Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 955
PALERMO - 06/08/2010
Cultura - Palermo: il 6 agosto ricorre l’anniversario del primo giornale post era fascista

"Sicilia liberata", il primo giornale libero dopo lo sbarco

67 anni fa con la nascita del primo tabloid stampato nell’isola cominciava un nuova era della comunicazione. Il primo articolo di fondo firmato dal generale Patton

Il 6 agosto 1943, ventisei giorni dopo lo sbarco anglo-americano in Sicilia e quattordici dall’arrivo delle truppe di Patton a Palermo, prese il via la pubblicazione di un quotidiano di informazioni dal titolo Sicilia Liberata, con sede nel capoluogo dell’Isola in via Orsini n. 9 e sotto la gerenza di Lo Verde, ex del quotidiano L’Ora, organico al regime fascista.

Fin dal suo primo numero fu chiaro l’intendimento dei suoi finanziatori, i quali contestualmente avevano fatto riprendere le trasmissioni a Radio Palermo, per dotare il governo d’occupazione di due strumenti fondamentali nella comunicazione con il popolo siciliano che s’apprestavano ad amministrare: la carta stampata e la radio.

Il quotidiano siculo-americano già nel numero della sua prima uscita assicurava i suoi lettori che «La vita cittadina già [aveva] ripreso il suo ritmo normale di lavoro e di opere sotto le vigili e costanti cure dell’Alto Comando Alleato ed il popolo lavoratore [era] ritornato agli uffici, ai cantieri, alle officine». L’azione propagandistica messa in campo dagli americani era strategicamente molto articolata e variegata nella tipologia dei mezzi usati: dal «manifesto riproducente la effige di un ufficiale germanico, con il tipico immancabile monocolo nel quale si notava l’ombra di una forca, unico e vero emblema della politica di prepotenza e di oppressione verso i popoli civili», dotato di una legenda abbastanza significativa riprodotta al margine del manifesto «Ecco il nemico»; ad altri manifesti propagandistici e volantini distribuiti in città, fra i quali va ricordato sicuramente quello «contenente il programma degli Alleati per la redenzione dei popoli», dove trovava collocazione il principale messaggio propagandistico alleato riferito a Giuseppe Garibaldi.

In buona sostanza, l’opuscolo recuperava tutta la valenza dell’ideale di libertà e di giustizia dell’eroe dei due mondi, per sollecitare nel popolo «il ricordo delle secolari tradizioni di indipendenza, che le vicende degli ultimi decenni [il ventennio fascista, N.d.A.] avevano compresso e avvilito. «Garibaldi» e «America», intese nella accezione libertaria, diventavano così le due parole chiave per stimolare i siciliani a reagire «contro ogni forma di oppressione e di dominazione, oggi che hanno riconquistato la libertà basata sulla giustizia», portata dagli eserciti anglo-americani.

Catania intanto «era stata espugnata dagli Alleati». Radio Palermo aveva ripreso la sua attività, si trattava delle «prime trasmissioni non fasciste» in territorio italiano. Da Palermo era possibile ascoltare «La voce delle Nazioni Unite» ogni sera dalle ore 20,00 alle ore 24,00 «su una lunghezza d’onda di metri 491,8 pari a Kc 610». Persisteva ancora il timore di incursioni aeree delle forze dell’Asse, «un colpo di cannone sparato da quattro batterie disposte alla periferia della città» di Palermo avrebbe rappresentato l’allarme; «un colpo dei medesimi cannoni seguiti da cinque colpi di mitraglia», invece ne avrebbe segnalato la cessazione. I lavoratori e le lavoratrici erano invitati a presentarsi all’Ufficio di collocamento di via Filippo Parlatore. Tutti i funzionari e gli impiegati delle banche operanti a Palermo e provincia erano tenuti a riprendere servizio a partire dall’8 agosto. Gli assenti sarebbero stati considerati dimissionari. Per le vie di Orel, intanto, si svolgevano gli ultimi combattimenti. I tedeschi nella battaglia per Orel avevano lasciato sul terreno 2.500 morti, avevano perduto 236 carri armati e 138 aerei. L’Armata Rossa aveva «catturato inoltre numerose munizioni e un immenso bottino di guerra».

Il generale Patton firmò il fondo del primo numero di «Sicilia Liberata», premettendo che «lo scopo degli Stati Uniti [era] quello di liberare e non rendere schiavi quei popoli che [avevano] sofferto per ben venti anni sotto la malefica influenza della dittatura fascista e nazista», informando i lettori che a Palermo erano stati stabiliti «eccellenti rapporti con Sua Eminenza il Cardinale», assicurando che «l’amministrazione [americana] sta[va] facendo il possibile per provvedere alla necessaria distribuzione del grano per l’alimentazione della comunità» siciliana, precisando che «i soldati italiani, siciliani di nascita, dopo la debita registrazione, verranno rilasciati [e] fintanto che si asterranno dal dare qualsiasi fastidio, nulla avranno a temere da parte [americana], puntualizzando che «diversamente, ogni siciliano male intenzionato, il quale interferisca o disturbi le comunicazioni telefoniche, sopprima linee di comunicazione o nuoccia a qualsiasi altra attività americana, verrà senz’altro sottoposto a giudizio sommario».