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RAGUSA - 26/03/2009
Cultura - Cultura: studiosi a confronto sulla storia del Cristianesimo

Le religioni e il mondo moderno tra mito e verità

In quattro volumi l’analisi storico-evolutiva del pensiero cristiano Foto Corrierediragusa.it

L´Università torna ad essere trampolino di lancio per la divulgazione del sapere storico, religioso e filosofico. «Le religioni e il mondo moderno», (ediz. Einaudi) è il titolo dell’opera che raccoglie in quattro volumi l’analisi storico evolutiva del pensiero cristiano rapportato alla modernità.

Cristianesimo e modernità, asse portante della presentazione della raccolta abilmente condotta da illustri studiosi della storia del cristianesimo. Daniele Menozzi, Ordinario di Storia Contemporanea della Scuola Normale Superiore di Pisa autore dell´introduzione al primo volume, Giovanni
Filoramo, storico del Cristianesimo dell´Università di Torino che ha curato tutta la stesura dell´opera; Lina Scalisi, Salvatore Mangiameli e Roberto Osculati, rispettivamente titolari delle cattedre di Storia moderna, Contemporanea e di storia del Cristianesimo dell´Università di Catania;
infine Giuseppe Ruggieri, teologo e membro della fondazione per le Scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna.

Questi gli studiosi che da anni hanno cercato di interpretare l’evoluzione storica del pensiero cristiano e di confrontarlo con i frutti speculativi della modernità. Il primo volume è stato diviso in cinque sezioni. La prima e la seconda fanno un quadro generale sull’argomento per dar seguito alle successive tre sezioni, nelle quali si scende più in profondità riguardo ai temi della religione cattolica e del protestantesimo, il rapporto della chiesa coi regimi totalitaristici per giungere direttamente al confronto con il socialismo e all´analisi dei movimenti proletari. Si arriva infine al Vaticano II e alla grande apertura della Chiesa alla modernità del ventunesimo secolo. Il secondo volume tratta il tema dell´ebraismo, il terzo del rapporto tra islam e la modernità. Infine il quarto, tratta alcune tematiche affrontate nei precedenti tomi al fine di soffrire una «prospettiva comparata che si facesse carico anche delle risposte che le grandi religioni hanno dato ad alcune sfide della modernità su temi come diritti sacri, nesso tra religione e politica, posizioni sulla guerra».

Il primo volume oggetto della presentazione, si presenta in maniera densa e articolata mostrando un significato polisemico del concetto di modernità. Un significato che cambia sulla base dei mutamenti storici e che in un modo o nell’altro entra in conflitto con il Cristianesimo. La modernità polisemica, dunque, che si alimenta di una contrapposizione al Cristianesimo generando rottura, frammentazione.

Come rottura è quella che molti hanno visto nei fatti dell´11 settembre, l’evento che ha stupito per la sua tragicità l’intera umanità e inaugurato la stagione del terrore, degli attentati suicidi, delle diverse logiche conflittuali. Le logiche del non più scontato dinamismo bellico visibile e prevedibile ma dell’agire invisibile, inaspettato attraverso ramificazioni di potere finalizzate a progetti d’annientamento e distruzione dell’altro diverso.

E il Cristianesimo soffre tanto, sia per questo tipo di fratture decisive e improvvise che aprono un’epoca e ne chiudono un’altra, sia di ogni evoluzione che cerca di confrontarsi con la modernità, come nel caso del protestantesimo. Quest’ultimo cambia la Chiesa cattolica, pretende di riformarla alzando il tono di denuncia verso una struttura ecclesiastica che diventa sovrastruttura politica e getta le basi per la nascita dello Stato moderno. Tre sono i percorsi da seguire per capire l’eterno confronto-scontro tra Cristianesimo e Modernità. Rifiutare in primo luogo il moderno; concepire la religione come elemento catalizzatore; seguire il percorso avviato dal Vaticano II di contemperamento tra progresso e conservatorismo.

