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RAGUSA - 16/05/2009
Cultura - Catania: presentato nella libreria Cavallotto il libro di Elvira Seminara

L’elogio del parrucchiere, fonte di notizie e di gossip

L’arte della forbice nei saloni di acconciature Foto Corrierediragusa.it

In genere si dice che quando una persona vuole cambiare qualcosa nella propria vita che non sia perfettamente riuscita, lo fa o dandosi all´alcol, anestetizzando la propria memoria o tagliandosi i capelli. E così si può anche attraversare un doloroso tradimento amoroso dando un taglio con il passato ovvero con i propri capelli del passato, lunghi o ricci, ora corti o lisci, scalati, sfrangiati o a caschetto, purché decisamente nuovi e vari. In una sola parola diversi. Un taglio di capelli può anche essere un vento di novità che prende i pensieri nel loro insieme metafisico e li mescola fra loro, che li unisce ad un tutto cosmico evasivo o semplicemente li spazza via.

La varietà e la novità hanno caratterizzato la spumeggiante presentazione del libro della giornalista e scrittrice Elvira Seminara, " I racconti del parrucchiere, (Alberto Gaffi editore, pagg 104)" tenutasi nella sala conferenze della Libreria Cavallotto a Catania. Con l´autrice c´erano i giornalisti Ombretta Grasso e Giuseppe Lazzaro Danzuso, che hanno reso l´incontro veloce e ritmato per un argomento che, apparentemente salottiero, si è trasformato in un´occasione di riflessione "leggera" intorno alla figura del "parrucchiere" e della "capellità".

Il libro nasce da un´insieme di racconti che vogliono mettere in risalto la dimensione di un mestiere che abbraccia la socialità nel suo microcosmo spaziale. Il salone diventa un macrocosmo fatto di vicende personali, episodi del gossip cittadino, e perché no anche luogo di sedute psicoterapeutiche.

Tante le figure che emergono nei vari racconti da "Milly la sciampista" che riesce nel momento in cui fa lo shampoo ai suoi clienti a carpire attraverso il vischioso massaggio rilassante i loro pensieri non solo alti ma anche bassi, alla figura della suora, nella quale l´autrice si riconosce perché pare da piccola volesse abbracciare la strada vocazionale. Nel racconto di Basilico story dell´uomo tradito a quello del trans. Tutto un misto di storie che diventato il cuore del nostro libro.

Ma perché parlare di "Capellità" interessa molto? E soprattutto alle donne? E ce n´erano parecchie alla presentazione insieme a una buona componente maschile. Perché quando si parla di capelli c´è di mezzo la vanità, il narcisismo tutto quel senso dell´apparire che oggi è donna e uomo al ontempo.

Perché parlare di parrucchieri vuol dire fare la storia del capello che acquista valore in pubblico nel momento in cui quest´ultimo viene curato, costruito e lucidato. Tutto fa parte della società nell´immagine oggi, del mostrarsi dei "machi in motocicletta coi capelli al vento" ora purtroppo nascosti e devastati, i capelli, da un asfittico ma vitale casco di protezione.

Il mestiere del parrucchiere è la versione elegante di quello del "barbiere" che invece è solo per uomo. Il barbiere si distacca dalla visione raffinata e casereccia del parrucchiere, ed opera in un salone dove ci sono le sputacchiere e i calendarietti profumati delle "belle signore dalle gambe lunghe". Lo stesso barbiere che lavora poco nel periodo degli anni sessanta per via dei capelloni
di quei giovani che per seguire la moda della trasgressione e della rivoluzione fanno allungare i capelli per fare dispetto ai padri, simbolo questi della generazione da combattere. Desmond Morris nel suo libro "la scimmia nuda" dice che "i confini tra l´uomo e la scimmia sono segnati dal rapporto coi capelli".

E quei ragazzi degli anni ‘60 e ‘70 sembrano proprio delle scimmie agli occhi dei loro genitori. Nel film Virilità del 1964, Turi Ferro è il padre di un ragazzo capellone che baciava una ragazza dai capelli rasati. I capelli hanno denominato nobilissime correnti letterarie come quella degli scapigliati. Tutta la nostra dimensione è segnata dai capelli, fatti crescere per protesta o tagliati per abbandonare il bello e il vizio e per abbracciare la dimensione di una fede ascetica e monacale.

