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RAGUSA - 27/07/2014
Cultura - La politica di "grandeur" imperiale e le guerre della Spagna di Filippo IV

Tra Francia e Spagna "Guerra dei Santi" a Ragusa nel ´600

La "Guerra dei Santi" ha dunque profonde radici sociali ed alimentava le faide interne alle comunità Foto Corrierediragusa.it

La politica di "grandeur" imperiale e le guerre della Spagna di Filippo IV (foto) e del suo Primo Ministro duca di Olivares ebbero drammatiche conseguenze in Sicilia, dove il rapace fiscalismo della Corte madrilena e le ripetute carestie granarie alimentarono il malcontento delle classi popolari sfociato nelle rivolte urbane di Palermo nel 1647 e di Messina nel 1674/78. Anche nella Contea di Modica i segni della crisi si manifestarono nella crescita dei reati, del banditismo e delle lotte politiche e religiose. A Ragusa, in particolare, le tradizionali "scissure" tra i devoti della Matrice S.Giorgio e della chiesa di S.Giovanni risalivano alla metà del XVI secolo, allorché lo sviluppo economico e demografico del quartiere "sangiovannaro" degli Archi aveva innescato un duro conflitto sociale col quartiere "sangiorgiaro" di Piazza Maggiore (l´odierna piazza Pola) dove risiedevano le famiglie di più antica aristocrazia. Il dissidio sul contestato "patronato" di S.Giorgio nel 1643, le polemiche sulle preminenze nelle processioni o nel suono delle campane, il contenzioso tra le rispettive confraternite, le gelosie tra i due capitoli dei canonici ( composti dai rampolli dei principali casati ) finivano spesso per scatenare tra i contrapposti schieramenti di " devoti" violenti tumulti, originati dal monopolio del potere locale saldamente nelle mani della nobiltà sangiorgiara.

La "Guerra dei Santi" ha dunque profonde radici sociali ed alimentava le faide interne alle comunità. Essa, tuttavia, assumeva forme differenti o si scatenava in coincidenza di eventi internazionali che i protagonisti locali cercavano di utilizzare a vantaggio dei rispettivi "partiti". Nella Ragusa del Seicento una delle questioni più controverse riguardava il trasferimento delle principali statue di santi delle varie chiese nella Matrice nella ricorrenza del patrono. I sangiovannari cercavano con mille scuse di sottrarsi a quest´ obbligo, che equivaleva ad un riconoscimento della supremazia di S.Giorgio, e per tale "disubbidienza" nel 1668 il vescovo di Siracusa aveva spedito in città il vicario di Augusta col compito di carcerare i colpevoli e di scomunicarli se recidivi. Ma alla vigilia della rivolta di Messina il clima era davvero rovente. Nel 1672 , per vincere le resistenze degli avversari ,i "devoti" sangiorgiari dovettero marciare armati "di scopette, pistole et archibugi" per prelevare a forza le statue dei santi nella chiesa di S.Giovanni. Nonostante fossero state serrate le porte del tempio, essi "discassarono" gli ingressi laterali e fecero irruzione all´interno fracassando il simulacro di S.Bartolomeo e "decollando" quello di S.Rocco, che fu poi trascinato macabramente in processione privo di testa.

I nobili sangiorgiari erano naturalmente "fedelissimi" della Spagna, ma non avevano tenuto conto della rivolta di Messina. Quando Luigi XIV mando´ navi e truppe a sostegno degli insorti peloritani, i sangiovannari presero a volo l´ opportunità della rivincita, schierandosi molti di loro con i francesi. Così nel 1674 i sacerdoti Mario Scribano e Antonio Corallo non esitarono a pestare a sangue il malcapitato sacrista di S.Giorgio perché giunto a S.Giovanni aveva osato collocare "more solito" la Croce della Matrice sul lato destro della Cappella maggiore : quello di mettere lo stendardo matriciale "in cornu evangelii" e di sistemare la Croce di S.Giovanni a sinistra, "in cornu epistolae", era un rigido cerimoniale barocco che codificava le gerarchie ecclesiastiche della città e perciò andava cancellato. Risse e scontri tra i due "partiti" si rinnovarono nel giorno di Capodanno del 1676, perché nel duomo di S.Giorgio si era fatta l´esposizione del SS.Sacramento per ottenere la protezione divina sull´armata spagnola e per invocare la pace " perturbata dagli inimici francesi". Nella cittadella iblea la guerra franco-spagnola rimodellava in forme nuove la lotta politico-religiosa .Per la consueta processione delle Rogazioni, nel maggio del 1677, il clero sangiovannaro rifiuto´ platealmente il dovuto atto di sottomissione , e quando il corteo di S.Giorgio entro´ in pompa magna nella chiesa rivale trovo´ entrambi i lati dell´altare maggiore occupati dalle Croci di S.Giovanni : inevitabili le botte da orbi , con feriti, contusi, strascichi giudiziari documentati nei rispettivi archivi parrocchiali.

