Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:55 - Lettori online 1407
RAGUSA - 12/06/2009
Cultura - Catania: intervista al docente di cerimoniale Francesco Raneri

Raneri: «Diffondere la cultura del cerimoniale»

Scienze Politiche a Catania, unica sede universitaria dove s’insegna l’arte del cerimoniale, «fonte d’immagine e di comunicazione» Foto Corrierediragusa.it

Come si organizza un cerimonia di capi di stato? Un convegno? Come si dispongono i posti a sedere per le cariche istituzionali? Come si espone una bandiera negli uffici pubblici? Regole di bon ton che non tutti conoscono. L’articolo sul «Cerimoniale» della scorsa settimana ha fatto discutere e destato curiosità. Soprattutto a seguito del recentissimo incontro tenutosi alla Facoltà di Scienze Politiche di Catania per volere dei professori Giuseppe Vecchio e Francesco Raneri (nella foto), questi titolare della cattedra di Teorie e Tecniche del Cerimoniale Moderno. Dopo la siglato del primo accordo quadro tra Ancep e Università di Catania, la parola all’esperto per saperne di più e soddisfare la curiosità del lettore.

-Professore Francesco Raneri, a quale epoca risale il cerimoniale. E quando nel corso della storia s’è avvertita la necessità di darsi regole codificate per la propria autorappresentazione?

«Il cerimoniale ha radici antiche. Già presso i popoli primitivi si svilupparono segni convenzionali attraverso i quali essi comunicavano. Per il popolo indiano il fumo aveva un suo significato rituale. Purtroppo negli ultimi tempi il cerimoniale è stato trascurato molto, non certo dalla nobiltà, dagli Ordini Cavallereschi o dai clubs service, ma proprio dalle istituzioni pubbliche. Il termine cerimonia richiama il concetto di evento e quest´ultimo di incontro ufficiale, convegno, visita istituzionale, pranzo, seduta di laurea».

-Cerimonia e Comunicazione. Come il cerimoniale può trasmettere messaggi e attraverso quali codici della comunicazione esso viene trasmesso?

«Il cerimoniale è fonte dell´immagine e della comunicazione. Se un ente trasmette all´esterno alcune regole del cerimoniale sta già comunicando alcuni aspetti della propria "immagine" istituzionale. Così si possono comunicare segnali che suscitano delle emozioni. Le faccio un esempio: nel cerimoniale esiste la regola della destra. In tutti gli enti pubblici istituzionali sono esposte le bandiere. Ecco che a destra va posizionata la bandiera italiana. Se alcuni enti, come è successo, mettono un´altra bandiera nel posto riservato a quella italiana, commettono un errore e comunicano un messaggio sbagliato».

-Mettiamo in relazione il cerimoniale e il simbolismo in rapporto alla chiesa cattolica e alle istituzioni.

«Sì, esistono diversi tipi di cerimoniale: ecclesiastico, diplomatico, di stato e militare. Ognuno di questi cerimoniali ha un codice e un insieme di simboli. Nel cerimoniale ecclesiastico ad esempio si tiene molto in considerazione il rapporto religioso tra le istituzioni, a differenza da quello di stato che segue la regola della "dignità del ruolo ricoperto dalla persona". Questo giustificherebbe quel posto in quarta fila assegnato a George Bush nell´occasione dei funerali di Giovanni Paolo II; posto a lui riservato contrariamente a quanti pensassero che essendo Bush il capo di uno degli Stati più potenti del mondo dovesse esser messo in prima fila. In quell´occasione fu applicato il cerimoniale ecclesiastico e si sono evitati incidenti diplomatici».

-Quanto c´è nel cerimoniale di conservatorismo e quanto di innovazione?

«Il cerimoniale implica il rispetto delle tradizioni. Non c´è dubbio, vista la sua origine conservatrice e corporativistica. Ma c´è anche oggi da considerare un aspetto innovativo nel "cerimoniale della parola". In passato il cerimoniale poteva apparire carico di parole obsolete, infarcito di un burocratichese roboante e appesantito. Oggi il cerimoniale è più snello e utilizza un linguaggio più conciso, chiaro e spedito. Si cerca di seguire la direttiva Frattini bis, dell´ 8 maggio 2002, che impone ad esempio la semplificazione del linguaggio amministrativo a tutti gli enti pubblici».

-Come nasce l´accordo quadro Ancep e Università?

«E´ un accordo voluto dal preside di Scienze Politiche che ha creduto molto in questo progetto. A me è toccata la coordinazione. L´accordo ha origine nei rapporti con l´Ancep, (Associazione nazionale cerimonialisti enti pubblici) con sede a Venezia. E´ il primo accordo che mira non solo a diffondere la cultura del cerimoniale in tutti gli organismi pubblici e privati, ma ha anche l´intento di realizzare in sinergia con l´Università dei percorsi di alta formazione nel settore».

-Perché è necessario che gli enti pubblici curino il cerimoniale?

Perché le istituzioni pubbliche non hanno dei punti di riferimento in merito. Non hanno degli uffici specializzati in ambito di cerimoniale. Ci sono persone che bazzicano nell´ambito ma sono poco formate. Qui si inserisce il nostro lavoro. La formazione. La Regione, devo dire, si è dimostrata molto attenta ai nostri progetti, e il presidente Raffaele Lombardo, che ho incontrato personalmente, si è mostrato interessato ad avviare corsi di formazione».

-Come mai in Italia c´è solo una cattedra sul cerimoniale moderno presente a Catania?

«La cattedra è a Catania perché il progetto l´ho presentato io, perché coltivo queste passioni da quando ero ragazzino. Ho sempre coltivato il senso dell´ospitalità, del rispetto dell´altro e delle buone maniere».

-Ci dica qualcosa sul cerimoniale d´Europa, da poco ci sono state le elezioni europee.

«Il cerimoniale d´Europa si rifà a quello degli stati nazionali. Ma penso che si dovrebbero gettare le basi anche per un forma di Cerimoniale internazionale, un ottimo strumento di sintesi e di unione tra gli stati. A livello mondiale invece i cinesi che potrebbero creare qualche problema perché loro hanno una forma di comunicazione para verbale, cioè fatta di segnali».

-Quali progetti per il futuro?

«Abbiamo l´intenzione di coprire con i nostri progetti tutte le sedi Ancep della Sicilia, gettare le basi per creare uffici per il cerimoniale. C´è il disegno di legge Asciutti che giace nella 1° Commissione Affari Costituzionali del Senato, al quale io stesso ho chiesto di apportare delle modifiche affinché lo stesso possa prevedere per tutti gli Enti Pubblici uffici personale specializzato».

-Le caratteristiche di un buon cerimonialista?

«Sicuramente avere alte doti di comunicatività; non basta essere solo "diplomatici", ma occorre essere molto pragmatici. In questo settore la pratica è importantissima. La teoria è solo l´inizio. Poi si sperimenta tutto sul campo pratico».

-Cosa pensa dei giovani di oggi in rapporto al cerimoniale?

«Sono molto fiducioso. I giovani ogni giorno condividono delle emozioni, dei sentimenti che coltivano nei rapporti interpersonali. E lì trovano le loro forme di comunicazione, di aggregazione. Anche loro hanno dei codici linguistici di comportamento ma occorre sempre partire dall´esempio della famiglia e della scuola per la loro formazione affinché il Cerimoniale, come lo intendiamo noi, possa interessare anche ai giovani. D´altronde diceva Sant´Agostino, che non smetterò mai di prendere a modello, "Le parole insegnano ma gli esempi trascinano. Solo i fatti danno fondamento alle parole".