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RAGUSA - 30/04/2009
Cultura - Catania: un saggio semplice sulla controversa icona medievale

Il vero volto di Federico II di Svevia

L’elegante volume di Agata Teresa Motta presentato nella suggestiva cornice di Castello Ursino Foto Corrierediragusa.it

Agata Teresa Motta presenta "Federico II" (ed. Greco). Un libro che attraverso una struttura linguistica semplice e comprensibile conduce la lontana "età di mezzo" direttamente ai nostri giorni sui banchi degli studenti con una formula tutta nuova: storia e poesia insieme per parlare di medioevo.

Poetessa e scrittrice, l’autrice è gentile, si mette subito a disposizione dei giornalisti per rispondere alle varie curiosità e interessi riguardo a questa epoca che la maggior parte degli studiosi ha definito "buia" ma che ad una attenta osservazione storiografica si è rivelata ricca di una miriade di evoluzioni culturali, a cominciare dalla rinascita del buon «diritto comune».

E’ qui che visse Federico II di Svevia, icona di un medioevo che non si caratterizza solo per la presenza di battaglie per il potere, i saccheggi e la povertà dei servi della gleba, ma che è anche fucina di arte: pensiamo ai numerosi castelli che sorgono dall’anno 1000 in poi e alle cattedrali che
vengono erette seguendo le logiche oscure del potere politico ed ecclesiastico, momenti della storia che Ken Follett ne «I pilastri della terra» ci fa magicamente sognare; alla lingua, all’utilizzo del siciliano e alla nascita del volgare.

Per non parlare del recupero del Corpus Iuris Civilis giustinianeo, che si riafferma come "Ius Commune", grazie alla grandiosa opera di ricostruzione del giurista Irnerio. Per finire, cosa sarebbe stato il medioevo senza quella meravigliosa cultura monastica, depositaria delle tradizioni e conservata nelle mastodontiche biblioteche prendendo ora la forma di codici meticolosamente miniati e glossati giuntici ancora ai nostri giorni.

Una lezione magistrale, quella del prof. Marco Leonardi, ricercatore di storia medievale presso la facoltà di Lettere e Filosofie dell’Università di Catania e relatore, nell’occasione, della presentazione avvenuta, come non poteva essere altrimenti, nella suggestiva cornice della sala Parlamentare del Catello Ursino a Catania.

Leonardi ci ha raccontato la figura di Federico II di Svevia con dovizia di particolari in tutti i suoi molteplici aspetti, definendolo, citando il buon Giovanni Vìtolo, come «uno dei personaggi più interessanti e controversi della storia che riuscì a suggestionare a tal punto i suoi contemporanei da essere chiamato stupor mundi>».

Federico, figlio di Enrico VI, del casato tedesco degli Hohenstaufene di Costanza D’Altavilla, riuniva in sé il rigido e freddo senso germanico per il potere da un lato e il fascino di una personalità aperta e colta dalal’altro, raffinata sintesi di un sangue isolano che gli derivava direttamente dai primi re di Sicilia. Nel 1212 fu incoronato re di Germania e nel 1220 imperatore da papa Onorio III unendo insieme le due corone di Germania e di Sicilia.

Ma Federico II, al di là della figura politica, ci affascina per la sua immensa predisposizione alla cultura e all’arte. «Sapeva cantare e comporre cantilene e canzoni. Parlava molte lingue». Vogliamo parlare del suo interesse per l’istruzione universitaria e la fondazione a Napoli nel 1224, per sua volontà, della prima università del mondo occidentale strutturata in un ottica tutta moderna.

Federico II aveva previsto anche dei sussidi e delle agevolazione agli studenti che la volessero frequentare. Proibì addirittura ai suoi studenti di recarsi a studiare a Bologna o altrove. Occorrerebbe ripercorre i fasti federiciani per trasmettere un messaggio diverso, oggi, alla luce delle recenti prese di posizione della politica attuale riguardo ai tagli economici alle Università e alla modifica di un mondo della scuola che dà meno possibilità ai giovani laureati di entrare nel sistema dell’insegnamento e fatica ad affermarsi nel panorama europeo come protettore e conservatore di una cultura millenaria, quella dell’Italia, centro dei fasti dell’antichità greco-romana, che ha dato i natali al Rinascimento, a Dante Alighieri o Leonardo Da Vinci.

Federico II, si occupò anche di legislazione, emanò nel 1231 le Costituzioni di Melfi, altro baluardo importante nel campo del diritto che grazie alla collaborazione di Pier Della Vigna e Taddeo di Sessa, illustri giuristi, riuscì a porsi come un "codice organico di leggi sulla scia della tradizione giuridica romana e della legislazione normanna".

E’ quasi reale l’atmosfera creatasi per la presenza, durante la conferenza, dei maestri falconieri catanesi, voluti dall’assessore alla cultura del comune di Catania Fabio Fatuzzo e dalla professoressa Concetta Greco Lanza, organizzatrice della manifestazione culturale, tipicamente vestiti in costume d’epoca, che adagiavano i falchi proprio davanti ai nostri occhi. Rigorosamente e fortunatamente bendati, i falchi, posti tra i relatori e il pubblico si dimenavano come se volessero spiccare il volo portando con se l’icona del grande Federico il cui stemma, l’aquila reale, troneggia ancora sulla facciata del Castello Ursino voluto, quest’ultimo dallo stesso imperatore durante i soggiorni frequenti nella città etnea.

Ma contrariamente a quanti hanno pensato e hanno pure detto del grande imperatore definendolo "uomo astuto, sagace, avido, malizioso, lussurioso ed iracondo", egli fu anche "valente qualche volta quando volle dimostrare le sue buone qualità e cortese". Quasi sempre "amò aver discordia con la Chiesa e la contrastò in molti modi, proprio la Chiesa che lo aveva nutrito difeso ed elevato. Della Fede in Dio non ne aveva neanche un po´".

Era dunque Federico un eretico? E’ probabile, forse solo un po’ miscredente od anche ateo. Non lo sappiamo di preciso, ma ciò che emerge con chiarezza è la sua visione laica di uno Stato che sviluppava una economia nazionale nell’ottica di una visione tutta europea. Di recente dalle ispezioni condotte nel sarcofago in cui l’imperatore riposa, si è scoperto che alla morte si fece seppellire indossando il saio francescano. Chissà, forse un cedimento in punto di morte ha creato una specie di ravvedimento nell’animo di Federico? E’´ certo che al giudizio della storia egli viene assolto guadagnandosi il tanto aspirato Paradiso. Non altrettanto ha fatto l’illustre Dante, che pur riconoscendo i grandi meriti dell’ imperatore, fu più severo con lui e lo mise ugualmente all’inferno giusto nel girone degli eretici.