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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 12:04 - Lettori online 879
RAGUSA - 17/09/2011
Cultura - Il documentario-film è stato presentato a Ragusa

"Terra Matta", storia di un "ultimo" che diventa docu-film

Vincenzo Rabito, un semianalfabeta che non si arrende alle peripezie della vita. Regia di Costanza Quatriglio
Foto CorrierediRagusa.it

E’ la storia di un ‘ultimo’, di un semianalfabeta che non si è arreso alle peripezie della vita, alla fame degli anni delle due guerre mondiali, che ha cercato sempre il riscatto, soprattutto, per i suoi figli. Vincenzo Rabito, ha scritto della «sua sfortunata e disgraziata vita» riempiendo fitto fitto 1607 pagine dattiloscritte con la sua vecchia Olivetti in un italiano stentato, a metà strada tra il dialetto e la lingua pura, in un libro pubblicato da Einaudi 4 anni fa. «Terra matta» ora diventa un docu-film con la regia di Costanza Quatriglio, prodotto dalla Cliomedia Officina della ragusana Chiara Ottaviano e realizzato in collaborazione con la Film Commission della Regione Siciliana.

Il docu-film ‘Terra matta’ è stato presentato a Ragusa nell’ultima giornata di riprese (nella foto) dopo quattro settimane di lavorazione. Un film che si avvarrà della collaborazione dei documentari dell’Istituto Luce e delle musiche originali di Paolo Buonvino. Un mese di riprese per immortalare le immagini dei luoghi natali di Vincenzo Rabito e i protagonisti di quel libro. Nel cast ci sono i figli e i nipoti dell’uomo delle due guerre con la ‘voce’ fuori campo di Roberto Nobile che del libro di Rabito sa tutto per averlo letto e riletto un’infinità di volte per l’insistenza del figlio Giovanni, suo grande amico.

«Il legame fra me e l’opera – dice Roberto Nobile – non si è mai spezzato e le ragioni del mio forte coinvolgimento in questo film sono prima di ordine esistenziale che professionale. La mia perciò è una lettura affettuosa e grata».

Ma tutto il film è circondato di affetti e della varia umanità che girava attorno alla figura di Vincenzo Rabito. E la regia di Costanza Quatriglio non tradisce quest’aspetto. «I figli di Rabito sono stati di una pazienza illimitata oltre a darmi intuizioni e letture immaginifiche cui difficilmente sarei approdata da sola. Il testo è talmente immaginifico – argomenta la regista palermitana- che ho pensato di rispettarlo senza violarlo. Si vivono diverse suggestioni che seminano il territorio fertile della narrazione per dar luogo ad un racconto ulteriore e restituire tutta la potenza di una voce unica e irripetibile».

«Vincenzo Rabito era un attento osservatore – aggiunge Costanza Quatriglio – e i suoi quaderni dattiloscritti ne sono la prova esilarante. Ogni minimo racconto è curato nel dettaglio ed è quello che il film si propone di evidenziare, per rendere giustizia alla puntualità di Rabito che si appropria della storia in senso lato, ma lo fa principalmente per i suoi tre figli maschi, non per se stesso, lui non ne fa parte. Lui è un narratore onnisciente».