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RAGUSA - 22/07/2014
Cultura - Era il 4 agosto del 1677 ed in piazza degli Archi i bordonari hanno proclamato lo sciopero

Una rivolta antispagnola nella Ragusa del ´600

I ribelli prendono man mano coraggio e minacciano di estendere il fuoco della rivolta a Modica e Scicli Foto Corrierediragusa.it

Nell´estate del 1677 la Sicilia spagnola e´ in piena guerra. La rivolta di Messina da tre anni ormai ha alterato gli equilibri internazionali, perché Luigi XIV e´ andato in soccorso della città ribelle che rivendica il ruolo di capitale mercantile dell´isola contro i privilegi feudali di Palermo e l´esasperato fiscalismo. Tra Francia e Spagna il conflitto militare e politico ha come posta strategica la leadership nel Mediterraneo. Un corpo di spedizione agli ordini del duca di Vivonne si e´ spinto fino alle porte di Catania, mentre la flotta francese veleggia minacciosa di fronte al porto di Siracusa. Qui si trova acquartierato l´esercito spagnolo comandato dal duca di Camastra Giuseppe Lanza ( futuro protagonista della ricostruzione post 1693 ) che aspetta di passare al contrattacco. La Contea di Modica sembra lontana dal teatro di guerra, ma viene anch´ essa coinvolta nella crisi europea.

Camastra deve garantire l´approvvigionamento alimentare delle sue truppe e sa bene che la vicina Contea dispone del miglior frumento di Sicilia. Ordina pertanto ai giurati di Ragusa di spedire con urgenza nella fortezza aretusea un ingente carico di grano e orzo. Per la nobiltà iblea si trattava di un ottimo affare, dal momento che la Regia Corte avrebbe pagato un prezzo elevato per la fornitura, ma il rischio di svuotare i magazzini e di far mancare pane e farina per le classi più povere mobilita subito i ceti popolari del quartiere degli Archi. Sono anni difficili, di carestie ripetute, tumulti, banditismo sociale. Si rinfocolava così il secolare contrasto tra i "devoti" delle due Chiese : quando i giurati Francesco Giampiccolo barone di Cammarana, Bernardo Castellettbarone di Camemi, Vincenzo Arezzi barone di Calamezzana e Giacomo De Stefano barone di Cutalia,tutti di stretta osservanza "sangiorgiara" , dispongono la partenza della carovana di muli carichi di orzo e frumento, i popolani "sangiovannari" bloccano l´uscita dei carri mentre si spargono voci "sediziose" contro l´egoismo dei ricchi, affamatori dei poveri.

Il 4 agosto 1677 scoppia la rivolta anche a Ragusa. Nella piazza degli Archi i bordonari hanno proclamato lo sciopero e Vincenzo "lo sciclitano" fa presidiare le porte della città. Quando arriva il maestro notaio del Comune, Filippo Zuccarello, che minaccia punizioni severe per gli scioperanti, la folla comincia ad insultarlo e a picchiarlo. Il malcapitato corre a rifugiarsi nella chiesa delle Anime del Purgatorio , dove arriva a suo soccorso armato di pistola don Ignazio Lauretta che non esita a sparare sui dimostranti. Entrano ora in scena i veri capi dell´ insurrezione, Ignazio Dierna e Angelo Campo ( il primo e´ sangiovannari, il secondo sangiorgiaro ) che aizzano il popolo a bruciare le porte della chiesa ed a trucidare in modo orrendo il Lauretta e lo Zuccarello. Ragusa resta così in balia dei ribelli : la rivolta e´ antispagnola e "democratica" , i nobili sono asserragliati nei loro palazzi e temono per la loro vita. L´anarchia regna sovrana.

La sera stessa giunge da Modica il Governatore della Contea, il barone Carlo Grimaldi con una piccola pattuglia di soldati. In attesa dei rinforzi promessi dal Camastra tocca a lui sbrogliare la matassa, cercando una mediazione tra le parti sociali. I capipopolo Dierna e Campo lo incontrano e dettano le loro condizioni : divieto di "estrazione" del frumento, calmiere per il prezzo di pane e farina, riduzione dei dazi sui generi di prima necessità. Da Siracusa l´ordine perentorio al Governatore e´ di non cedere alle pretese della "plebe" ragusana e di concordare solo una piccola riduzione del prezzo, pena il "terribile castigo" della repressione "manu militari". Si tratta tuttavia di "grida" manzoniane senza effetto pratico, poiché le sollevazioni di Sortino, Melilli e Palazzolo costringono gli spagnoli a ritardare l´intervento a Ragusa. Qui perciò i ribelli prendono coraggio, minacciano di estendere il fuoco della rivolta a Modica e Scicli, intimano al Governatore Grimaldi l´immediata diminuzione della pressione fiscale. Siamo giunti al 21 agosto: Grimaldi cede alle richieste nel timore di venire ucciso.

La corrispondenza tra Grimaldi e Camastra si fa drammatica : entrambi sono convinti che le masse ignoranti siano manovrate da "menti raffinate" e che dietro le violenze perpetrate ci siano la rete spionistica francese e alcune famiglie locali collegate col nemico. In effetti per un mese artigiani e villici la fanno da padroni a Ragusa, seminano il terrore tra nobili e borghesi, finché ai primi di settembre giunge il contingente spagnolo che riconquista con la forza la città. La punizione e´ davvero terribile ed esemplare. Dierna e Campo sono giustiziati sulla pubblica piazza, vengono arrestati e condannati a lunghe pene detentive centinaia di persone di ogni ceto sociale : consoli delle "maestranze" come Paolo Conti e Vincenzo Ingallina, cittadini "honorati" come i fratelli Trono, Giuseppe Cascone e Giuseppe Criscione, il cappuccino Cosimo Di Stefano, insieme a tanti altri oscuri comprimari del "ribello". Come a Messina, anche a Ragusa viene ripristinato l´ordine, i Francesi si ritirano, la Spagna riprende il controllo della Sicilia, don Carlo Grimaldi viene premiato dal viceré con l´ ambito titolo di principe. I "democratici" sono stati sconfitti, l´ oligarchia aristocratica ha vinto. Ma solo per poco. Il terremoto del 1693 rimetterà presto in gioco i precari equilibri sociali e politici della città.