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RAGUSA - 04/05/2009
Cultura - Catania: presentato in Sicilia l’ultimo lavoro di Marcello Veneziani

Il Sud? Non è solo quello di Gomorra e Montalbano

L’opera presentata a Licata, Catania e Ragusa, esalta la civiltà e il sentimento del Meridione Foto Corrierediragusa.it

Il libro "Sud", ultimo capolavoro di Marcello Veneziani, giornalista e scrittore, è stato presentato in più tappe nel corso di una giornata itinerante. Da Licata a Catania, alla facoltà di Scienze Politiche scortato da Ruggero Razza, leader della Destra-Alleanza siciliana e Giuseppe Mineo, docente di Diritto Privato nell´ateneo catanese, a Ragusa Ibla infine nel "Circolo dei Cavalieri", dove ad attenderlo c´era l´Accademia Nazionale della Politica con la sua responsabile Chiara Margani. Non è semplice riassumere un viaggio, quello dell’autore, in un profondo Sud che vuole essere sentimentale e civile al contempo.

Un libro che non si può sintetizzare per concetti e che mette in luce la sua impostazione iniziale metodologica nell’uso sapiente della parola, dice Mineo. Essa ci conduce lungo tutto il percorso della lettura al punto che quando finisce la narrazione nasce un senso di dispiacere.

La narrazione presuppone il rapporto con l’oggetto narrato fatto di luoghi, sapori e di vicende anche familiari che caratterizzano il nostro Sud. Storie raccontate attraverso il talento della parola chiara ed esemplificativa. La narrazione è il primo aspetto che risalta e che si inserisce nella "scelta ciclica del viaggio", fattore della stessa identità meridionale che Marcello Veneziani ci vuole restituire. Questo modo di parlare e raccontare ogni peculiarità incontrata durante il viaggio si materializza in una sorta di "manifesto politico".

In un’epoca in cui la globalizzazione ci ha completamente sradicati dalla nostre radici, l’opera dello scrittore vuole riproporci il "dismesso o il dimenticato" ponendo fine alla tanto odiata "Questione meridionale", riscrivere la storia del mondo partendo dal profondo sud ma tenendosi a debita distanza da quella dimensione virtuale che ha la capacità d’assorbire il tempo e lo spazio.

E’ presente il tentativo di ricostruire una storia attraverso il "linguaggio della chiesa" e quello "laico dello stato", smentendo così quanti sostengono che si possa parlare oggi soltanto di "fine della storia". E´ qui si colloca il problema del meridione secondo Veneziani, problema che
non è e non può solo essere quello della mafia e della povertà ma anche quello della "lotta alla mafia" e ad un sud che non ha una classe dirigente in grado di pensarlo e raccontarlo agevolando un vuoto che si traduce nella mancanza della sua auto-rappresentazione.

"Questa è una immagine del Sud analizzata da un punto di vista antropologico e culturale che diviene un messaggio- dice Ruggero Razza- un messaggio che non deve essere ricerca sterile del consenso ma serio approfondimento culturale, fautore di un rapporto fecondo e di un dialogo costante di chi si fa mediatore del confronto politico. E’ necessario riscoprire il senso dell’appartenenza e dell’essere siciliani".

L´autore si riconosce in tutte le osservazioni critiche presentate e aggiunge che il suo lavoro non vuole essere un saggio, un’analisi o peggio una composizione di dati. Pretende d’essere un racconto del Sud che diventa corpo e anima attraverso la sua penna. Basta con la rappresentazione di un certo Sud, quello di "Gomorra", di Camilleri o di un certo tipo di fare televisione che mette in risalto astutamente e volutamente i nei d’un volto che contrariamente esprime solo bellezza.

Veneziani rifiuta la "Questione meridionale" per due motivi: il primo è d’ordine pratico; occorre smettere di pensare ad un sud "questuante" che per risolvere i propri problemi ha bisogno di chiedere a chi può elemosinargli aiuto. Teorico è l’altro motivo che apre al pensiero di un Sud che può riscattarsi ricominciando dalla propria identità storica fatta di un immenso patrimonio d’arte e cultura.

Un Viaggio civile nel segno del riscatto che s’apre ad un profondo ottimismo contrariamente a chi fa della cultura della Sicilia solo la "cultura degli ortaggi". Eppure anche attraverso quella identificazione peculiare si può parlare di Sicilia. La Sicilia è anche il ciliegino di Pachino, la cioccolata modicana, il caciocavallo ragusano, il Cerasuolo di Vittoria. Il Sud non è solo un repertorio di cadaveri e di martiri caduti per combattere il male del meridione, di quei figli di una non più Patria ma «Matria». Visione figurativa di un sud che come una madre accoglie i suoi figli caduti nella battaglia dei giusti, degli onesti, di quelli che hanno creduto in un futuro all’insegna degli ideali più nobili della vita.

Il conio del termine "Matria" in Marcello Veneziani nasce da un senso di profondo affetto verso il suo sud, lui, nativo di Biceglie (Bari), si definisce meridionale, e che si trasforma in un legame attivo e permanente nel tempo. E’ nel tentativo di risvegliare le coscienze verso prospettive di progresso, di collegare non per forza "un sud povero ad un nord ricco, ma "un sud a un altro sud" in un rapporto paritario e parallelo, senza forgiare ancora una nuova e bizzarra "Terronia" contrapposta ad una fredda Padania. Solo così si può costruire un’identità meridionale più forte e proiettata in una dimensione più ampia. Tutto questo contribuisce a fare di Marcello Veneziani non l’autore di un nuovo ed esasperante campanilismo al rovescio, ma il portatore di un messaggio costruttivo che gli conferisce nel pieno rispetto di una tradizione classica la qualifica di "neo cantore di un elogio del Sud", civile e sentimentale per l’appunto.