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PALERMO - 23/02/2014
Cultura - Il collaboratore di Hugo Pratt in "Il Corvo di Pietra" racconta la prima esperienza del famoso marinaio

Corto Maltese approda a Scicli con il romanzo di Steiner

L’autore racconta Scicli con una minuziosità e una perfezione che solo un abitante del posto potrebbe fare Foto Corrierediragusa.it

Sulla rotta Malta, Sicilia, Venezia approda un Corto Maltese (nella foto), poco più che quattordicenne. Il merito è tutto di Gianluigi Gasperini, in arte Marco Steiner, fedelissimo collaboratore di Hugo Pratt, l’ideatore del marinaio più conosciuto al mondo. A quasi vent’anni dalla morte dell’illustratore, Corto Maltese ritorna sulla scena, ma stavolta non lo fa attraverso gli acquerelli di Pratt, ma tramite la scrittura di Steiner, che nel suo romanzo ‘Il corvo di pietra’, edito da Sellerio, racconta di un Corto adolescente, alla sua prima esperienza in mare, non ancora marinaio, che approda nella Sicilia sud-orientale, nella punta più estrema dell’isola.

«La scelta di ambientare un romanzo su Corto a Scicli - rivela lo scrittore – me l’ha data una storia vera che mi è stata raccontata da alcuni miei amici sciclitani: i loro antenati, il cui cognome è proprio Maltese, erano importatori delle ceramiche inglesi Wedgewood che alla fine dell’Ottocento hanno ‘apparecchiato’ le tavole dei nobili di Palermo, Catania Napoli, Venezia». Le ceramiche viaggiavano poi sulle ruote dei carretti siciliani ed arrivavano fino a Scicli, in provincia di Ragusa. «Le coincidenze erano troppe - continua lo scrittore - e non ho resistito: Corto sarebbe stato protagonista di questo viaggio verso la Sicilia, per portare le ceramiche provenienti dall’Inghilterra».

Inizia così l’avventura di Corto, non ancora marinaio, ma un adolescente alla scoperta di una nuova terra. E ne scopre i profumi, i gusti, e i suoni delle chiassose feste di paese, come quella del Gioia, a Scicli. «Corto, come me, rimane estasiato da questa festa - dice Steiner - e il tutto nasce da un episodio, di cui vado molto fiero: tre anni fa scrissi un racconto su Corto e lo feci leggere a Sergio Toppi che accettò di lavorare alle illustrazioni, ma mi disse che non conosceva bene la Sicilia per poterla disegnare. Così grazie ai miei amici del circolo ‘Vitaliano Brancati’ recuperai delle foto d’epoca della festa del Gioia per fargliele vedere. Toppi purtroppo venne a mancare e non riuscì a finire il suo lavoro, ma io studiai quelle foto che ritraevano i siciliani in un giorno di festa: vestito nero, camicia bianca e le scarpe impolverate. Un’immagine che mi è piaciuta così tanto che decisi che Corto l’avrebbe vissuta».

Steiner racconta Scicli con una minuziosità e una perfezione che solo un abitante del posto potrebbe fare: «Fin dal primo momento in cui ci ho messo piede, mi sono sentito a casa. Prenderò qui la residenza perché mi piace svegliarmi la mattina e sentirmi coccolato dalla gente. Mi sento uno di loro, parte integrante di questo paesino dove l’arte e la bellezza sono in ogni dove».