Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Mercoledì 22 Novembre 2017 - Aggiornato alle 23:08 - Lettori online 454
MODICA - 08/10/2017
Cultura - Vestì l’abito» dei Cavalieri di Malta ad appena 6 anni come strategia di nobilitazione della famiglia

Agostino Grimaldi, antenato del Principe Alberto di Monaco

Apparteneva alla linea genovese dei Cavalleroni da cui discende il ramo modicano del casato Foto Corrierediragusa.it

Agostino Grimaldi (foto) nasce il 3 maggio 1639 come terzogenito del barone Giovanni e di Girolama Rosso Landolina e viene prescelto a «vestire l’abito» dei Cavalieri di Malta ad appena 6 anni come strategia di nobilitazione della famiglia, in cui ogni membro segue un particolare «cursus honorum» adeguato alla ricchezza e al prestigio del casato. L’ Ordine melitense di S. Giovanni era il più ambito dall’ aristocrazia europea per diverse ragioni : per farne parte occorreva dimostrare di possedere i «quattro quarti» di nobiltà da parte dellla linea paterna e materna, si accresceva la dimensione internazionale della famiglia e si acquisivano meriti nella «guerra santa» contro i Turchi «infedeli» che controllavano allora il Mediterraneo centro-orientale. Agostino viene perciò educato agli ideali cavallereschi nella Congregazione dei Nobili presso il Collegio gesuitico di Modica, sotto la sorveglianza del Rettore Diego Ascenzo e di un manipolo di precettori che lo avviano agli studi umanistici, scientifici e alle arti marziali. Le carte d’archivio ci restituiscono uno spaccato straordinario della formazione culturale di questo «giovin signore» della Contea, che a 10 anni scrive epigrammi latini, un martirologio di S.Giorgio e giostra da provetto cavallerizzo nel torneo equestre della Madonna delle Grazie.

Nell’ estate del 1657, al compimento del diciottesimo anno d’ età, scatta il complesso cerimoniale della partenza del nobile «novizio» per Malta. Il commiato dall’ estesa parentela, le visite ai conventi e monasteri della città con relativi doni e lasciti, le funzioni religiose, le opere di carità per poveri e disabili, le cavalcate su un bianco destriero tra ali di folla, scandiscono la ritualità barocca di un’ epoca che costruisce con questi strumenti simbolici l’ identità collettiva dello «stato» degli Enriquez Cabrera. Nel mese di ottobre da Siracusa salpa su una feluca per l’ isola dei Cavalieri accompagnato da due servitori e dal «ciantro» di S.Giorgio, Diego Spadaro, per essere accolto con i dovuti onori dal Gran Maestro Martino De Redin, che lo affida alle cure del castellano Vincenzo Carroz amico personale del barone Giovanni. Da Modica i genitori seguono con attenzione il noviziato del figlio, attraverso una fitta corrispondenza in cui Agostino descrive le sue giornate maltesi fatte di studio severo, preghiere, addestramento militare e servizio presso il grande Ospedale. Non mancano le brillanti conversazioni serali di geopolitica e filosofia con gli alti dignitari dell’ Ordine e le «allegre comitive» con gli altri novizi, che però destano le preoccupazioni paterne per il voto di castità professato dai Cavalieri : su ordine del barone Giovanni il gesuita Ascenzo si reca a Malta per troncare ii «turpi adescamenti» di qualche vogliosa cortigiana e per verificare la purezza dei costumi del giovane rampollo.

Nel marzo del 1659 Agostino comincia la sua prima avventura in mare aperto, con una «carovana» di navi maltesi, veneziane, genovesi e pontificie che perlustra il Mediterraneo in attesa di lanciare l’ assalto finale all’ isola di Candia occupata dagli ottomani. Dalla sua nave egli scrive ai genitori dettagliate relazioni sull’ esperienza militare, sulle scaramucce col nemico, sui ricorrenti rischi di naufragio per il mare in tempesta, ricevendo commosse risposte di un padre e di una madre orgogliosi per gli ideali cristiani del figlio. Da Modica don Giovanni Grimaldi è in corrispondenza diretta con l’ ammiraglio della flotta cristiana, il principe Fabrizio Ruffo della Bagnara, che nella primavera del 1660 gli scrive di aver nominato l’ appena ventenne Agostino «padrone» della nave Capitana : un vero onore riservato solo a nobili di rango elevato. Ad agosto prende il via l’ operazione d’attacco, dopo l’ arrivo di altri 4000 uomini di rinforzo giunti da Zacinto al comando del principe Almerico d’ Este. Il giorno 22 si muove l’ imponente flotta della coalizione con 40 galere, 50 vascelli, 6 galeazze e 20 brigantini d’ appoggio, che il 23 notte è a Candia, di fronte all’ isolotto di Suda. Dalla tolda della sua «Capitana» il giovane Grimaldi scrive l’ ultima lettera ai genitori intrisa di affetto e di fede religiosa perché sa che anche morendo va ad «eternarsi » per la gloria di Cristo.

Agostino sta male, con febbre alta per una broncopolmonite, ma scende a terra ugualmente per guidare il drappello d’ attacco. La resistenza del nemico è però accanita, i Cavalieri sono subito accerchiati e Agostino viene colpito al fianco da un colpo di moschetto che gli spappola il fegato. Portato sulla nave ammiraglia, muore dissanguato tra le braccia del principe Ruffo della Bagnara, e grazie ad una temporanea tregua sarà tumulato nella piccola chiesa dell’ isoletta di Suda. Solo alla fine d’ ottobre giungerà a Modica la notizia della sua morte che getta nello sconforto i familiari. Sul palazzo avito, ben visibile da tutta la città , sventoleranno i drappi del lutto come pure pavesato con neri tendaggi è il duomo di S.Giorgio dove si svolgono solenni esequie con l’ elogio funebre recitato dallo storico Placido Carrafa, giudice d’ Appellazione. Condoglianze ufficiali giungono da Genova, daI principato di Monaco, dai Senati di Messina, Noto, Caltagirone. Il barone Grimaldi affida al carmelitano Giovanni Paolo dell’ Epifania, priore del convento modicano, l’ incarico di compilare la biografia del «martire» Agostino «ad futuram memoriam rei publicae» e come esempio alla «virtuosa gioventù» della Contea.

«L’ idea del cavaliere gerosolimitano mostrata nella vita di Fra’ Agostino Grimaldi e Rosso» viene pubblicata a Messina nel 1662 con dedica al cardinale Gerolamo Grimaldi arcivescovo d’ Aix en Provence della linea genovese dei Cavalleroni da cui discende il ramo modicano del casato. Un’ edizione reprint dell’ opera con un mio saggio introduttivo verrà consegnata a S.A.S., il principe Alberto di Monaco a suggello della sua visita all’ omonima Fondazione.