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RAGUSA - 01/12/2011
Cultura - Un bluesman, una ballata, un artista indimenticato

Quando Bob Dylan celebrava Blind Willie McTell

Il prototipo del cantautore di colore sconosciuto e diseredato in vita, ma apprezzato e rivalutato da morto
Foto CorrierediRagusa.it

«And I know no one can sing the blues like Blind Willie McTell»: era il 1983 e con queste parole Bob Dylan, che in quel periodo si accingeva ad incidere il suo ennesimo album dall´altisonante titolo Infidels, celebrava la figura di quel pressoché sconosciuto artista di Atlanta: Blind Willie McTell (foto).

Eppure quel brano non fu incluso nel nuovo disco per motivi allora non ben precisati e che ancora oggi appaiono del tutto incomprensibili alla luce della indiscutibile validità della composizione. Solamente nel 1991, infatti. I fans del celeberrimo cantautore folk ebbero la concreta possibilità di degustare le leggiadre sonorità di Blind Willie McTell.

E così, se l´intento di Dylan di omaggiare il bluesman di colore si evince da ogni singola strofa del pezzo, altrettanta nitida consapevolezza spesso non è data riscontrarsi intorno alle vicende umane e professionali del tanto decantato personaggio. Per cui è lecito domandarsi: «Chi era costui?»

William Samuel McTier, meglio conosciuto come Blind Willie McTell, ha incarnato, così come molti altri musicisti neri della sua epoca, il prototipo del cantautore di colore sconosciuto e diseredato in vita, ma apprezzato e rivalutato da morto. Nonostante la sopravvenuta cecità si distinse, comunque, per una pregevole produzione artistica caratterizzata da brani per lo più blues, ovviamente, ma anche da qualche pezzo country. Una sorte, in buona sostanza, per molti aspetti speculare a quella di Robert Johnson, altro massimo antesignano del blues, e anch´egli autentica fonte d´ispirazione per molti protagonisti della scena discografica a lui postumi, tra cui lo stesso Dylan.

La celebrazione di Blind Willie McTell avviene tramite una ballata di indubbio spessore e validità, un brano scandito magistralmente con la chitarra acustica e reso ancor sublime da ricorrenti tocchi di pianoforte, che paiono conferire all´intera composizione, oltre che maggiore pregnanza e significato, anche quella sorta di «gregoriana solennità» tipica di talune canzoni di Paul Simon e Arthur Garfunkel, The sound of the silence e Scarborough Fair/Canticle su tutte.

Alla stessa stregua di molte altre opere dylaniane, anche Blind Willie McTell, essendo un brano tutt´altro che commerciale, necessita più di un ascolto per essere apprezzato non solo da un punto di vista squisitamente sonoro, ma anche sotto l´aspetto più intrinsecamente testuale e contenutistico. Nelle pieghe della traccia, infatti, si annidano profonde e sentite riflessioni sul deprecabile sfruttamento degli schiavi e Bob Dylan dimostra di saper sapientemente dipingere le atmosfere agresti di quelle piantagioni di cotone del Sud, intrise, oltre che di sudore e fatica, anche di violenza e di sangue.

A distanza di qualche anno dalla pubblicazione, infine, Blind Willie McTell è stata riportata in auge da Mick Taylor (album a stone´s throw, 2000), noto chitarrista dal cristallino talento e amico fraterno dello stesso Dylan. L´interpretazione dell´ex Rolling Stone si discosta decisamente dalla versione originaria e si traduce in una una cover di pregevole fattura, contraddistinta da iperbolici e sensazionali assoli chitarristici. Con la sua mitica Gibson Les Paul Mick Taylor conferisce maggiore elasticità e scorrevolezza alla ballata, trasformandola in un brano di gusto rock- blues, anch´esso, senz´altro, capace di rievocare le significative gesta artistiche di William Samuel McTier, meglio conosciuto come Blind Willie McTell.