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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:40 - Lettori online 1402
RAGUSA - 14/01/2012
Cultura - Il 5° appuntamento promosso da SiciliAntica all’auditorium "Ferreri" di Ibla

I privati per valorizzare i beni culturali? Si può e si deve

E’ una delle proposte scaturite dal convegno

La fruizione e la valorizzazione dei beni culturali nell’area iblea è stato il tema del quinto incontro di «Ergasterion-Fucina di archeologia», il ciclo di appuntamenti promosso dalla sezione di Ragusa dell’associazione «SiciliAntica».

All’auditorium San Vincenzo Ferreri di Ibla, l’ archeologa del Parco archeologico di Cava Ispica Annamaria Sammito, assessore alla Cultura a Modica, ha introdotto il tema sostenendo che «per dare vita ad un processo di valorizzazione, ma soprattutto di gestione, dei beni culturali è imprescindibile il lavoro sulla conoscenza del patrimonio che ci appartiene. Quello caratteristico dell’area iblea – ha aggiunto – è aperto ad un percorso di valorizzazione che si può definire esclusivo. Il patrimonio rupestre va sicuramente esaltato ancora di più perché ha in sè una ricchezza culturale ad ampio raggio cronologico. E’ presente in grande quantità e ciò ci fornisce l’idea della notevole potenzialità di scoperta del nostro territorio».

Un’altra questione di fondamentale importanza, posta da Annamaria Sammito, riguarda la creazione di percorsi praticabili per la fruizione dei siti. «Perché spesso questi stessi siti – ha chiarito – sono ormai lontani da quella vita e da quei sentieri che in passato li rendevano accessibili. Due le nostre proposte per avviare un percorso di valorizzazione. O portare nei musei il nostro territorio con mostre, o far sì che il territorio venga musealizzato».

«La catacomba delle Trabacche di Ragusa – ha detto inoltre – è stata oggetto di recenti lavori di restauro. Però è chiusa perché si presenta il problema della gestione. Magari, dare la gestione in mano alle proprietà attigue, b&b e masserie, risolverebbe la questione. Lo fanno già in Inghilterra, al Vallum di Adriano ad esempio».

Della Basilica di San Foca, unica nel suo genere, ha invece parlato Monia Intrivici, chiarendo che si tratta di «una particolare struttura che si distingue per la spazialità liturgica, per le testimonianze di diverse epoche che si sono incrociate ai fini della realizzazione del progetto. La struttura non è stata concepita subito come chiesa, ma risale ad una realtà più antica. Il Cristianesimo, però, non l’ha abbattuta, bensì riadattata al nuovo uso, alla nuova liturgia».

Spazio, poi, ai tre fondatori dell’associazione «Hyblean Landscape», Daniele Pavone, Antonio Chessari e Gaetano Piccione, che hanno riunito le loro professionalità diverse con lo scopo di fare nascere nuove idee e nuovi progetti.