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RAGUSA - 10/05/2009
Cultura - Catania: rievocazione storica del Ventennio e delle leggi razziali

Razzismo nell´Italia fascista, 3 casi in provincia di Ragusa

L’opera della storica Anne Matard Bonucci presentata da Rosario Mangiameli, Giuseppe Barone, Nunzio Sciacca e Salvatore Lupo Foto Corrierediragusa.it

"Non siamo estranei! Noi siamo italiani prima di voi!". Sembrerebbe quasi un motto da regime ed invece è la supplica che un medico genovese ebreo, nel periodo dello sterminio nazista, rivolgeva ai gerarchi fascisti in Italia sperando di risolvere la "sua questione" privatamente. Non sappiamo se quel medico riuscì a salvare se stesso o la sua famiglia ma è certo che sei milioni di ebrei morirono nei campi di concentramento.

La domanda che la storica Marie Anne Matard Bonucci si è posta è se il razzismo nei confronti degli ebrei avesse realmente un fondamento ideologico in Italia e anche delle radici storiche nel fascismo. Da un intreccio di ricerche effettuate sia in archivi storici nazionali che locali, sono emerse tante informazioni preziose che l’autrice ha raccolto nella sua prestigiosa opera dal titolo: "L´Italia fascista e la persecuzione degli Ebrei" (edizioni "Il Mulino" pagg. 536).

L´opera è stata presentata da Rosario Mangiameli, direttore del corso di Laurea in Storia Contemporanea alla facoltà di Scienze politiche di Catania, Giuseppe Barone, Ordinario di Storia Contemporanea, Nunzio Sciacca docente di Filosofia Politica e Salvatore Lupo dell´Università di Palermo.

Il libro di Anne Marie Matard Bonucci tratta delle leggi razziali emanate nel 1938 dal governo fascista e dell´impatto che esse ebbero nel tessuto sociale dell´epoca. Vuole specificare il rapporto tra chiesa cattolica da un lato e nazi-fascismo dall´altro. Porta avanti delle questioni critiche che trovano soluzione al di fuori dei normali luoghi comuni e che si sintetizzano nei molteplici interrogativi posti dall’autrice. Il dato di fatto è che il 14 luglio (pare) del 1938 furono emanate dal fascismo le leggi razziali contro gli ebrei.

Curioso è il particolare della data. Dice Mangiameli: "Delle leggi che miravano a sopprimere la libertà degli individui vengono emanate nel giorno rievocativo dell´evento che cambiò il modo di concepire la storia dei rapporti umani, a partire dal quale si affermarono i principi rivoluzionari della libertà, dell´uguaglianza e della fratellanza. Ma perché il fascismo in Italia si fece interprete di un messaggio tramutatosi in seguito in un´azione nefanda? Se non troviamo un fondamento storico ideologico del razzismo tra le fila dei fascisti, da dove è venuta fuori questa idea aberrante delle leggi che tutelavano la "razza ariana" in Italia? Pare che esse siano state il frutto di una semplice scopiazzatura tedesca da una parte e il prodotto del colonialismo dall´altra.

E´ così che il duce stesso esaltò l´idea, ripresa da Telesio Interlandi "della consapevolezza di sé" . Neanche Renzo De Felice, principale storico del Fascismo, ha soddisfatto le domande della Matard Bonucci che ha cercato ancora le sue risposte partendo da un contesto più ampio, al livello europeo, dove emerse il "razzismo di Stato" per giungere ad una analisi specifica di una fase della politica italiana di quegli anni in cui si presentò un vuoto che verrà tappato in seguito con il problema del razza.

La nostra storica ritiene che le leggi razziali siano state un messaggio delle autorità finalizzato a formare l´ideale del fascista nuovo, delineando un profilo tutto nuovo rispetto al suo recente passato. Perché la cultura antisemita, dice inoltre Uccio Barone, non è presente nel fascismo almeno fino agli anni 30. Troviamo un Mussolini costretto dalla forza aberrante di un alleato tedesco prima e oppressore nemico dopo, ad agire per uno scopo che va al di là del ragionevole sentimento umano. E´ anche vero però che "la Germania c´entra poco –sostiene ancora il professore Barone- poco perché le leggi furono una scelta autonoma del regime fascista e quella di Mussolini una consapevole scelta politica".

La logica del fascismo era quella di mobilitare le masse, di muovere il pensiero dell´uomo nuovo verso la costruzione di miti nobilitanti e nuovi nemici da abbattere. Quel fascismo nato con la parola d´ordine dell´anti bolscevismo, che sensibilizzò le masse attraverso le grandi lotte, la battaglia del grano ad esempio, che trasformò un´Italietta di nuova foggia in un prestigioso impero coloniale, subito dopo aver raggiunto il picco del successo del 1935-36, sentì l´odore di una caduta del consenso.

Così il Fascismo si sforzò di trovare un´altra nuova forma di mobilitazione delle masse. Nacque il "manifesto della razza", si inventò o anzi copiò quella favola mitologica della razza in cui ci sarebbero stati uomini puri e impuri, quelli che avrebbero avuto diritto di lavorare e quelli che di diritti non ne avrebbero avuto alcuno; coloro ai quali si riconosceva il diritto di vivere e quelli a cui si attribuiva il "dovere di morire".

Da quanto riporta Salvatore Lupo pare che "fosse necessario far vedere in un momento di crisi e di calo ideologico, l´efficacia del sistema del regime. Ecco che arrivò presto il censimento degli ebrei. Inutile rastrellamento, quest´ultimo, perché già si sapeva chi fossero gli ebrei nel nostro paese. Solo che in quel momento i gerarchi decisero di accorgersene". Ma sebbene l´ordine trovasse sostegno nelle norme, nelle leggi, non altrettanta credibilità ebbe nel convincimento delle masse.

Gli italiani non erano razzisti. Ecco che molti ebrei venivano nascosti, protetti e aiutati a fuggire. E´ probabile che l´autrice, particolarmente sensibile al caso italiano, abbia anche spulciato l´Archivio di Stato della Provincia di Ragusa. Si sarà accorta di ciò che già nel 1999 un gruppo di studenti del Liceo Scientifico «Cannizzaro» di Vittoria, guidati dal loro docente di Storia e filosofia, oggi preside dello stesso istituto, Salvatore Battaglia, scoprì e pubblicò in un libro dal titolo "Campagna razziale 1938-44. Tre casi in Provincia di Ragusa".

Questi riuscirono a smentire le tesi di Renzo De Felice, secondo le quali dal risultato del censimento ebraico in Provincia di Ragusa non sarebbero emersi ebrei precettati. In realtà questi ci furono. Sei donne furono rastrellate e solo tre di queste, una donna di Vittoria, una di Ragusa e una di Scicli furono mandate al lavoro coatto. Ma nessuna di queste subì una tragica fine. Questo caso locale fu molto simile a vari casi del resto dell´Italia.

E´ in Germania, dove contrariamente e tristemente, la maggior parte degli ebrei perse la vita. Per questo si può sostenere che a differenza del razzismo tedesco che fu alla base principalmente d´origine biologica, quello italiano fu decisamente spirituale, e che quest´ultimo proprio in Italia si manifestò non certo come fenomeno tipico di massa ma solo come espressione di uno pensiero elitario di alcuni esponenti del mondo gerarchico e purtroppo anche intellettuale.