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RAGUSA - 25/05/2009
Cultura - Catania: dibattito Ancep su cerimoniale, immagine e comunicazione nella società moderna

Cerimonialista si nasce o si diventa? Questo è il dilemma

Chi siede in prima fila tra Elisabetta d’Inghilterra e Obama? Siglato un protocollo d’intesa (primo in Italia) per diffondere la «grammatica delle relazioni» Foto Corrierediragusa.it

Quando la forma acquista valore per dar corpo alla sostanza, non parliamo del salottiero se pur complesso galateo, ma di qualcosa di più. L’insieme di quelle regole formali adottate da in’istituzione al fine di rapportarsi con il mondo sociale esterno prende il nome di cerimoniale.

La tematica del cerimoniale è stata al centro di un importante convegno tenutosi nell’aula magna della facoltà di Scienze politiche alla presenza dei massimi rappresentanti del cerimoniale di Stato. Il convegno è stato tenuto da relatori di spessore quali Massimo Sgrelli, già capo del Dipartimento del cerimoniale di Stato della Presidenza del Consiglio dei ministri, Silvana Genova, capo del cerimoniale del Presidente della Regione siciliana, Graziella Priulla, ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Cosimo Alessi, responsabile unità operativa cerimoniale e relazioni pubbliche dell’Assemblea regionale siciliana, Francesco Raneri docente di Teorie e Tecniche del moderno cerimoniale (unica cattedra italiana presente a Catania) e infine Giuseppe Vecchio preside di Scienze Politiche e moderatore.

Nell’occasione è stato firmato il primo accordo quadro tra l´Ancep (Associazione nazionale dei cerimonialisti degli enti pubblici) e l´Università di Catania. Il protocollo d’intesa, primo in tutta Italia, promuove la cultura del cerimoniale negli Enti Pubblici e attiva percorsi di formazione nel
settore. Si è parlato di cerimoniale come insieme di simboli che accompagnano da sempre il potere degli Stati che ha fatto leva nei secoli su di esso per diffondere le sue insegne e la sua stessa autorevolezza. Ma solo partendo da alcuni concetti chiave, ci dice Graziella Priulla, come quello di Etos, ovvero dell’Etica laica, è possibile capire il senso del cerimoniale antico e moderno. E’ sul senso dell’Etica laica che ogni società ha costruito il proprio modo di organizzarsi ed edificarsi. L’umanità sin dalle origini si è data dei rituali, inni, icone rappresentative al fine di creare il senso di un tutt’uno nel quale far riconoscere un’intera collettività, cosicché il senso dell’"io" potesse essere sostituito da una nuova consapevolezza del "noi".

Maestra del settore è stata da sempre la chiesa cattolica con l’insieme dei suoi simboli religiosi e riti celebrativi per poi essere seguita dalla massoneria, ricca di linguaggi e riti esoterici. Per tradurre il rito ad un uso più semplice così da renderlo percepibile oltre che ad un pubblico fruitore anche ad uno che ne sia semplice spettatore, si è creato il cerimoniale, che si traduce nei termini più politicizzati di protocollo. Quest’ultimo è l’insieme di regole e criteri che possono ben essere definiti come la "grammatica della relazione". Ogni cosa che nasce dal relazionarsi è segnato da un’attenta grammatica, come la grammatica del linguaggio che contribuisce a rendere una comunicazione scritta e verbale, comprensibile e logica, così la grammatica della relazione istruisce il rapporto "istituzionale" tra i soggetti. E tale rapporto diviene così chiaro e attento ad un rispetto dell’etichetta mai contrassegnata da soggettive valutazioni ma da criteri super oggettivi.

Grazie a queste regole oggettive si saprà gestire una visita istituzionale di un capo di Stato, di un ambasciatore. E sono regole particolarissime come l’anzianità per i Capi di Stato. Alla domanda "chi avrà un posto in prima fila tra la regina Elisabetta di Inghilterra e il presidente Obama?" Il cerimoniale risponderà dicendo che il posto in avanti o di maggior riguardo spetta al Capo di Stato più anziano. Così anche per gli ambasciatori per i quali si segue la regola dell’anzianità di accreditamento, per parlamentari quella anagrafica e per i sindaci la regola alfabetica. Tutte queste regole rendono possibile la gestione di eventi come quelli del funerale di Giovanni Paolo II in cui si precipitarono a Roma oltre 200 capi di Stato, unico evento grandioso nella storia del cerimoniale mondiale.

Una cerimonia protocollare a volte si fonda su regole non scritte, diremmo consuetudinarie, come quella del rispetto della destra. Un personaggio di rilevo che entra in un taxi spesso siede nella parte posteriore destra dell’auto. Perché l’importanza della destra? Forse perché anticamente gli uomini portavano la sciabola a destra o forse perché quasi l’intera popolazione mondiale è destrimane?

Il cerimoniale non è quindi un corpus di regole inutili e superate come dice Francesco Raneri, facenti parte di una tradizione spesse volte trascurata, spesso adattate per incensare dittatori, re più o meno costituzionali. Queste regole sono importanti perché si pongono come anelli fondamentali di una comunicazione che ha bisogno d’esser disciplinata, pubblicizzata per acquistare importanza e valore. Cosa sarebbe una seduta di laurea effettuata a casa di un preside, privata di quella solennità rituale che può solo conferirgli l’insieme di una ritualità e cerimonialità di un corpo docente con tanto di toga, bavero, tocco e campanello?

Come concepire il rapporto tra cerimoniale e globalizzazione? "Con la globalizzazione abbiamo rischiato di far scomparire il cerimoniale, in quanto con il sistema delle privatizzazioni stavano per nascere forme di cerimoniale corporativo" dice Sgrelli. " Ma questo fortunatamente non è avvenuto e di fronte al tentativo di qualche Regione di darsi regole protocollari proprie si sono avute condanne da parte degli organi giurisdizionale competenti che hanno ribadito che il cerimoniale è materia competente dello Stato".

Adesso l’attenzione si sposta sugli Enti Pubblici e al tentativo di ricostruire un insieme di rapporti relazionali tra gli addetti della pubblica amministrazione e la clientela. In Giappone quando un cliente entra in un Ente pubblico viene riverito e servito di tutto punto. Immaginiamo un giapponese che faccia la fila in uno dei tanti sportelli della nostra pubblica amministrazione. Ma nelle pubbliche amministrazioni il cerimoniale c’è ed esiste da tempo, forse un po’ trascurato ci dice Francesco Raneri il quale conclude citando Nietzsche : "Ciò che rende originali le menti non è l’essere primi a vedere qualcosa di nuovo ma vedere come nuovo ciò che è vecchio e trascurato da tutti."