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RAGUSA - 22/06/2014
Cultura - L’archeologo comisano fu potente accademico e gerarca del regime fascista

Da Paolo Orsi a Biagio Pace. Archeologia tra le 2 guerre

Nelle terre di famiglia a Camarina il giovane archeologo comisano scava insieme ad Orsi, ma la distanza politica e scientifica tra i due era incolmabile Foto Corrierediragusa.it

L´ Archeologia siciliana nella prima metà del Novecento e´ un universo complesso, segnato da personalità di grande spessore che hanno rinnovato contenuti e metodi della disciplina, fornendo un contributo rilevante al sistema italiano dei Beni Culturali. Volendo schematizzare al massimo, due differenti linee di sviluppo si sono scontrate e intrecciate in quei decenni. La prima tendeva ad affermare il valore scientifico della ricerca, la sistematicità degli scavi, la costruzione di un sistema museale, in piena autonomia dalla politica, e trova la sua massima espressione in Paolo Orsi che per un quarantennio ha retto la Soprintendenza di Siracusa. La seconda ha puntato piuttosto sull´interazione tra scienza e Stato, sul connubio "forte" col nazionalismo e col Fascismo in quanto ideologie volte a promuovere il primato imperiale e "romano" dell´Italia, e può riconoscersi nell´attività di Biagio Pace (nella foto), potente accademico e gerarca del Regime. Fra le due linee non c´è separazione netta, ed entrambe sono ricche di risultati conseguiti e di prospettive di studio, ma il differente rapporto col potere ha avuto non poche conseguenze sulla interpretazione e periodizzazione dei reperti e dei siti archeologici.

Da Crispi al Fascismo la storia dell´Archeologia siciliana è dominata dalla figura carismatica di Paolo Orsi (1859-1935 ). A lui dobbiamo la sistematica riemersione di autentici tesori d´arte dal sottosuolo isolano attraverso le continue campagne di scavo accompagnate da una straordinaria capacità di comparazione e datazione dei reperti. Orsi ha ricostruito la civiltà preellenica della Sicilia nel contesto mediterraneo, ridimensionando la presenza dei Sicani e sostenendo l´unicità dell´etnos dei Siculi ,abitatori del versante orientale. Con uguale impegno scientifico l´archeologo di Rovereto ha restituito memoria materiale alla colonizzazione greca, facendo venire alla luce le tracce delle maggiori città siceliote ( Siracusa, Megara, S.Angelo Muxaro, Taormina, Camarina, Gela, Lentini, Palazzolo ) e sottolineando l´impatto della superiore cultura greca sulla società locale. Piuttosto sottovalutata resto´ per Orsi l´età romana, considerata una fase decadente e di servitù della Sicilia, a differenza dei successivi periodi bizantino e normanno-svevo ricchi di emergenze architettoniche. Liberale di vecchio stampo, amico di tanti intellettuali antifascisti, Orsi si tenne lontano dal Regime anche se accetto´ la nomina al Senato nel 1928. Ebbe il merito di forgiare un´ intera leva di collaboratori ,docenti universitari e archeologi autodidatti che sotto la sua guida realizzarono importanti scoperte, come i vizzinesi Ippolito e Corrado Cafici, il chiaramontano Corrado Melfi, il melillese Giulio Emanuele Rizzo, il siracusano Giuseppe Agnello, il modicano Salvatore Minardo.

A cavallo tra XIX e XX secolo, lontano dalle fatiche e dai sudori impolverati degli scavi, gli storici italiani dell´Antichità avevano però cominciato a cavalcare il nascente nazionalismo che intendeva piegare l´autonomia della ricerca alla "mission" dell´ affermazione dell´Italia tra le grandi potenze europee. Ettore Pais con la sua "Storia della Sicilia e della Magna Grecia" (1894) segnava una svolta epocale, sostenendo contro le tesi di Holm e di Movers che non rispondeva a verità la pretesa arretratezza delle popolazioni indigene sopraffatte dalla superiorità dei colonizzatori greci , e che piuttosto si era verificata una profonda contaminazione tra Siculi e Greci sulla base di paritaria assimilazione di pratiche religiose e culturali. L´approccio nazionalista di Pais veniva confermato dal suo allievo modicano Emanuele Ciaceri, che nelle sue opere "Culti e miti nella Sicilia antica" (1911) e "Storia della a Magna Grecia" ( 3voll. 1927-32) ebbe modo di sminuire la presenza dei Fenici ( di origine africana) e di esaltare ancora una volta il dinamico incrocio siculo-greco-italico pienamente maturato in età romana.Storia Antica ed Archeologia si davano così la mano alla vigilia della Prima Guerra Mondiale nel segno dell´espansionismo coloniale in Africa e della "romanizzazione " degli studi e degli scavi. Meno Grecia e più Impero romano per sostenere le velleità classiciste del Fascismo.

L´ascesa accademica e politica di Biagio Pace ( 1889-1955 ) si muove in questo diverso contesto. Laureatosi a Palermo con Antonio Salinas, Pace partecipò alle missioni archeologiche organizzate dal ministro degli Esteri catanese Antonino Di Sangiuliano, che nel 1913 preparano l´occupazione militare in Libia e in Asia minore. Nelle terre di famiglia a Camarina il giovane archeologo comisano scava insieme ad Orsi, ma la distanza politica e scientifica tra i due era incolmabile. Professore ordinario a Pisa, preside della Facoltà di Lettere a Napoli, Accademico dei Lincei, Pace occupò ininterrottamente il seggio alla Camera dal 1924 ed ebbe il merito di aver fatto nascere a Siracusa l´Istituto nazionale del Dramma Antico e di aver contribuito all´approvazione delle leggi Bottai del 1939 per la tutela dei Beni Culturali e Ambientali. Ma netto fu il suo rifiuto della prospettiva ellenocentrica di Orsi, come decisa fu la scelta ( nei tre tomi della sua opera "Arte e Civiltà della Sicilia antica", 1935-49 ) di privilegiare l´importanza dei Siculi come popolazione autoctona in grado di assimilare gli stessi coloni greci.

La Sicilia-Nazione dei Siculi, dunque, sarebbe stata la vera protagonista dell´ originale cultura "siceliota" confluita nella civiltà italica dopo la conquista romana. Si sviluppava così un indirizzo fortemente "romanizzante" dell´Archeologia siciliana, a cui Pace contribuì con le campagne di scavo in Libia nel 1933 alla ricerca dell´architettura imperiale. La conquista dell´Etiopia e la nascita del "secondo Impero" nel 1937 spinsero il Fascismo a finanziare generosamente le campagne archeologiche che portassero acqua al mulino della romanità. Lo stesso Ciaceri negli anni ´30 spostava i suoi interessi di studio dalla storia greca a quella romana ( le monografie su Cicerone, Tacito, Tiberio ). Nell´Ateneo di Catania Luigi Pareti, titolare della cattedra di Storia Antica ( e maestro del grande romanista Santo Mazzarino ), nel 1938 dava alle stampe il volume "I due Imperi", a sottolineare la continuità tra la Roma imperiale e l´imperialismo fascista. Archeologia e ideologia, scienza e potere, storia e mito, alla ricerca delle nostre radici.