Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Domenica 17 Dicembre 2017 - Aggiornato alle 22:06 - Lettori online 535
RAGUSA - 27/11/2017
Cultura - Mostra collettiva a Milano

"Take me (I’m Yours)" al Pirelli hangar Bicocca

Artisti di ogni nazionalità e generazione uniti da una collettiva particolare, lontana dai soliti schemi di gallerie e musei Foto Corrierediragusa.it

Vi è mai capitato di andare a una mostra e di provare quella irrefrenabile voglia di toccare le opere, magari anche modificarle a vostro piacere?
Se la risposta è sì, Take me (I’m Yours) è l’occasione giusta per poter recuperare, perché offre l’opportunità di interagire con l’arte, di farne parte e di portarla anche a casa. In questa mostra collettiva, esposta al Pirelli Hangar Bicocca di Milano fino al 14 gennaio, i visitatori sono proprio invitati a partecipare, contrariamente a quanto accade di solito.

Secondo Marco Tronchetti Provera, presidente della Fondazione Pirelli nonché amministratore delegato di Pirelli, durante la presentazione ha sostenuto che questa è una mostra “da vivere”. Una cinquantina gli artisti a partecipare, tra cui 15 italiani, alla collettiva ideata da Hans Ulrich Obrist e Christian Boltanski, a cura di Christian Boltanski, Hans Ulrich Obrist, Chiara Parisi e Roberta Tenconi. In un’intervista durante l’apertura, Obrist ha spiegato “vogliamo fare qualcosa che d’abitudine non si può fare in una mostra, una cosa inattesa. La cosa principale che non si può fare in una mostra è toccare e, ancora meno, togliere gli oggetti. Qui abbiamo l’idea che ognuno può diventare parte della mostra e, soprattutto, la mostra continua al di fuori dell’Hangar Bicocca, fuori il muro dell’istituzione in cui ha luogo, perché i visitatori sono invitati a portare via tutti gli elementi della mostra, e la mostra continua in casa loro. Dunque, si può dire che a partire da oggi questa mostra ha luogo in decine di migliaia di case di Milano e del mondo”. È quindi chiara l’indole democratica e partecipativa di questo evento, tra l’altro fruibile da tutti gratuitamente, forse unico nel suo genere, perché mai uguale a se stesso: grazie agli interventi dei visitatori, la mostra potrà mutare continuamente. Al punto che, se fosse possibile, dovrebbe terminare al suo esaurimento totale.

Il nucleo centrale di questa collettiva nasce con Quai de la Gare, del 1991, un’opera di Boltanski composta da una montagna di vestiti usati, che le persone potevano provare, prendere e portare via. Quest’opera è presente anche all’Hangar, ma gli oggetti esposti possono essere portati via solo acquistando presso l’Info Point la busta con la scritta “Dispersion”: un’altra opera di Boltanski, che per natura viene usata, gettate e destinata a scomparire.
Il primo allestimento di questa mostra fu alla Serpentine Gallery di Londra, nel 1995. Nel 2005 inizia a diventare itinerante, spostandosi a Parigi, Copenaghen, New York e Buenos Aires.

Intorno all’opera di Boltanski sono presenti le esposizioni oltre 50 artisti, disposti all’interno e all’esterno dei 1000 metri quadrati dello Sheld. La collettiva, infatti, inizia già nell’atrio, con l’installazione di Yoko Ono, Wish Trees (1996/2017), ovvero due alberi di limone su cui i partecipanti possono posizionare dei biglietti con i propri desideri.
Se l’Info Point fa a tutti gli effetti parte della borsa con la vendita del sacchetto Dispersion, il bookshop non è da meno, poiché è possibile trovare una versione rivisitata del progetto di Gianfranco Baruchello, Artiflex. Finanziaria Artiflex, una finta società che vende a 1 euro confezioni con monete da 50 centesimi, mentre le monete da 1 € sono vendute a 50 centesimi. L’artista devolverà il ricavato in beneficenza.  Nella grande arena dell’Hangar Bicocca, come abbiamo detto, è possibile interagire con le opere, talvolta è anche possibile mangiarle, come nel caso dei cioccolatini di Carsten Höller, con l’involucro accompagnato dalla scritta Future in Zukunft (Future); mentre Daniel Spoerri ci consente di mangiare degli scheletri (Eat Art Happening), dei simboli fallici pompeiani di marzapane (Amulette phallique de Pompéi) oppure di pescare scatole di sardine con l’opera Boîte de Sardines. Inoltre, è possibile partecipare alla lotteria ideata dall’artista Douglas Gordon e vincere una cena con lui. Wolfang Tillmans dà la possibilità di scaricare e stampare un suo nuovo poster ed è possibile prendere una copia del poster che Maurizio Cattelan ha ricevuto in regalo da Alighiero Boetti. Insomma, un vero e proprio parco giochi per gli amanti dell’arte che non sono mai riusciti a tollerare teche, divieti e misure di sicurezza.

Ci sembra giusto presentare velocemente anche lo spazio espositivo.
Pirelli Hangar Bicocca è lo spazio espositivo orizzontale più grande d’Europa, con i suoi 15.000 metri quadrati. Nasce dalla riconversione di uno stabilimento industriale e la sua mission è la produzione e la promozione di arte contemporanea. Un ambiente giovane, innovativo, che offre la possibilità di visitare le mostre gratuitamente.
Ogni esposizione viene studiata per far sì che possa integrarsi perfettamente con l’architettura dello spazio. In questo edificio sono presenti spazi per le attività didattiche e tre spazi espositivi che conservano a vista le strutture architettoniche originali: lo Shed (dov’è possibile visitare la mostra presentata in questo articolo), il Cubo e le Navate.
In questo periodo, oltre a Take Me (I’m Yours) si può cogliere l’occasione per assistere alla mostra di Lucio Fontana Ambienti/Environments. Tuttavia, per le visite nel fine settimana è necessaria la prenotazione.