I primi parrucchieri hanno il nome francese e nel momento della diffusione della moda americana molti di essi trasformeranno il loro nome sicilianissimo o meglio "catanesissimo" come Turi o Alfio in Tury o Alfy. Il salone del parrucchiere diventa "il tavolo delle trattative" per Giuseppe Lazzaro Danzuso, "dei rapporti sociali delle donne così come anche degli uomini, semplici o più o meno importanti come i politici". Ma quando nascono i "parrucchieri". Il termine richiama l´uso della parrucca, che nasce nel periodo moderno e che rese agli uomini possibile nascondere la caduta dei capelli per causa della sifilide importata dalle Americhe. Le parrucche si usavano anche per coprire i capelli rossi, poiché rossi erano i capelli degli ebrei, almeno così si diceva. "Era necessario non assomigliare ad un ebreo". Questo il pensiero perverso dell´epoca.

E´ il parrucchiere non solo uno psicologo, forse un po´ troppo forzato nel ruolo, ma anche un alchimista. Elvira Seminara dice di aver ricevuto in regalo un trattato antico del 1500 nel quale vengono riportate le varie ricette per la colorazione dei capelli o del loro trattamento. E´ vero che "i capelli sono la nostra escrescenza magica" dice la Seminara citando Nietzsche: "I capelli sono una coltre sottile che ripara la materia dallo spirito". Nella visione di un salone che diventa laboratorio con ampolle e soluzioni cariche d´ammoniaca e coloranti, pozioni magiche che fanno ricrescere i capelli che loro chiamano lozioni, il parrucchiere indossa il camice dell´alchimista.

Ma ci chiediamo ancora se il parrucchiere è oltre che psicologo ed alchimista anche un po’ artista. Dalle mani di un acconciatore, che fa felici le mogli ma direi anche i mariti , vengono fuori delle creazioni, delle sculture capelliformi. E´ un artista al pari del pittore, del poeta e del compositore, il parrucchiere, o è solo un artista minore? Solo guardando due mani ed una forbice all´opera, viene in mente lo scalpello di Michelangelo e dei suoi Prigioni, di Edward mani di forbici e delle sue sculture di ghiaccio, l´immagine di un genio del capello solitario che lavora su una materia viva, che plasma a suo estro ma anche sforzandosi di corrispondere le sue ispirazioni alle esigenze del cliente.

Non sempre si riesce ad ottenere il risultato sperato. Perché la prima reazione della donna appena acconciata che si guarda allo specchio è quella che conta e che fa di quella donna una cliente in perpetuo. Ma se è l´insoddisfazione di quest´ultima al termine d´un taglio che emerge, che resta da fare? Semplicemente eliminare la mano dello scultore-parrucchiere attraverso uno shampoo domestico, superare il senso di un´immagine deformata e lontana dall´aspettativa programmata per continuare ad avvalersi del proprio hair stylist di fiducia, o peregrinare in perpetuo alla ricerca di un immagine eldoradica, introvabile e forse troppo soggettiva perché si possa entrare in un salone e dire "Ecco vorrei i miei capelli come questo qui o quello lì.

E´ in questa fase che forse il parrucchiere può considerarsi anche artista; sì, perché il parrucchiere è come un architetto. Non fa mai la tua testa per come tu la vorresti. L´architetto non fa mai una casa uguale ad un´altra e forse a volte neanche per come tu l´hai sempre sognata. Il parrucchiere come l´architetto o lo scultore costruiscono la forma perché la vedono già nella materia inespressa. La realizzano dando un movimento ad una vita che è già vita ancor prima di nascere. Essi interpretano la forma nel segno della moda che è variazione e successione di stili, ora soltanto eccentrica evoluzione di un mondo tutto umano ancorché frivolo ma fortemente e decisamente esistenziale.

(Nella foto da sx Ombretta Grasso, Elvira Seminara e Giuseppe Lazzaro Danzuso)