Se parliamo di modernità è chiaro che non si può escludere il progresso che a sua volta influenza anche il Cristianesimo. E dunque come congiungere questi due aspetti antitetici del divenire storico? Cristianesimo è antico ma non certo antiquato laddove esso apre le porte a tutto ciò che si presenta come il prodotto di un’evoluzione umana, scientifica e filosofica nel tentativo di far proprie le novità e restare al passo coi tempi. Eppure modernità è un termine provocatorio, irruente, sin dall’inizio della sua apparizione nelle autobiografie Mémoires d’outre-tombe di François de Chateaubriand, interprete delle risposta reazionaria del cattolicesimo alla Rivoluzione.

Che sarà mai questa modernità per i Papi, vicari di un Cristo in terra, che hanno il compito di custodire l’ortodossia religiosa bilanciando al contempo le diversità di anime che hanno imparato a pensare nel corso dei secoli con la propria testa, a farsi bene i conti in tasca e a come spendere al meglio la propria immagine ragionando da sole senza più la guida sicura d’un pastore così da rafforzare un potere personale e strumentalizzante.

Paolo VI, ad esempio, vivendo gli anni della tempesta ideologica reazionaria chiude un Concilio che svecchia la chiesa, trasformandola da isolata fortezza divina a grande metropoli con strade nuove e vastissime piazze. Ma occorrerà aspettare un grande papa, il Wojtyla "Santo Subito", per riempiere quest´ultime di credenti, poveri, sofferenti e soprattutto di giovani. Il Papa che ha abbattuto il comunismo, e che diventando fruitore di ogni mezzo di comunicazione di massa, si è trasformato in un grande messaggio di pace e di riconciliazione per il mondo intero. Esempi di come persino il mondo moderno potrebbe abbracciare il cristianesimo, secondo una lettura a contrario, se modernità fosse sinonimo di prosperità e di miglioramento e al contempo strumento di salvaguardia delle tradizioni.

Cristianesimo è tradizione. Ma nel capovolgimento sociale che le varie rivoluzioni del passato hanno generato, americana e francese intendo, il Cristianesimo ha dovuto cambiare forma adattandosi alle nuove ideologie dell’ottocento liberale e alle nuove forme sociali emergenti. Sembra lontano ma è sempre attuale, il ricordo d´un "cristianesimo degli umili", tema letterario per gli scrittori di primo ottocento come il Manzoni, e punto di forza dei più reazionari pensatori che cercavano di sopprimere definitivamente il Cristianesimo dell´ancien règime per dar sfogo ad un nuovo Cristianesimo, quello «dell´impegno culturale e sociale, dell´autocritica, della ricerca di genuinità e di concretezza»- dice Roberto Osculati nel suo libro "La teologia cristiana nel suo sviluppo storico".

Di fronte a questa evoluzione del sapere filosofico, la teologia sfida la filosofia che addirittura osa lasciare i panni dell’ancella per diventare maestra seguendo i percorsi del "libero pensiero". Di "Religione civile" parla Roberto Osculati, ovvero di una religione che diviene realtà indipendente dal cristianesimo. Realtà che esiste, ripercorribile attraverso le testimonianze dell´esegesi biblica e che va rispettata.

Si è di fronte ad un problema che il cristianesimo del XIX secolo ha cercato di risolvere delegando il compito di difendere il messaggio cristologico ai depositari della verità in terra e che il cristianesimo del XXI secolo cerca di smontare nel tentativo di convincere un mondo sempre più devoto al dio denaro e miscredente. Ecco che nel tentativo di risolvere la questione se considerare molti aspetti inspiegabili della teologia, mito o verità, arriva la proclamazione del dogma. Come un dogma, verità accettata per fede, si sposa con la modernità? Direbbe Harnak "un dogma è una superfetazione culturale e scolastica di fronte al primitivo messaggio carismatico dell’evangelo" lasciando dunque decantare la complessa questione ad un confronto quasi inutile.