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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:53 - Lettori online 1195
RAGUSA - 11/01/2016
Cultura - Il terremoto dell’11 gennaio di 322 anni fa causò 60 mila vittime di cui 15 mila nei comuni iblei

Il sisma del 1693 fu anche occasione di rinascita

Oggi siamo eredi di questa grande storia sociale e culturale, che ha reso possibile la creazione di uno spettacolare ambiente architettonico ed urbanistico diventato "patrimonio dell’Umanità" Foto Corrierediragusa.it

Il grande sisma del 1693 (il più disastroso in Italia dopo quello di Messina del 1908) comporto´ la distruzione di 57 paesi del Val di Noto e quasi 60 mila , di cui 15 mila nei comuni dell´attuale provincia di Ragusa. Modica ebbe a contare 3.500 morti su una popolazione di 18 mila abitanti, Ragusa registrò addirittura 5 mila morti su 10 mila abitanti, Ispica 2.200, Scicli 2.000, Giarratana 541, Chiaramonte 303, Monterosso 232 ) laddove minore fu il numero delle vittime nel versante occidentale Ibleo (269 a Comiso, 200 ad Acate, appena 30 a Vittoria da poco fondata ). Un autentico salasso demografico, che avrebbe richiesto almeno un secolo per ripristinare il precedente equilibrio, così come sarebbe stato necessario un secolo e mezzo per ricostruire nel nuovo stile tardobarocco il tessuto urbanistico delle città rase al suolo.

La luminosa bellezza delle chiese e dei palazzi, il prestigioso sigillo dell´ Unesco sui centri storici di Ragusa , Modica e Scicli ( come pure di Catania, Siracusa, Noto, Palazzolo Acreide e Militello ) non possono far dimenticare quanto dolore, morte e violenza si nascondono dietro la cortina edilizia dei paesi ricostruiti. Una tragedia di enormi proporzioni. A Modica, come altrove, si muore non solo sotto le rovine delle fabbriche, ma anche per fame e sete, freddo, sciacallaggio.Il protomedico Diego Matarazzo nelle sue drammatiche relazioni al Viceré descrive una città ridotta in macerie, dove turbe di persone seminude vagano atterrite dal panico in cerca di pane e acqua che mancano. I pozzi si erano prosciugati, le scarse provviste di frumento saccheggiate, le "febbri maligne" per sporcizia e disidratazione, i furti e le razzie disegnano uno scenario apocalittico di anarchia sociale.

Le fonti archivistiche ci consegnano anche lo straordinario dibattito pubblico che si apre tra nobili, clero e popolo su come e dove ricostruire le città distrutte. I pareri sono discordi, tra chi vorrebbe far sorgere città nuove in siti diversi e coloro che intendono riedificare nello stesso luogo. I primi appartengono alla nobiltà più recente e alle borghesie emergenti che nei nuovi siti cercano maggiori occasioni di espansione economica, i secondi esprimono le più antiche oligarchie che nei vecchi siti intendono riaffermare le precedenti gerarchie sociali. Nobili e clero di Modica bassa con a capo i De Leva, gli Ascenso e i Mazzara nel giugno del 1693 si rivolgono al Re di Spagna Carlo II perché autorizzi la ricostruzione nell´altopiano della Michelica più vicino alla "marina" di Pozzallo , ma l´aristocrazia di Modica alta guidata dai Grimaldi , Polara e Lorefice riesce ad imporre la rifondazione nello stesso sito a garanzia dei diritti della matrice S.Giorgio. A Ragusa le tradizionali discordie intestine tra "sangiorgiari" e "sangiovannari" spaccano letteralmente famiglie e quartieri, finchè il duca Bernardo Arezzo con largo seguito sangiovannaro risale la collina del Patro per costruire una nuova città. Anche il centro montano di Giarratana cambia sito sulla spinta dei feudatari marchesi Settimo, come pure Ispica degli Statella abbandona la "cava" per il più salubre pianoro soprastante.

Oggi noi siamo eredi, talvolta inconsapevoli, di questa grande storia sociale e culturale, quella che ha reso possibile la creazione di uno spettacolare ambiente architettonico ed urbanistico diventato "patrimonio dell´Umanità". Non sempre abbiamo saputo rispettare la monumentalità delle nostre città ,anzi spesso abbiamo fatto di tutto per deturpare i centri storici del Val di Noto. La grande Bellezza del Sud-Est, che abbiamo invece il dovere di conservare intatta e valorizzare come risorsa originale di un passato che si proietta nel futuro.

(foto: l´area della Sicilia orientale interessata dal sisma)