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RAGUSA - 10/08/2009
Cultura - Presentato a Punta Secca un volume sulla città ai tempi del fascismo

S. Croce ai tempi della guerra negli scatti di Leopardi

183 immagini raccolte e pubblicate dal figlio Giuseppe Leopardi fanno rivivere grandi emozioni. Relazioni degli storici Nunzio Lauretta e Giuseppe Miccichè Foto Corrierediragusa.it

Com’era Santa Croce Camerina ai tempi del fascismo? Non l’avremmo conosciuta senza gli scatti eloquenti, artistici e suggestivi di Salvatore Leopardi, artigiano e fotografo vissuto nella città camarinense dal 1901 al 1983. Niente avremmo saputo se il figlio Giuseppe, medico di professione ormai in pensione, non avesse cercato fra gli archivi del padre, selezionato, catalogato e pubblicato le immagini del regime e della guerra in 183 fotografie che vanno dal 1939 al 1943.

«Salvatore Leopardi, fotografo in Santa Croce Camarina», così s’intitola il volume pubblicato dal figlio Giuseppe e presentato sere fa nella piazzetta dietro il faro di Punta Secca alla presenza del sindaco della città Lucio Schembari e di numerosi e attenti osservatori appassionati di storia locale.

A parlare del volume, che racconta la Santa Croce durante il regime e in occasione dello sbarco delle forze alleate del ’43, oltre all’autore Giuseppe Leopardi, anche storici di chiara fama come il prof. Nunzio Lauretta, docente di Storia contemporanea presso l’Università di Palermo (autore di una brillante relazione sui fatti locali ben contestualizzati nelle vicende di carattere nazionale), il prof. Giuseppe Micciché, altro storico e intellettuale camarinense, amico dell’autore e prezioso testimone di quell’epoca drammatica che vide Santa Croce prima città iblea cadere sotto le cannonate degli americani.

Il volume, tradotto anche in lingua inglese, in omaggio ai tanti camarinensi che emigrarono in America prima e subito dopo il secondo conflitto bellico, si avvale della prefazione di Alfredo Mandarà. Due pagine intense che sintetizzano la figura dell’uomo, dell’artigiano e dell’artista Salvatore Leopardi, «di giorno al «salone» di barbiere, di sera fino a tarda ora in camera oscura. La moglie, donna intelligente e attiva, gli dava una mano…»

«Non c’è famiglia di Santa Croce- scrive ancora Mandarà- senza un ricordo fotografico timbrato «Foto Leopardi», grande o esiguo che sia». Di certo, questo volume fotografico offre alla cittadina iblea l’opportunità di riscoprire la propria identità in uno dei periodi più drammatici della nostra storia. Un testo che conserva intatta la memoria e che, come scrive Antonella Giardina, camarinense e docente di Filosofia a Vittoria, «costituisce un importante strumento didattico e di approfondimento per le nuove generazioni, adottabile nelle scuole di ogni ordine e grado».