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RAGUSA - 29/03/2014
Cultura - A Palazzo Garofalo, dibattito sulla mafia alla presenza del procuratore Carmelo Petralia

Amadore racconta le storie di chi si ribella alla mafia

Dalle vecchie lupare alla mafia telematica, c’è ancora qualcuno che si ribella a testa alta, come monsignor Francesco Montenegro, che a capo della Curia di Agrigento, vietando le esequie religiose a un boss mafioso ha creato un importante precedente
Foto CorrierediRagusa.it

Delle storie di mafia, dai tempi della lupara, a quelli del tritolo, a quelle criminali e silenziose di oggi che inquinano l’alta finanza, è stato detto e scritto tutto, ma Nino Amadore, giornalista de «Il sole 24 Ore», con la sua ultima fatica letteraria ci racconta storie nuove, storie di «sovversivi», di gente qualunque che alza la testa e denuncia soprusi e angherie senza paura.

«I Sovversivi» (Laterza edizioni) è un pamphlet che si legge e si gusta in qualche ora di viaggio in bus o metrò, ma per commentare «cosa avviene in terra di mafia dove la normalità è rivoluzione» non basterebbero giorni. Il libro è stato presentato a Palazzo Garofalo, con il patrocinio del Comune di Ragusa. E nella sintesi della presentazione, moderata dal giudice tributario regionale Maurizio Attinelli, alla presenza del procuratore capo della Repubblica di Ragusa Carmelo Petralia e del presidente del Consiglio comunale di Ragusa Giovanni Iacono, sono emerse storie di gente che «alzando un presidio di civiltà- come afferma l’autore- ha cercato di ricostruire l’etica pubblica difendendola contro coloro che, in questi anni, volevano consegnare il nostro paese alla malavita e al malaffare».

Alla presentazione del libro sono intervenuti il coordinatore provinciale di Libera Giorgio Abate, il banchiere ambulante di banca Etica Gabriele Vaccaro, il direttore Ufficio della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Ragusa Renato Meli per gli affari sociali.

«Il lavoro di Nino Amadore- afferma Maurizio Attinelli- è il ritratto di un pezzo di Italia che ogni giorno si spende con i suoi uomini migliori contro la criminalità organizzata. Dalla testimone di giustizia Valeria Grasso, proprietaria di una palestra taglieggiata e a cui lo Stato ha chiesto il conto dell´albergo in cui per sette mesi è stata costretta a stare insieme ai figli, in località protetta; agli insegnanti infaticabili della scuola Falcone nel quartiere Zen di Palermo, più volte vandalizzata e dove, a metà mattina, i bambini non riescono più a stare attenti e svengono, per la fame. Dall´ex primo cittadino di Monasterace (Reggio Calabria), Maria Carmela Lanzetta, più volte minacciata dalla ndrangheta e oggi ministro degli Affari regionali, all´associazionismo antiracket che a Gela conta 400 aderenti e 120 denunce di imprenditori».

Nelle 135 pagine del libro emerge anche «il pesante condizionamento economico della mafia su chi prova a ribellarsi: come i dipendenti della Iti Caffè, azienda confiscata alla famiglia mafiosa dei Graviano e che, dopo aver scelto la legalità, hanno assistito a una inaspettata quanto poderosa marcia indietro nelle forniture di clienti: i cinque hotel del gruppo Acqua Marcia, i bar dell´aeroporto, i supermercati GS e persino i ristoratori dell´Assemblea regionale siciliana. Non mancano esempi di ribellione anche nella Chiesa, come monsignor Francesco Montenegro, che a capo della Curia di Agrigento, vietando le esequie religiose a un boss mafioso ha creato un importante precedente».

Il presidente Iacono ha impostato il suo intervento sulle «regole che una società organizzata deve darsi seguendo l’istinto della coscienza culturale»; mentre il procuratore Petralia, senza nascondere il suo visibile pessimismo, si è soffermato sugli aspetti della vecchia mafia prima della caduta del muro di Berlino, quando il connubio mafia-politica era quasi un obbligo per respingere il pericolo comunista in Italia; alle compenetrazioni del crimine silenzioso negli ambienti bancari, imprenditoriali e dell’alta finanza di questi ultimi anni.

Nella foto in alto, da sinistra il procuratore della Repubblica Carmelo Petralia, il giornalista-scrittore Nino Amadore e il giudice tributario Maurizio Attinelli