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RAGUSA - 19/04/2009
Cultura - Cultura: Presentato il saggio «Stato e Società nell’età giolittiana: l’Italia tra il 1901 e il 1914»

Analisi storica e politica nel lavoro di Giovanni Schininà

L’autore il suo ex «maestro» Uccio Barone, entrambi docenti universitari, focalizzano un periodo storico di transazione Foto Corrierediragusa.it

C’è tutta l’età giolittiana nel libro di Giovanni Schininà. Il periodo che va dal 1901 al 1914 viene profondamente studiato dall’autore in tutti i suoi molteplici aspetti sociali, politici ed economici e adeguatamente sezionato così da essere riportato nel saggio dal titolo «Stato e Società nell’età giolittiana: l’Italia tra il 1901 e il 1914».

Giovanni Schininà è docente di Lingue e Letteratura straniera all´Università
di Catania. E’ stato allievo di Giuseppe Barone, docente di Storia Contemporanea nel medesimo ateneo. Il professore Barone, Maurizio Ridolfi, preside della facoltà di Scienze Politiche della Tuscia, il professore Luciano Granozzi e Renato Mangiameli, direttore del corso di laurea in Storia Contemporanea alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania, hanno presentato l’opera di Giovanni Schininà che vuole essere una sintesi, il racconto politico di un’epoca che ha segnato la storia d’Italia, l’epoca di Giovanni Giolitti.

Gli studi storici degli ultimi anni si sono molto concentrati sull’evoluzione dei totalitarismi. L’età giolittiana, secondo alcuni, è epoca di transizione che chiude il periodo romantico e apre quello delle avanguardie, mentre per altri sarebbe solo una continuazione del diciannovesimo secolo.

I nodi critici affrontati dall’autore riguardano l’analisi del periodo storico visto attraverso il rapporto tra centro e periferia e lo studio della storia elettorale. Si parla, naturalmente, dell’Italia di cent’anni fa che racchiude il senso della sua evoluzione storica in un libro dal titolo drastico, dice Luciano Granozzi, "Stato e Società" analizzati in un ben preciso periodo storico per l’appunto.

Quando si parla di un’età storica l’attenzione si sposta verso il senso della proporzione tra il tempo e la sua azione evolutiva. E’ in questa «Età storica» che occorre distinguere tra epoca giolittiana e giolittismo. La prima, che va dal 1901 al 1914, è il periodo delle trasformazioni economiche, dello sviluppo industriale, del mutamento politico che si apre alla nascita dei partiti di massa. Il «giolittismo» invece è la categoria evolutiva di una certa politica di primo novecento, fortemente criticata. E’ questo il periodo in cui l’Italia si mostra in tutta la sua debolezza politica, caratterizzandosi per il suo «Under statement» o per utilizzare un termine caro ai nazionalisti per una «mancanza di fede» nei confronti della politica.

Ma l’Italia di quel periodo si sarebbe potuta definire una «vera democrazia?» dirà in forma critica lo stesso Gaetano Salvemini dopo la caduta del regime fascista. E’ un periodo nel quale ci si scontra con la tradizione storica, che viene esaltato da Benedetto Croce da una parte e presentato contrariamente da Gioacchino Volpe come una fase di decadenza storica riscattata solo poi dal fascismo dall’altra.
E’ tutto questo l’oggetto di studio che Giovanni Schininà prende ad esame considerando l’insieme di forze sane ed insane, forze nuove e vecchie che si confrontano ora esaltandosi ora annullandosi. Schininà con tutta la sua serietà e sobrietà quasi giolittiana, crea un’opera che si presenta come un assemblaggio in cui traspare la voglia di concretezza e la capacità di creare una prospettiva nuova ed originale.

Da questa prospettiva emergono tre punti d’analisi: primo, lo Stato amministrativo presentato come un’enorme elefantiasi democratica. E’ qui che troviamo la nuova classe sociale degli impiegati, che piano riesce ad elaborare una vera e propria «filosofia del ceto»; secondo, il costante sguardo al rapporto tra centro e periferia, tra amministrazione locale e nazionale posto attraverso lo studio del meccanismo storico elettorale; terzo, la collocazione internazionale dell’età giolittiana. Positiva è l´analisi di Giuseppe Barone, che parla a Giovanni Schininà non da maestro ad allievo bensì da collega più anziano definendo la sua opera come un libro che mostra una storia del potere, l’intreccio tra politica e società.

Giovanni Schininà non si limita a fare della sua ricerca la storia dei partiti, ma cerca di collegare la storia politica a quella della trasformazione culturale e sociale del meraviglioso processo novecentesco di modernizzazione del nostro paese.