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Lunedì 20 Novembre 2017 - Aggiornato alle 20:33 - Lettori online 545
RAGUSA - 23/08/2017
Cultura - La visita conclusiva delle "Passeggiate barocche 2017"

S. Giorgio ad Ibla, quel duomo costruito 3 volte

L’attuale fabbrica è figlia del terremoto del 1693, voluta fortemente dai viceré e dalla pontificia Sacra Congregazione Foto Corrierediragusa.it

Non tutti sanno che il Duomo di S. Giorgio a Ragusa Ibla (foto) è stato preceduto in ordine di tempo da altre tre templi dedicati al Santo cavaliere. Il primo rimonta quasi certamente al periodo normanno, era ubicato sotto l´ antico castello e nei documenti notarili viene denominato come S. Giorgio "lo vechio". Come sottolineano Paolo Antoci, Giuseppe Antoci e Gianni Giannone in un recente contributo ( Ragusa 2017) questa prima chiesa potrebbe anche risalire all´ età bizantina. Per secoli, dunque, collocato in uno spazio contiguo con l´ attuale Duomo, S. Giorgio "lo vechio" con i rintocchi delle sue campane segnò i tempi della Chiesa e dei mercanti (Le Goff), allertò il popolo nei momenti di pericolo, scandì i ritmi lenti della vita quotidiana, rappresentando l´ identità civile e religiosa della cittadella medievale.

Nella seconda metà del XIV secolo si edificò la seconda chiesa, di cui oggi ammiriamo il portale, attiguo alla Villa comunale. Innalzato ai tempi del conte Simone Chiaramonte, questo edificio in stile tardogotico fu presto sontuoso di fabbrica e ricco di reliquie e di sacri ornamenti ( sculture, pitture, argenti e tessuti pregiati ), grazie ai lasciti testamentari e alle rendite offerte dalle più titolate famiglie aristocratiche. Nel 1423 qui volle essere seppellito il conte Bernardo Caprera, che aveva trasferito a Ragusa il centro amministrativo dello stato feudale ( fino alla rivolta antifiscale del 1447 ). La grande "cona" commissionata al famoso scultore Antonello Gagini nel 1573 ( lo stesso anno in cui si posizionava nell´ abside di S. Giorgio a Modica il polittico di Bernardino Niger ) dimostra l´alto livello culturale dell´ elite locale.

Dopo i drammatici eventi di un terremoto nel 1542 (poco noto) e dell´ epidemia di peste del 1576, che provocò 5.400 vittime (più del sisma del 1693!), Ragusa registra un eccezionale sviluppo demografico, economico e culturale. Grano e allevamento sull´ altopiano alimentano crescenti flussi commerciali e finanziari con Palermo, Malta e la repubblica marinara di Genova. Cominciano le "scissure" religiose tra i devoti di S.Giorgio e quelli di S.Giovanni, e le violente "dissensioni" sulla contestata matricità esprimono il conflitto politico e sociale tra i due quartieri della piazza Maggiore e degli Archi. L´ascesa sociale dei nuovi ceti mercantili, che nel primo trentennio del Seicento è sostenuta dal governatore Paolo Larestia, si autocelebra nei marmi e negli stucchi di S. Giovanni, ma non è da meno la pompa barocca dell´ aristocrazia sangiorgiara ( Arezzo, Catellet, Comitini, Giampiccolo, La Rocca ) che nel 1643 ottiene da papa Urbano VIII l´ elevazione del proprio santo a patrono della città.

La terza chiesa di S.Giorgio è figlia del terremoto del 1693, voluta fortemente dai viceré e dalla pontificia Sacra Congregazione ma mai realmente costruita per i veti incrociati delle due fazioni rivali. I fatti sono noti. In odio alla nobiltà sangiorgiara il duca di S.Filippo Bernardo Arezzo, don Mario Leggio e gli Schinina´ si portarono sulla collina del Patro per fondarvi una nuova città, cercando di trasferirvi gli abitanti degli Archi. Uno studio di Gaudenzia Flaccavento ha analizzato le misure di autentica deportazione adoperate dal duca di S.Filippo per costringere gli "arcaroli" ad abbandonare il vecchio sito : divieto di edificazione nel quartiere sottano, multe salate e carcerazioni per i contravventori, lo stesso tempio "diruto" di S.Giovanni fatto saltare in aria nel 1696 per promuovere culto e devozione del Battista sul Patro. La "chimerica divisione" venne infine annullata nel 1703 e la città riunificata (sarebbe tornata a dividersi nel 1866). La Curia romana impose un solenne "consilium" pacificatore e nel 1705 il vescovo Termini convinse i due partiti a far sorgere un nuovo tempio dedicato a S.Giorgio e a S. Giovanni. Letto, firmato e sottoscritto da 92 autorevoli maggiorenti. Ma la concordia durò lo spazio di un mattino e la "la guerra delle collegiate" riesplose più aspra di prima. Il terzo S.Giorgio non si apparentò col Battista e rimase allo stato virtuale.

Così sangiorgiari e sangiovannari fecero a gara per fare più belle ed eleganti le loro chiese. Il quarto tempio dedicato al Santo cavaliere fu infine progettato e realizzato da Rosario Gagliardi, "maestro ingegnero" di Noto e tra i massimi architetti del tardobarocco ibleo (ricordo i fondamentali contributi di Paolo Nifosi´ e di Marco Rosario Nobile). Ma anche in questo caso la soluzione non fu rapida ne´ indolore. Clero e devoti sangiorgiari si divisero sui modi e sul sito dove ricostruire: un gruppo più conservatore voleva riedificare sopra le rovine del terremoto, dove del resto sin dal 1693 era stata innalzata una "baracca" in legno ; un altro gruppo intendeva innalzare la chiesa addirittura sopra i resti del vecchio S.Giovanni e sottrarvi le pregiate pietre d´ intaglio, suscitando strepiti e tumulti da parte dei sangiovannari. Solo nel marzo del 1738, nel corso della "sacra visita" il vescovo di Siracusa, mons. Trigona, riuscì a convincere tutti perché la nuova chiesa sorgesse sulle fondamenta di quella di S.Nicolo´. Ora Gagliardi poteva lavorare sul progetto, finalmente pronto nel 1743, allorché una processione "riparatrice" dei due Santi inaugurava finalmente un periodo di pacifica ricostruzione.