Della rivolta antispagnola dell´agosto 1677 ho già scritto nel precedente articolo. Per un mese la città fu preda dell´anarchia, sobillata dai notabili "arcaroli" in contatto con i Francesi. Poi però la Spagna aveva preso il sopravvento, Messina era stata severamente punita, ed anche a Ragusa i capi della sollevazione popolare furono giustiziati ( Angelo Campo e Ignazio Dierna ) e centinaia di persone condannate. La nobiltà sangiorgiara poteva adesso riprendersi le perdute preminenze. Così per la processione delle Rogazioni del 1678 furono gli stessi giurati Antonio Battaglia, Vincenzo Monelli e Antonio Comitini ad entrare con la forza nella chiesa di S.Giovanni ed a piantare, unica e sola, la Croce della Matrice davanti all´altare maggiore. L´umiliazione non poteva restare senza reazione. I sacerdoti Giuseppe Lupo e Santoro Corallo protestarono vivacemente contro l´usurpata giurisdizione, messa cantata e funzioni religiose vennero interrotte da urla e scontri tra devoti, mentre Sipione Buscema ( figlio del Mastro notaio della Corte giuratoria) bestemmiando si avvento´ contro il barone Comitini cercando di ucciderlo con un acuminato coltello. L´intervento pacificatore del notaio Vincenzo Ioppolo ( sangiovannaro moderato) riuscì a sedare il tumulto, ma il vicario foraneo don Giuseppe Nicita fu costretto ad imprigionare il Buscema ed altri esagitati .

La rappresaglia dei nobili "affezionati" di S.Giorgio non si fece attendere. Il 6 giugno i baroni Castellett, Comitini e La Rocca presentarono al Viceré una dettagliata relazione d´accusa,ottenendo la nomina di un magistrato "delegato" ( Carlo Caruso ) per procedere a "carcerazioni, scomuniche et altre pene" nei confronti di uno stuolo di sacerdoti, chierici e devoti sangiovannari , che si sarebbero macchiati di alto tradimento e di complicità con i Francesi nella speranza di rovesciare a Ragusa l´ordine politico e religioso esistente. In particolare lo stesso vicario foraneo Nicita, il notaio Ioppolo, il commissario del S.Uffizio don Francesco Paternò furono accusati di conio di moneta falsa e di aver soccorso con armi e denaro i nemici invasori. Molti altri furono denunciati per tentata strage e atti sacrileghi , come i fratelli Piccitto, Giuseppe Cappuzzello, Giacomo Mezzasalma, Francesco Di Marco, Paolo Di Grandi, Giovanbattista Battaglia, Manfre´ Cabibbo.

Le indagini e il successivo processo si svolsero in un clima incandescente, tra false testimonianze e ritrattazioni, in diversi " fori" riservati ( Gran Corte, Corte vicariale, S.Uffizio ) , ma alla fine i principali accusati furono scagionati ( Ioppolo, Paterno´ , Nicita ) e addirittura i giurati sangiorgiari vennero temporaneamente tradotti in prigione a Palermo.

Con Atto dell´8 dicembre 1678 il Viceré Vincenzo Gonzaga impose finalmente il "perpetuo silenzio" sulle contese tra le due Chiese di Ragusa, confermando la matricita´ di S.Giorgio e disciplinando in modo analitico processioni e preminenze religiose. Il documento viceregio costituì la base della tregua tra i due "partiti" sancita dal vescovo Fortezza nel corso della "sacra visita" del 1683. L´accordo comunque non sarebbe durato a lungo, travolto dagli esiti del terremoto del 1693.