefice"
Foto CorrierediRagusa.it

Una conversione che da intima scelta diventa fatto pubblico. E´ quella di Magdi Cristiano Allam (nella foto), giornalista di origine mussulmana che di recente ha abbracciato la fede cristiana. La vita di Magdi Allam è ora blindatissima perché la conversione al cristianesimo e la testimonianza attraverso l´azione sociale lo hanno reso un bersaglio sensibile del terrorismo islamico.

Blindata era anche la nuova libreria Mondadori di Corso Sicilia a Catania che grazie al Gruppo Brancato e all´assessorato alla Cultura del Comune etneo ha ospitato la presentazione del libro "Europa Cristiana Libera" (ediz. Mondadori, pagg. 173).

L´opera vuole essere una testimonianza di come dopo 35 anni passati al servizio di un´informazione giornalistica che ha visto Allam ricoprire la carica di vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, si possa diventare strumento politico attraverso il quale lanciare nuovi messaggi che diventano
azione concreta e materiale; di come si può fondare un partito, "I protagonisti per l´Europa Cristiana" e diventare emblema di una religione, quella cristiana appunto, che sembra fare oggi affidamento ad una sempre meno nutrita schiera di suoi devoti più osservanti.

Due sono i temi principali, il concetto di "Dialogo" e quello di "Convivenza". Allam punta la sua attenzione su di essi snocciolando un discorso che mira dritto alla testimonianza di una verità che lo scrittore ha riscoperto nella nuova fede. La stessa che aveva imparato a conoscere già tempo prima studiando dai salesiani e poi dalle suore comboniane e che adesso lo ha reso cristiano nella sua totalità. "Oggi tutti si riempiono la bocca della parola «dialogo» ma poi non sanno neanche cosa significhi dialogare", dice l´autore. Un dialogo che presto può diventare fine a se stesso se non diventa azione concreta e si realizza attraverso la comunione di idee.

Il collegamento inter-religioso deve far uso del dialogo perché questo diventi "uno strumento di trasmissione di idee reciprocamente accettate e condivise". Il rispetto della vita e delle regole, la salvaguardia dei valori, l´accettazione della diversità dell´altro, devono essere idee condivise affinché "questo ponte -dialogo possa avere un buon ancoraggio in entrambe le sponde". "Non posso dialogare con chi non ha la cultura della vita, del rispetto di essa e inneggia alla morte, perché sarebbe come scendere a patti con un carnefice che prima o poi si trasformerà nel mio carnefice" dice Allam".

Il dialogo vuol dire condivisione di un "bene comune". E´ favorevole lo scrittore ad una "convivenza", ad un mondo globalizzato che non sia solo multiculturalismo, ovvero "l´illusione che si possa gestire una comunità di persone appartenenti a culture, fedi ed etnie diverse senza un collante identitario, limitandosi a elargire a piene mani diritti e libertà". E che non sia neanche solo multiculturalità , una specie di fotografia della realtà esistente che vede all´interno dello stesso spazio fisico persone che parlano lingue diverse . Ma questa è la nostra realtà occidentale attuale e negarla significherebbe negare l´evidenza.

Una parte del libro è rivolto a Oriana Fallaci, nel tentativo di raccontare passaggi significativi del periodo sofferto da una persona a lui cara, il cui rapporto è basato sulla stima reciproca e sulla condivisione della condanna assoluta dell´estremismo islamico e della pavidità dell´occidente.
Denuncia episodi scandalosi, Magdi Hallam quando ci riferisce dei fatti accaduti a Bologna e a Milano di recente. Gruppi di mussulmani hanno manifestato in forma non autorizzata ostentando la preghiera islamica e bruciando bandiere israeliane davanti alla piazza del Duomo di Milano e della
Basilica di San Petronio a Bologna. A Milano per la procura l´evento è come se non fosse mai accaduto e per la procura di Bologna il reato non sussisterebbe in quanto la bandiera bruciata israeliana non avrebbe avuto le dimensioni regolari tali da fare ricadere la "barbara" azione nella fattispecie di reato contemplato nel codice penale italiano. In questi casi "la magistratura si è
resa complice di una non osservanza nel nostro paese di regole condivise e volte al rispetto della nostra identità etnica, culturale e religiosa".

Siamo fatti così, dice Allam, noi, un paese in cui il tasso di natalità è il più basso in Europa, pari all´1,34 %, che nell´ottica occidentale contribuisce a farsi fagocitare da altre civiltà che ora si permettono di entrare a casa nostra, inneggiare alla morte, distruggere ed offendere i nostri
simboli della Fede. "Quando l´Italia e certe correnti politiche non fanno altro che difendere lo straniero e non si curano degli attacchi che quotidianamente si fanno al nostro Papa, si può dire di essere veramente sull´orlo di un decadimento etico, morale e sociale".

Emoziona il sentire tutto questo da Allam ex mussulmano, che se ha abbracciato la fede cristiana vuol dire che qualcosa di positivo l´avrà in essa pur trovata. Sarà questo il nostro destino? L´integrazione, la fagocitazione, la scomparsa, la conquista o semplicemente il raggiungimento di una Verità che è Divina Provvidenza. Per citare il Vescovo Emerito di Bologna mons. Giacomo
Biffi, che nei suoi 80 anni ha detto "La Provvidenza è il caso, è il travestimento scelto da Dio per passeggiare tra noi restando in incognito".

Dove il caso non è e non può essere "il fortuito" ma solo possibilità di scelta, quella personale di ognuno di noi che fa del libero arbitrio la versione più nobile di un cammino che può anche cambiare, come quello del nostro autore che da figlio di Allah è diventato figlio di Dio ... ma sarà mai la stessa cosa?