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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:17 - Lettori online 983
POZZALLO - 19/04/2016
Cultura - Mario Primicerio ha raccontato l’incontro tra i due statisti per fermare la guerra in Vietnam

Quando La Pira e Ho Chi Minh provarono a cambiare il mondo

Il sindaco santo cominciò il lungo viaggio verso Hanoi il 20 ottobre del 1965 Foto Corrierediragusa.it

La guerra in Vietnam poteva finire otto anni prima. Si sarebbero risparmiate centinaia di migliaia di vite umane, gli Stati Uniti avrebbero evitato la totale disfatta. La storia vista da dentro di un incontro che poteva cambiare il mondo è stata raccontata da Mario Primicerio al centro culturale «Meno Assenza». Al centro la missione impossibile di Giorgio La Pira (foto) che arrivò fino ad Hanoi, fu ricevuto da Ho Chi Minh per un tentativo di pace con gli Stati Uniti nel momento più cruento della guerra in Vietnam.. «Con La Pira in Vietnam» è stato presentato a cura della Fondazione che del sindaco santo porta il nome e la Diocesi di Noto. Primicerio, allora 25enne al seguito del sindaco fiorentino, e poi divenuto sindaco egli stesso negli anni 90’, è dunque testimone privilegiato.

Di quel viaggio cominciato il 20 ottobre del 1965. Per Ho Chi Minh il "sindaco santo" era l’unica persona con la quale avrebbe accettato di «discutere di pace». I bombardamenti americani sull’Indocina in quell’anno si erano fatti più intensi e massicci. La Pira, a marzo, aveva lasciato definitivamente la carica di primo cittadino di Firenze; ma questo non gli aveva impedito di farsi promotore di una soluzione politica del conflitto che in un Vietnam diviso vedeva contrapposta la Repubblica democratica del Nord agli Stati Uniti e all’esercito sudvietnamita.

In stretta collaborazione con Amintore Fanfani, allora ministro degli Esteri, e con l’appoggio dell’ambasciatore polacco Adam Wilmann e di numerosi parlamentari laburisti inglesi, La Pira portò a Firenze, nel chiuso di Forte Belvedere, parlamentari e personalità politiche inglesi, francesi, sovietiche, italiane e alcuni esponenti di organismi internazionali tra cui degli americani. Il «Symposium internazionale di studio sulla questione del Vietnam» si concluse con un appello inviato alle parti coinvolte nella guerra e ai governi garanti degli Accordi di Ginevra del 1954 sul Vietnam.

All’appello rispose addirittura Ho Chi Minh, presidente della Repubblica del Nord Vietnam, con una lettera dell’11 maggio 1965, indicando i punti indispensabili per ristabilire la pace. Dopo una lunga e meticolosa preparazione e un sostanziale gradimento di tutte le parti in conflitto, La Pira decise dunque di partire per Hanoi chiedendo, come faceva di solito per queste missioni di pace, ai monasteri di clausura di accompagnarlo con la preghiera; solo che questa volta, data la delicatezza della missione, non rivelò a nessuno la meta finale. Si limitò a scrivere che sarebbe andato in pellegrinaggio a Czestochowa e da lì si sarebbe spinto «più oltre».

L’avventuroso viaggio iniziò ad ottobre realmente dalla Polonia. Lì l’ex sindaco fu aiutato a procurarsi i visti per il Vietnam. Da Varsavia raggiunse Mosca. Il maltempo lo costrinse a fermarsi in Siberia in attesa di un aereo cinese che lo portasse a Pechino e da lì finalmente ad Hanoi, dove atterrò l’11 novembre per incontrare Ho Chi Minh e il primo ministro Pham Van Dong.
Il «professore», racconta Primicerio, partì «non sulla base di una generica aspirazione alla pace, ma dopo un’attenta ricerca degli spiragli che si potevano aprire per una soluzione politica». Con Ho Chi Minh ci fu un «colloquio lungo e cordiale, si parlò in francese, per oltre due ore, delle difficili prospettive di pace e delle condizioni che il governo vietnamita poneva per aprire una trattativa». La Pira, dopo aver lasciato in dono a Ho Chi Minh la riproduzione di una Madonna di Giotto, tornò in Italia con una proposta di pace che consegnò ufficialmente a Fanfani, in quel momento presidente di turno dell’Assemblea generale dell’Onu.

L’iniziativa, nella quale il Vietnam del Nord si dichiarava pronto al negoziato anche senza il previo ritiro americano, fallì per alcune anticipazioni apparse su un giornale statunitense. La notizia passò come richiesta di armistizio da parte vietnamita, mentre la condizione era proprio che non sembrasse una resa. «Era ciò che non doveva assolutamente essere pubblicato per non far saltare il negoziato – conferma Primicerio –. Quella fuga di notizie provocò l’immediata chiusura del dialogo da parte di Hanoi». La pace fu raggiunta 8 anni più tardi, nel 1973, alle stesse condizioni offerte dalla missione di La Pira, ma al prezzo di immense devastazioni e di un numero mai precisato di morti.