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RAGUSA - 02/04/2009
Cultura - Cultura: il Rotary di Catania Est ha presentato l’ultimo romanzo dello scrittore

Amori e utopie vivono nel «Vulcano spento» di Isgrò

Un’opera autobiografica, dove si mescolano sentimenti, tradizioni e invasioni politiche Foto Corrierediragusa.it

Il Vulcano spento, romanzo di Piero Isgrò, giornalista e scrittore, ci racconta la storia d’amore tra Paolo Cormons e Patrizia Scolaro sbocciata nella Catania del dopoguerra. Per quanto differenti i protagonisti, figlio, lui, di un comunista professore di filosofia; appartenente ad una famiglia lei, legata all´ex regime fascista, insieme riescono a sublimare il senso di un’intensità amorosa che si traduce in una visione unitaria da cui emergono i tratti della vita stessa dell’autore.

L’autore confessa: è un’opera autobiografica. Il vulcano spento è Piero Isgrò, flaubertianamente parlando, che si racconta attraverso la figura maschile di Paolo Cormons, alla quale figura dedica ben 20 capitoli equivalenti alla prima parte del romanzo. Alla figura femminile Patrizia Scolaro, l’autore dedica soltanto cinque capitoli che costituiscono la seconda parte dell’opera. Il romanzo si chiude infine con una terza parte conclusiva.

Piero Isgrò mette in contatto diretto i personaggi con il lettore come se quest´ultimo non si trovasse di fronte ad un romanzo bensì immerso in una opera teatrale nella quale gli attori che interpretano i personaggi entrano in un contatto immediato con il pubblico. Questi personaggi tangibili nella loro stretta umanità vivono nella Catania del tempo con le sue vie e piazze che profumano di gelsomino, la Catania del «Mongibello" (così chiamata la montagna da Chiara Aurora Giunta nel suo «velo di Agata»), della Santuzza, dei suoi teatri e della sua vasta cultura letteraria e musicale.

Il libro racconta il «come eravamo» nella testimonianza di chi ha vissuto in questa città e continua a viverci nel ricordo di quello che era un tempo. Anche da un punto di vista linguistico, lo scrittore riprende la tradizione di un gergo nostrano fatto di terminologie locali come «cavaleri, civitoti». E queste strategie linguistiche, come ci riferisce Maria Luisa Scelfo, docente di Letteratura Francese all´università di Catania, non interrompe mai il flusso del racconto, anzi, il dialetto appare elemento accattivante e comprensibile anche a chi non lo conosce. Mai la noia prevale nella lettura, perché l’intrigo della trama cattura e coinvolge. Ed ecco che la storia d´amore tra i protagonisti si colora persino di giallo con il misterioso ritorno di personaggi del passato.

Il «Vulcano spento», nasce da una profonda delusione che Piero Isgrò prova nel rientrare nella città etnea dopo un lungo soggiorno romano. Non riconosce più la Catania d´un tempo e la trova caotica, imbruttita dall´opera della politica, da una mentalità che tende ad obnubilare quella secolare tradizione culturale che ha contraddistinto la città nel passato dando così sfogo ad una visione troppo commerciale, economica dei rapporti umani.

Dunque scatta la reazione. L´autore si rifugia nel passato, risvegliandosi in un luogo ideale e riproducendo le fattezze di una "città utopica". La stessa città immaginaria sognata da Calvino che scrive «Città invisibili». Quest´ultima è l´opera in cui è presente il sogno quasi irraggiungibile di una città utopica che non si scorge e neanche si smette mai di cercare. La città che nasce nel proprio io, nella propria mente e immaginazione.

Questa realizzazione del luogo utopico che sorge dall´incontro di una città reale con una città astratta, è «troppo sospesa, polverizzata e aspirante alla totalità surreale», dirà Pasolini criticando Calvino, una città in cui «un soggetto abbandona ogni forma di illusione del materiale per cercare un contatto con una realtà esterna a lui stesso ed immateriale finendo per progettare un´altra realtà».

Ma la città utopica di Piero Isgrò non è la città surreale di Calvino, né tanto meno «l´isola con 54 città» inventata da Thomas More o ancor di più «la città del Sole» di Tommaso Campanella. La città utopica di Piero Isgro è semplicemente la stessa Catania depurata dalla scorie di un presente selvaggio e culturalmente impersonale.

Il «Vulcano spento» è un ossimoro, un binomio contraddittorio che da una parte vuole esprimere nell´immagine del vulcano l´idea d´una forza incontrastata che si spegne lentamente nel momento in cui la città non si collega più con la sua storia e con il suo emblema. Ma se il romanzo nasce da una profonda delusione verso il presente provocando una fuga verso il passato, quale messaggio emerge per coloro che vogliono credere nel futuro?

Ecco che ottimismo giunge attraverso i numerosi giovani presenti in sala all’incontro di presentazione del romanzo, organizzato dal Rotary e Rotaract Catania Est. Sono proprio i giovani che non vogliono pensare ad una città utopica in cui rifugiarsi e che colgono nel messaggio di Piero Isgrò una denuncia verso un presente che va migliorato. E’ questo diviene possibile attraverso gli animi più sensibili ad una cultura del passato che, vivendo in una città moderna meno utopica e un po’ più reale, si sforzano di seguire un itinerario preciso fatto di impegno morale e responsabilità etica. Itinerario, quest´ultimo, che deve fare certamente tesoro del passato per proiettarsi definitivamente al futuro. Ci chiediamo se questo futuro possa essere
migliore? Beh, noi ce lo auguriamo.