Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:28 - Lettori online 1197
RAGUSA - 17/12/2015
Cultura - L’elegante volume di Giuseppe Barone, voluto dalla Banca Agricola offre riflessioni per una lettura critica

Quel lascito civile della Grande Guerra negli "Iblei"

Otto capitoli in cui vengono esaminati i vari aspetti del conflitto mondiale a coominciare dalla questione meridionale Foto Corrierediragusa.it

Se esiste ancora oggi una "questione meridionale" ci sono radici che affondano molto lontano. Lo si deduce dallo studio di Giuseppe Barone, che nell´affrontare da storico lo studio de "Gli Iblei nella Grande Guerra", va ben oltre i numeri e i dati statistici ma legge in profondità ragioni economiche e sociali del primo vero conflitto mondiale per dimensioni ed estensione geografica. Le guerre, sostiene Giuseppe Barone, sono la causa della "questione meridionale" perchè lo Stato indirizza la stragrande parte delle sue risorse verso la grande industria e al settore terziario trasferendole dall´agricoltura e dal settore primario. Inevitabile dunque che a soffrire siano state le regioni del sud, Sicilia in primis, perchè il colpo alle coltivazioni di grano, e alle colture di esportazione fu durissimo. Se da un lato dal punto di vista economico il Sud pagò dunque in termini di reddito, dall´altro non fu meno importante il contributo in termini di uomini. Il libro di Barone, pubblicato grazie alla lungimiranza e e all´impegno civile della Banca Agricola Popolare di Ragusa, sfata, pur concentrandosi su un territorio marginale come quello ibleo, un altro mito che è stato coltivato dalla storiografia ufficiale e cioè che la Grande Guerra fu un conflitto "settentrionale". I numeri e le statistiche dicono ben altro perchè, come si evince dai grafici e dalle analisi dell´autore il Sud e la Sicilia pagano un prezzo tra i più alti con Palermo a guidare questa "speciale" classifica di caduti in guerra con 8.847 morti, seguito a ruota da Siracusa e Catania. Anche se per il rapporto tra popolazione residente e caduti il primato spetta a Siracusa. Anche Ragusa paga il suo alto tributo con 3.541 caduti pari all´11 per cento dei 33.000 arruolati e Modica è città leader per il numero di vittime con 790 morti.

Un dato, quello siciliano, che si aggrava se si considerano poi le conseguenze dell´epidemia spagnola susseguente alla guerra che solo in Sicilia colpisce ben 30mila persone. Un lascito gravoso del conflitto mondiale che spopola un territorio ricco di risorse, di forza lavoro e di classe dirigente. Giuseppe Barone arricchisce il suo studio con storie minime, di "nessuno della storia" che fanno ulteriormente capire il dramma bellico al di là dei bollettini ufficiali e delle rivisitazioni interessate. Il ragusano emerge anche come terra di eroi e gli Iblei risultano una terra tra le più patriottiche d´Italia con ben 590 decorazioni al merito, due medaglie d´oro, 177 d´argento e 110 croci di guerra. Per Barone "l´elevato numero di eroi della piccola provincia iblea dimostra la profondità del processo di nazionalizzazione e la consapevolezza diffusa tra tutte le classi sociali dell´"amor di Patria" come valore identitario dell´unità nazionale". Sono elementi di riflessione che la lettura del libro favorisce scorrendo anche i capitoli in cui la pubblicazione è suddivisa rendendola organica ed esaustiva. Perchè oltre che del fatto strettamente bellico si parla anche di intellettuali e della formazione del consenso, di soldati e ufficiali, dei prigionieri, delle classi aristocratiche e di come la memoria della Grande Guerra sia stato conservata nelle varie città con monumenti, dipinti ed affreschi, a cominciare dai saloni della Prefettura di Ragusa (foto).

Per finire, e non è per niente marginale in tempi di accoglienza di profughi e diseredati vari, l´autore riferisce di come il Sud e il ragusano accolsero i prigionieri di guerra austroungarici trasferiti in Sicilia perchè più "controllabili" in campi di concentramento creati appositamente a Trapani, Catania, Sciacca, Marsala, Pozzallo e Vittoria (proprio il campo vittoriese divenne il più grande e meglio attrezzato in tutta la Sicilia). Le famiglie accolte nei campi si integrano nel tessuto sociale e la solidarietà della popolazione è apprezzata pubblicamente tanto che in un manifesto affisso sui muri delle città iblee si legge "Ci dichiariamo orgogliosi e onorati per le manifestazioni di sentita fratellanza reseci da questo popolo civile. Quando torneremo alle nostre mura ricorderemo ognora con affetto il nome di Ragusa". Un lascito di umanità, di riconoscenza che ancora oggi, pur in contesti ben diversi, il ragusano può vantare e di cui può essere orgoglioso nel lungo filo che unisce ere diverse.