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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 992
RAGUSA - 08/03/2014
Cultura - A Palazzo Garofalo, dal 28 febbraio al 29 marzo la IX Mediterranei dell’artista spagnolo

Ragusa ospita la sublime arte pittorica di Pedro Cano

Un viaggio nella memoria di 3 isole e 9 città, tra cui anche la Sicilia, Napoli e Venezia. Il pittore, cittadino onorario dal 2011, si racconta: «A 10 anni dopo la scuola vendevo pesce col nonno paterno, poi una scatola di colori cambiò la mia vita»
Foto CorrierediRagusa.it

Ragusa ospita a Palazzo Garofalo le preziosissime opere di Pedro Cano (foto), artista spagnolo di caratura mondiale che riesce a emozionare anche chi di stili e di tecniche pittoriche è quasi a digiuno. Dal 28 febbraio scorso al 29 marzo prossimo, nel suggestivo palazzo di Corso Italia, sarà un viavai di visitatori che potranno ammirare la IX Mediterranei curata da Saro Spata e da Mariella Guastella, promossa dall’Associazione culturale «Promotrice delle Arti»- Angelo Campo e sostenuta fortemente dall’amministrazione comunale di Ragusa e dalla Presidenza del Consiglio comunale. Nello Dipasquale, sindaco di Ragusa nel 2011, conferì la cittadinanza onoraria al pittore spagnolo nato a Blanca nel 1944; Federico Piccitto, sindaco attuale, a conferma che l’arte vera non ha steccati politici, sostiene con passione questa mostra.

Un artista «globetrotter» come Pedro Cano, definito «ambasciatore culturale» della città barocca, non poteva non dedicare alla mostra la sua presenza fisica. L’artista è stato a Ragusa per 8 giorni, dove ha tenuto corsi di pittura a studenti delle scuole della città e a tanti appassionati di pittura. La sua ineffabile tecnica non finisce di sorprendere. Come afferma l’assessore alla Cultura Stefania Campo, «gli acquarelli di Pedro Cano sono poesia disegnata e colorata piuttosto che scritta».

IX Mediterranei è un lungo girovagare in 9 posti: 3 isole e 9 città privilegiate dalla sensibilità artistica del pittore. Maiorca, Patmos e Sicilia. Poi le città di Alessandria, Cartagena, Instanbul, Napoli (singolare l’attenzione di Pedro per i 90 numeri della smorfia napoletana), Spalato e Venezia.

Parlare con Pedro Cano, 70 anni il prossimo 10 agosto ben portati, è piacevole. Appena 10 minuti di conversazione ed è come conoscerlo da una vita. Per scoprirne le origini e sapere come nasce la passione per la pittura e per l’arte da quando aveva soli 10 anni. «Perché l’attenzione verso questi posti? E’ stato un lungo viaggio sentimentale- rivela l’artista- un caleidoscopio di luoghi e affetti che avevo già visitato e che rappresentano momenti importanti della mia vita».

Artista si nasce o si diventa? Domanda d’obbligo, un po’ ovvia ma necessaria, a uno che ha tenuto in mano il primo pastello all’età di 10 anni.
«La mia è una storia particolare -risponde- a 10 anni andavo a scuola e vendevo pesce, nipote di un pastore e di un commerciante, orfano di padre dall’età di 11 anni. Mio fratello maggiore mi regalò una scatola di colori ed è stata la mia fortuna. Cominciai a dipingere, un signore che aveva fatto l’accademia notò i disegni, chiese di me e disse a mia madre che anch’io avrei dovuto fare l’accademia».

Pedro Cano ha girato il mondo e parla un bel po’ di lingue. Ama l’Italia, che scoprì profondamente alla fine degli anni ’60. Notò subito la differenza tra come si viveva nella Spagna franchista e nella Roma già frastornata dalle turbolenze sociali del «Sessantotto». «La consacrazione- dice Pedro- avvenne nel 1969, quando vinsi la borsa di studio. La mia ispirazione artistica? La pittura romana, Pompei, il Rinascimento, Piero della Francesca. Con questa mostra ho provocato molta curiosità nelle scuole e anche agli adulti tramite i corsi di pittura».

Le prossime fatiche di Pedro Cano saranno riservate al Museo archeologico di Salonicco e a Pompei. Cano non ha finito di girovagare per il mondo, ma in Italia, e a Ragusa, soprattutto, torna spesso e volentieri. Perché a Roma è di casa e a Ragusa, quando arriva, lo accolgono a braccia aperte. Benedetto XVI prima di dimettersi dallo stato clericale gli ha conferito la nomina di Accademico ordinario nella Pontificia insigne Accademia di belle Arti e Letteratura dei Virtuosi al Pantheon. E anche a Ragusa, essendo cittadino onorario, ritorna come ambasciatore culturale del barocco ibleo. Le sue mani hanno dipinto La carnale di Venere di Siracusa, il leggiadro Satiro danzante di Mazara del Vallo, il marmoreo Giovane di Mozia. Prima o poi Pedro Cano avrà qualcosa di barocco ragusano da immortalare per sempre con i suoi preziosissimi acquerelli?